Il cammino Francese

da Saint Jean Pied de Port a Santiago de Compostela

Partenza:

Altimetria della prima tappa

Saint Jean Pied de Port

Lunghezza:

940Km

Il cammino Francese è decisamente il cammino che conduce a Santiago più frequentato dai pellegrini di tutto il mondo.

Viene anche chiamato «Ruta Interior» (cammino interno) in contrapposizione alla «Ruta de la Costa» (il cammino del Nord) ed ha come punto di partenza la piccola cittadini di Saint Jean Pied de Port in Francia ai piedi dei Pirenei, per una lunghezza complessiva di circa 800Km fino a Santiago de Compostela.

Come detto però nella pagina dedicata a come organizzare il cammino di Santiago a piedi, puoi decidere il punto di partenza in base al tempo che hai a disposizione!

Il tracciato nel tempo ha visto inserirsi alcune variazioni storiche.

E anche oggi le comunità locali hanno introdotto nuove varianti per adattarsi ai cambiamenti della popolazione ed al turismo in particolare.

Qui di seguito la suddivisione del cammino francese in tappe principali e di riferimento perché non c’è una suddivisione in tappe ufficiali.

Personalmente sono sempre partito con la sola lista di albergues che si presentano molto frequenti e a distanze anche di soli 5km.

Le guide le ho sempre usate come punto di riferimento e mai seguite alla lettera. Ci sono stati giorni che mi sentivo in forma e con voglia di camminare, altri in cui mi sono dovuto fermare prima del previsto.

Mi bastava sapere le distanze tra gli albergues per regolarmi. Senza ansie né fretta 🙂

Tappe

Argomenti della pagina

Dettagli e mappa del percorso francese e delle sue tappe

Prima tappa: Saint Jean Pied de Port - Roncesvalles (27,1 km)

Altimetria della tappa

La tappa offre due alternative: quella storica, chiamiamola, che attraversa i Pirenei “a destra” attraverso il Collado di Bentartea come Napoleone e Carlo Magno fecero per invadere la penisola iberica e quella obbligatoria nei mesi di novembre, dicembre, gennaio, febbraio e marzo (a causa della neve e della nebbia) lungo la strada che attraversa la città navarrese di Valcarlos a metà strada. Al di fuori di questi mesi e se il tempo è complicato, si consiglia anche di passare attraverso Valcarlos.

 

 

Questo è il punto dove si deve scegliere la cosiddetta Via di Napoleone o Valcarlos (sulla destra):

Lungo l’itinerario della Valcarlos è sufficiente seguire le relative indicazioni, sempre ai piedi della strada o nelle immediate vicinanze. Anche qui, è necessario camminare con attenzione in inverno o in un prossimo futuro. Prima di raggiungere Valcarlos (8 km), si passa attraverso l’ultima città francese: Arnéguy (11 km).

Attraverso il Collado de Bentartea, la tappa passa attraverso le seguenti (e minuscole) città prima di raggiungere Roncesvalles: Honto (5 km) e Orisson (7 km) e Roncesvalles (24 km).

È possibile iniziare la tappa a Honto e Orisson se gli ostelli in queste enclavi sono aperti (5 e 7 km in meno). Per noi si perde la magia di fare una grande tappa storica, a partire dall’alba in quello che molti considerano il più bel villaggio della Via Francigena: San Giovanni Piemonte di Port/Donibane Garazi.

Il percorso è molto impegnativo in quanto attraversa i Pirenei e supera un dislivello cumulativo di oltre 1.700 metri, 1.250 metri di salita e quasi 500 metri di discesa. Si sale fino ad attraversare i Pirenei e poi scendere in modo pronunciato fino a raggiungere Roncesvalles.

La tappa si svolge prevalentemente sul territorio francese dove i segni sono diversi da quelli della Spagna. Si trovano principalmente le strisce bianche e rosse del GR (65 in questo caso).

1^ tappa: Saint Jean Pied de Port – Roncesvalles 25,7km

Km 0. Saint Jean Pied de Port (Tutti i servizi)

Il Cammino Francese – il Cammino per eccellenza, la madre di tutte le Strade per Santiago – lo iniziamo sul ponte medievale sul fiume Nive. Così si arriva a rue d’Espagne, un quartiere di mercanti e artigiani che nel corso dei secoli non ha quasi cambiato il suo aspetto. Attraversiamo la strada da un’estremità all’altra per attraversare le mura demolite dell’antica muraglia e raggiungere un palo di legno. Inchiodato giù, accanto a una conchiglia e il segno rosso e bianco del GR 65, è un segno che indica Chemin de Saint Jacques de Compostelle … Poco dopo, un cartello indica l’altro percorso attraverso Arnéguy e Valcarlos, che devia a destra (vedi difficoltà). Un pendio terribile ci accoglie e dobbiamo affrontarlo molto lentamente, facilitando così il riscaldamento progressivo in una fase che richiederà un grande impegno e che dobbiamo affrontare con molta calma. Inoltre, per evitare sofferenze eccessive e anche un probabile spavento, si consiglia di venire ben addestrati. Salendo per la strada rurale passiamo per quartieri intermittenti di case, come Iruleya ed Erreculus, sempre circondate da prati verdi. I tratti dove si può prendere fiato si diluiscono come un miraggio e presto le temibili rampe che ci porteranno al nucleo di Huntto torneranno ad arrivare.

Km 5. Huntto (Ostello)

Dopo Huntto, la strada ci regala una piccola tregua e prende il suo posto un sentiero che vince la partita verso il pendio con un susseguirsi di curve a ferro di cavallo. Sempre sull’asfalto abbiamo passato una fontana e un tavolo di orientamento. Si trova in un eccellente punto panoramico da cui si può godere una vista panoramica su San Giovanni Piemonte di Porto e sulla dolce orografia di questa zona dell’Aquitania francese (km 6,4). Un chilometro più avanti si trova l’ostello e il bar-ristorante di Orisson, un’altra alternativa per passare la notte, soprattutto per il viaggiatore che ha iniziato la tappa nel pomeriggio.

Km 7,5. Orisson (Ostello, Bar-Ristorante)

Continuiamo il nostro viaggio lungo la strada di montagna, probabilmente in compagnia di pecore di Manech e cavalli robusti che sono insensibili ai rigori del tempo. Circa quattro chilometri più avanti, a circa cento metri e sulla sinistra, si può vedere su un crinale roccioso l’intaglio della Vergine di Biakorri, ornato da fiori, collane, croci, conchiglie e altre offerte di pellegrinaggio (Km 11,3). Dopo una passeggiata di venti minuti abbiamo superato la deviazione che scende alla città francese di Arnéguy e due chilometri più avanti, abbiamo finalmente raggiunto il punto chiave della giornata. Accanto al lato destro della strada si trova un pilastro in pietra con un cartello in legno intagliato con la scritta Roncevaux/Orreaga (Km 15).

Significa lasciare il D-428 e continuare attraverso la boccola. Si passa subito davanti alla croce di Thibault, anch’essa piena di oggetti e di lembi, e si sale tra due colline, lasciando sulla destra una pietra riparata (km 15,6). Sotto le pendici della vetta Leizar Atheka, percorriamo lo scarso chilometro che rimane fino al passo Bentarte, dove si trova la Fontana di Roldán, che ricorda l’ufficiale di Carlo Magno sconfitto dai baschi insieme al suo esercito nel 778 (km 16,5). Un robusto monumento in pietra annuncia l’ingresso in Navarra e, a breve, un triplo cartello in legno ci invita a proseguire sulla destra. Sotto una fitta faggeta e un tratto più limpido si raggiunge il rifugio Izandorre, situato tra i 43 e i 44 marcatori e vitale in caso di emergenza (vedi capitolo difficoltà). Il sentiero sassoso si indurisce fino al passo Lepoeder, l’altezza massima della tappa a 1430 metri (km 20,5).

Qui ci sono due opzioni per continuare, ben segnato su un palo di legno. Quella sulla sinistra è la più breve (3,6 chilometri fino a Roncesvalles), con l’handicap di scendere ripidi pendii. È un bel tratto attraverso la foresta del Monte Donsimon. L’opzione sulla destra è più lunga di quattrocento metri e passa attraverso l’altezza di Ibañeta, dove si trova la cappella di San Salvador. Una questione di gusti. Scegliamo la più lunga e percorriamo la pista asfaltata, spesso prendendo scorciatoie grazie ai segni bianchi e rossi della GR. I panorami sono spettacolari e ci portano a scoprire il paesaggio della tappa di domani: faggete e Roncisvalle che aprono le porte a Burguete e alla valle di Erro. Arriviamo a Ibañeta, dove troviamo la cappella picuda di San Salvador, costruita in memoria di un antico monastero che suonava la sua campana per guidare i pellegrini medievali (Km 24,1). La tappa ha un solo sospiro e, dopo aver superato il Centro Migrazioni Uccelli, il nostro itinerario si addentra nel bosco per scendere a Roncesvalles, rappresentata dalla Collegiata Gotica di Santa María. Il primo edificio ad essere costruito è l’ostello dei pellegrini.

Km 25,7. Roncisvalle (Ostello, Bar-ristorante, Ufficio Turistico)

 

 

2^ tappa: Roncesvalles - Zubiti o fino a Larrasoana 25/ 30 km

Km 0. Roncisvalle (Ostello, Bar-Ristorante, Ufficio Turistico)

Dall’ostello lasciamo la N-135 per prendere un sentiero che parte accanto alla spalla destra e attraversa il bosco di Sorginaritzaga o il querceto di Bruges. Dopo un centinaio di metri si può vedere la Croce dei Pellegrini sull’altro lato della strada, una croce gotica che è stata spostata in questo luogo nel 1880 dal Priore Don Francisco Polite. La passeggiata bucolica termina quando si arriva alla zona industriale di Ipetea, dove si gira a sinistra sulla N-135 e si entra in Auritz/Burguete.

Km 2.8. Auritz/Burguete (Ostelli, Case Rurali, Bar, Negozio, Centro Sanitario, Farmacia, Cassiere)

Via San Nicolás e la strada sono tutti uno, così si attraversa il villaggio attraverso di essa, in quanto non c’è spalla tra le case robuste blasonato e l’asfalto. Nel paese ci sono un paio di bar che aprono presto, il primo accanto alla chiesa e un altro cento metri più tardi. Dopo aver superato la chiesa parrocchiale di San Nicolás, svoltare a destra accanto a un ramo della riva per attraversare una passerella su un ruscello che scende fino al fiume Urrobi. Si prosegue su un sentiero fiancheggiato da navi e ampi prati popolati da bestiame e boschi di latifoglie. Dopo aver attraversato diversi corsi d’acqua attraverso rudimentali guadi di pietra e aver superato un ripido pendio, siamo usciti su un sentiero asfaltato dal quale si possono già vedere i tetti scarlatti di Espinal, il primo paese della valle di Erro. Andiamo in centro per uscire sulla N-135, all’altezza della moderna chiesa di San Bartolomé.

Km 6,5. Aurizberri/Espinal (Ostelli, Ostelli, Case di Campagna, Bar, Negozio, Clinica)

Girare a destra (qui abbiamo un bar e subito dopo un panificio) e continuare lungo il marciapiede. Subito dopo un passaggio pedonale, girare a sinistra e seguire le tracce su diversi piani fino alla cima di Mezkiritz. Accanto alla spalla è scolpita l’immagine della Vergine di Roncisvalle (Km 8,2). Quando si attraversa la strada, attenzione, perché possiamo perderci e prendere la strada sbagliata. C’è uno che conduce alle alture di Errebelu, ma dobbiamo seguire il sentiero giacobeo. Un cancello di metallo ci incoraggia ad entrare nell’impressionante faggeta, dove il sottosuolo di bosso, agrifoglio e felci ci conduce al villaggio successivo. Un ultimo tratto, lastricato per tenere lontano il fango, ci lascia accanto alla strada, dove un sentiero artificiale conduce a Bizkarreta, la fine della tappa nel XII secolo grazie all’esistenza di un ospedale per pellegrini.

Km 11,4. Bizkarreta/Gerendiain (Casetta di campagna, Bar, Negozio, Clinica)

All’ingresso, sul lato sinistro, c’è un bar. Lasciamo il villaggio vicino al negozio Biskarret e ci dirigiamo verso Lintzoain, a quasi due chilometri di distanza.

Km 13,3. Lintzoain (Bar. Inn)

Arrivati a Lintzoain superare il timpano e svoltare a destra per una carrareccia di cemento molto ripida. Seguite la pista di ghiaia – un segnavia ci ricorda i quattro chilometri fino alla cima di Erro – e proseguite su uno stretto sentiero. Le prime rampe sono le più dure, ma la pendenza diminuisce e la strada si allarga. Ci sono anche buoni tratti in discesa libera, come quello che ci porta in cima ad Erro, dove attraversiamo la N-135.

Km 17,8. Alto de Erro (Bar-van in stagione)

Tra aprile e la fine di ottobre c’è un bar mobile che funziona su pannelli solari. Dispone di bibite analcoliche, frutta, bar dell’energia e pasticceria e in primavera serve anche bevande calde.

Si prende un sentiero e dopo settecento metri si lascia da parte il luogo dove un tempo si trovava la Venta del Puerto, un’antica locanda di cui oggi rimangono solo i resti. Poi la discesa diventa più evidente, ci porta ad aprire e chiudere un paio di oblò e ci sorprende con pochi passi. Al termine del tour visiteremo il ponte Rabia sul fiume Arga, una costruzione che ci conduce a Zubiri e alla valle dell’Esteribar.

Km 21,5. Zubiri (Tutti i servizi)

 


3^ tappa: Larrasoana/Zubiti a Cizur Menor o fino a Pamplona - 20,7 / 25km

Altimetria della tappa

Km 0. Zubiri (Tutti i servizi)

Dobbiamo ripercorrere i passi di ieri e attraversare di nuovo il ponte della rabbia. Dopo un chilometro siamo arrivati ai margini di una strada, proprio di fronte alla fabbrica della Magna, un’azienda fondata nel 1945 sfruttando il giacimento di magnesite geologica. Si sale per la strada che circonda il perimetro dell’azienda e poi si scende una rampa di scale per uscire dalla zona industriale. Lungo un sentiero acciottolato si raggiunge Ilarratz, con una fontana.

Km 2.9. Ilarratz (Ostello)

Cinquecento metri in Eskirotz.

Km 3.7. Eskirotz

Larrasoaña si trova a soli due chilometri di distanza. Si tratta di un caratteristico villaggio lungo il Cammino di Santiago di Compostela, costruito lungo la Calle San Nicolás, che deve le sue origini alla fondazione di un monastero nel 10 ° secolo.

Km 5.5. Larrasoaña (Ostello. Pensioni, Bar, Negozio-Supermercato, Clinica)

Provenendo da Zubiri, il percorso non entra in questa città, in quanto è separato dalla Via dal fiume Arga e il ponte dei Briganti. Una breve salita conduce al prossimo nucleo della valle Esteribar: Akerreta.

Km 6.1. Akerreta (Albergo rurale)

In cima al paese si trova la chiesa della Trasfigurazione, che conserva ancora elementi medievali come la torre, il portale e il fonte battesimale. Passammo davanti all’albergo rurale e dopo un cancello e un tratto di ghiaia raggiungemmo una strada locale che attraversammo. La prossima rata non delude affatto. Protetti tra alberi e cespugli andiamo alla ricerca del fiume Arga e risolviamo una veloce discesa fino alla stessa riva, arrivando quasi a toccare l’acqua. Attaccati all’alveo del fiume si raggiunge il ponte di Zuriain.

Km 9.2. Zuriain (Ostello. Bar)

Accanto al ponte si trova il bar e l’ostello La Parada de Zuriain, che aprirà nel 2014. Prendere l’N-135 e seguire la strada lungo la spalla con attenzione. Fate una deviazione per Ilurdotz e attraversate nuovamente l’Arga fino a Irotz.

Km 11.2. Irozo (Bar)

All’ingresso di questa città si trova il forno a legna Irotz, un ristorante specializzato in colazioni fatte in casa, pranzi e casseruole che ha aperto nel 2012. Lasciata da parte la chiesa di San Pedro, si prosegue lungo il sentiero fino al ponte di Iturgaiz, di origine romanica e restaurato nel secolo scorso. Proprio all’uscita si trova un sentiero sul lato sinistro della passeggiata fluviale dell’Arga. Questo punto è molto confuso perché ci sono due segnali diversi.

Il lungomare segna 14 chilometri fino a Cizur e poco sopra, all’ingresso di uno stretto sentiero, Arre e Villava/Pamplona sottolineano. L’Arre segnalato è uno stretto sentiero che si snoda tra la passeggiata fluviale e la strada ed entra in Zabaldika, dove si può proseguire dritto o attraversare il livello N-135 per salire alla chiesa di San Esteban, dove si trova l’ostello parrocchiale aperto nel 2013. L’opzione del lungofiume e quella che parte direttamente da Zabaldika conducono ad un’area pic-nic sull’altro lato della N-135 (km 12,9).

Tavoli, barbecue e persino servizi incoraggiano il riposo. A questo punto il percorso si biforca. Se giriamo a sinistra e attraversiamo il fiume possiamo prendere la passeggiata a Pamplona e prima di passare per Huarte, con ostello pellegrino (verificare la disponibilità). Questa opzione è un po’ più lunga, con meno dislivelli e corre sempre vicino al fiume. Non passa per Arre, lascia Villava e Burlada da una parte e si collega con la storica strada per Burlada, a breve distanza dal ponte della Maddalena. L’altra opzione, quella storica, di cui ci occupiamo più in dettaglio, continua dritta e ci conduce su un sentiero che conduce al vecchio maniero di Arleta, oggi un gruppo di case in rovina. Abbiamo salutato la valle dell’Esteribar e in seguito abbiamo evitato di attraversare una circonvallazione grazie a un altro passaggio sotterraneo. Scendiamo al ponte del fiume Ultzama e all’eremo della Trinità d’Arre, che ha ancora l’abside romanica.

Km 15,8. Villava (Tutti i servizi)

Questo è l’accesso alla strada principale di Villava, il luogo di nascita di Miguel Indurain. Chi vuole pernottare all’ostello Villava deve girare a sinistra verso il centro della strada. È perfettamente segnalato. All’uscita attraversare la strada e proseguire dritto, superando alcune rotatorie, fino ad arrivare a Burlada.

Km 17.2. Burlada (Tutti i servizi)

Attraversiamo la città attraverso la Calle Mayor e dopo un po’, all’altezza di un garage, giriamo a destra per attraversare un passaggio pedonale vicino a Viveros Arvena. Dopo l’attraversamento, fate attenzione alla segnaletica giacobina sul marciapiede, proseguite per alcuni metri a destra e girate a sinistra verso un lungomare. È la via di Burlada, che conduce alle porte di Pamplona, la prima città sulla strada.

Un chilometro e mezzo dopo abbiamo attraversato il ponte della Magdalena sul fiume Arga. All’uscita, sul lato sinistro, si trova la deviazione per Casa Paderborn Hostel. La strada prosegue a destra verso un passo illuminato dal semaforo. Si prosegue attraverso il fossato delle mura, in particolare accanto al Bastione di Nostra Signora di Guadalupe, per attraversare un ponte levatoio e la Porta di Francia, dal 1553. Da qui si raggiungono le strade di Carmen, dove sulla destra si trova l’ostello privato Casa Ibarrola, e La Navarrería. Alla fine di quest’ultima, la segnaletica ci incoraggia a girare a sinistra in Calle de Curia, dove si trova la Caminoteca, un negozio specializzato in materiale e prodotti per i pellegrini. Poi svoltare a destra in Calle Compañía, dove si trova l’ostello di Gesù e Maria.

Km 20,4. Pamplona (tutti i servizi)

4^ tappa: Pamplona - Puente la Reina/Gares - 24km

Altimetria della quarta tappa

 

Km 0. Pamplona (Tutti i servizi)

Due dozzine di chilometri separano Pamplona da Puente la Reina. Scendendo per via Curia a Mercaderes, la strada della famosa curva della corsa dei tori di San Fermín, si raggiunge il Consistorial Plaza. La facciata del Municipio, un misto di barocco e neoclassico, fu costruita nel 1752. Proseguire lungo San Saturnino e camminare lungo la Calle Mayor da un capo all’altro. Dopo una passeggiata pedonale si prosegue per Avenida del Ejército e si entra nella Vuelta del Castillo, un bellissimo parco costruito intorno al bastione difensivo della Cittadella.

Più avanti, la segnaletica vi obbliga a lasciare l’area verde per accedere alla via Fuente del Hierro, che attraversa il viale Sancho el Fuerte e scende all’Università di Navarra. Il ponte sull’Acella sul fiume Sadar (km 3) abbandona l’istituto privato. Dopo due chilometri si raggiunge Cizur Menor, un villaggio nella zona di Cendea de Cizur, su una leggera pendenza. Cendea è un termine usato in Navarra per designare il gruppo di diversi villaggi che compongono un unico municipio.

Km 5. Cizur Menor (Ostelli, Bar, Negozio)

All’ingresso, a sinistra, si trova la chiesa di San Miguel e a destra, più lontano, la chiesa parrocchiale di San Emeterio e San Celedonio. Abbiamo lasciato Cizur tra case a schiera e case unifamiliari, a causa del crollo urbano delle città e del desiderio di fuggire in luoghi più tranquilli. Drasticamente, i campi di cereali e le piste di concentrazione occupano il paesaggio e cominciamo a guadagnare quota con serenità. Raggiungeremo una piccola zattera d’acqua sul sito di Guenduláin, un antico maniero disabitato – sulla destra del Cammino – formato dal palazzo e dalla chiesa (Km 9). Un paio di chilometri più in alto si trova Zariquiegui, l’ultimo villaggio di Cendea de Cizur sul Cammino di Santiago.

Km 11. Zariquiegui (Ostelli. Negozio)

All’ingresso siamo accolti dal rilevamento geometrico e grandioso di Sant’Andrea, un tempio che conserva ancora una sobria facciata romanica. Tra qualche lampo di case blasonate si intraprende l’ultima parte della salita. Lasciamo le piste e prendiamo un sentiero più interessante che conduce attraverso box e biancospino. Raggiungeremo la sorgente di Gambellacos, comunemente conosciuta come Reniega. La leggenda narra che in questo luogo il diavolo offrì acqua a un pellegrino assetato in cambio della sua negazione di Dio, della Vergine e di Giacomo. Il pellegrino, mezzo morente, disprezzò la bevanda e pregò finché il demonio non se ne andò e la fontana sembrò soddisfarlo. Saziati, anche noi abbiamo dedicato l’ultimo sforzo alla cima della Sierra del Perdón, una barriera naturale tra i bacini di Pamplona e Valdizarbe.

Km 13,4. Alto del Perdón (bar mobile dalle 8:00 alle 16:00. Dal 1o aprile al 31 ottobre)

È un buon posto per lasciarsi andare lo zaino, mangiare e fare qualche foto accanto all’opera originale in metallo dell’artista Vicente Galbete, che mostra una carovana di pellegrini di epoche diverse che rappresentano l’evoluzione del Cammino nella sua storia. Sotto il ronzio delle turbine eoliche, dopo un meritato riposo, la discesa inizia su scomode pietre sciolte e tra querce da sughero e querce. Uterga, prima in Valdizarbe, è la prossima posizione nel nostro contachilometri.

Km 16,8. Uterga (Ostello. Ostello. Bar)

A due chilometri e settecento metri di distanza si arriva a Muruzábal.

Km 19,5. Muruzábal (Ostelli)

Attraversiamo la strada Esteban Pérez de Tafalla, dove si trova la chiesa parrocchiale di San Esteban. A Muruzábal si può anche ammirare l’omonimo palazzo barocco, ora trasformato in cantina. Da Muruzábal è possibile raggiungere l’eremo di Eunate (vedi osservazioni). Riprendiamo la marcia verso Obanos, che viene conquistata dopo un ripido pendio.

Km 21,3. Obanos (Rifugio, Bar, Negozio, Clinica, Farmacia, Cassiere)

La piazza del Municipio, accanto alla chiesa di San Giovanni Battista, funge da collegamento tra i pellegrini provenienti da Somport e quelli provenienti da Roncisvalle. Si passa sotto l’arco a sesto acuto della porta Obanos e si scende fino alla strada, che si attraversa per continuare verso la fertile pianura del fiume Robo fino all’ingresso di Puente la Reina. Accanto alla chiesa di Santiago sono stati completati due dozzine di chilometri.

Km 24. Puente la Reina (Tutti i Servizi)

5^ tappa: Puente la Reina/Gares -Estella/Lizarra - 22km

Km 0. Puente la Reina (Tutti i servizi)

La maggior parte di loro avrà trascorso la notte negli ostelli situati all’ingresso di Puente la Reina, così ci siamo svegliati dal nostro sonno in Calle del Crucifijo, passando sotto l’arco che unisce la chiesa con il convento di San Juan, e attraversato quello nazionale per entrare in Calle Mayor. Sulla destra si trova la chiesa di Santiago con la sua ricca facciata dell’inizio del XIII secolo. In fondo alla strada, il monumentale ponte romanico sull’Arga che dà il nome a questa città. È certo che è stato costruito per il passaggio dei pellegrini, anche se non è così tanto che è stato ordinato di essere eretto dalla regina Doña Mayor. Ci nutriamo della storia attraversandola e giriamo a sinistra per superare la strada nazionale e salutare Puente la Reina in Zubiurrutia, il quartiere delle monache dove c’è un convento delle Comendadoras del Espíritu Santo. Proseguiamo per un paio di chilometri lungo il corso del fiume Arga sulla sua sponda destra e ci allontaniamo dal suo corso per svoltare temporaneamente verso nord-ovest. Il cambio di direzione comporta l’affrontare un pendio duro sotto una macchia di pineta ripopolata che muore accanto alla A-12, la doppia carreggiata di Camino. Entriamo nella regione della Val de Mañeru e arriviamo al villaggio che dà il nome alla valle.

Km 5.2. Mañeru (Ostelli, Casetta di campagna, Bar, Negozio, Clinica, Farmacia)

Villaggio vinicolo, Mañeru è attraversata dalla sua parte più meridionale (via Esperanza e Plaza de los Fueros) e abbandonata dalla via Forzosa. All’uscita vediamo una delle cartoline della Via all’orizzonte. Ha tutto: un sentiero circondato da grano e vigneti, attraversato da pellegrini, che conduce ad un borgo medievale su una collina. La città in questione è Cirauqui e per raggiungere il centro si deve sudare molto a causa della sua rete di strade ripide. Una delle porte del vecchio muro conduce alle vie Santa Catalina e Portale e il Municipio. Su un lato della strada, dietro una scala sulla destra, si trova San Román, una chiesa con una caratteristica facciata romanica e reminiscenze arabe.

Km 7.8. Cirauqui (Ostello, Bar, Negozio, Clinica, Farmacia, Cassiere)

Entriamo nel Municipio attraverso uno dei suoi archi, dove di solito lasciano un timbro per segnare la credenziale, e scendiamo alla periferia della città per calpestare un pezzo del passato. Si tratta di un tratto di strada romana e di un ponte dello stesso periodo, trasformato nel XVIII secolo, che attraversa le acque della regata Iguste. Dopo un’area pic-nic viene un altro ponte senza commento storico che permette un passaggio sicuro sull’autostrada A-12. La giornata prosegue in pista o su carreggiate intermittenti e su un ponte ad arco singolo sulla regata di Dorrondoa (Km 9,4).

Due chilometri più avanti, ci presentiamo su una strada locale, passiamo sotto il viadotto del Canale di Alloz, costruito nel 1939, e finiamo sulle rive del fiume Salado. Il Codex Calixtinus del XII secolo fu inviato con grande furia: “Il fiume chiamato Salado corre per il luogo chiamato Lorca, per la zona orientale: fate attenzione a non bere lì, né voi né il vostro cavallo, perché è un fiume mortale! (Km 12,1). Le acque, ricche di sali ma non letali, sono salvate dal ponte medievale ad archi acuti e lasciamo il fiume e la poesia per affrontare un impegnativo chilometro fino a Lorca, cittadina della valle dello Yerri.

Km 13,3. Lorca (Ostello, Bar, Negozio)

All’ingresso siamo accolti dall’abside prominente della chiesa di San Salvador. La strada principale ci guida da un capo all’altro e alla periferia il nostro itinerario coincide con quello di un sentiero locale che porta alla croce di Maurien. Sempre su binari a scorrimento veloce si raggiunge un sottopassaggio sotto l’autostrada e si termina a Villatuerta. Sono i complessi residenziali di nuova costruzione che disegnano la direzione da seguire per il ponte romanico del fiume Iranzu, che divide questa parte più recente con il nucleo più storico.

Km 17,8. Villatuerta (Ostello, Bar, Negozi, Clinica, Farmacia, Cassiere)

Lungo Rúa Nueva, accanto al municipio, si sale alla piazza dove si trova la chiesa gotica dell’Annunciazione, con le dimensioni di una cattedrale. Nel cortile d’ingresso si trova l’immagine di San Veremundo, patrono di Villatuerta e grande benefattore del Cammino di Santiago come suoi contemporanei San Domenico de la Calzada e San Juan de Ortega. Lungo la via Camino de Estella si prosegue la passeggiata verso la sagoma dell’eremo di San Miguel.

Si lascia a sinistra e si scende in un’area pic-nic ai piedi dell’NA-132. Tragicamente, il pellegrino canadese Mary Catherine morì in questo luogo. Una pietra miliare coronata da una vergine e una lapide sarà sempre ricordata. Riposino in pace. Attraversare la strada attraverso un sottopassaggio e scendere lungo un sentiero fino a un moderno ponte curvo sull’Ega (km 19,5). Il corso di questo fiume ci porterà alle porte e alle origini di Estella, la Rúa Curtidores, dove si trova il servizio di orientamento per il pellegrino Ordoiz, che dà la testimonianza della Rúa, dove si trova l’ospedale dei pellegrini.

Km 22. Estella (Tutti i servizi)

 

6^ tappa: Estella/Lizarra - Torre del Rio 29km

Km 0. Estella (Tutti i servizi)

Subito dopo, per le strade di La Rúa, San Nicolás e Camino de Logroño, siamo partiti per gli angoli che hanno dato vita a Estella, popolata da Franchi grazie alla Carta concessa dal re Sancho Ramírez nel 1090. Tra la Rúa e San Nicolás, troviamo da un lato il Palazzo dei Re di Navarra, del XII secolo, con la sua facciata porticata, e dall’altro la moderna scala che conduce a San Pedro de la Rúa, una chiesa con una bella facciata e un chiostro migliore che sembra superare le leggi di gravità. Prendere la via Zalatambor e proseguire dritto dietro la rotonda. Dopo il distributore girare leggermente a destra e proseguire per Ayegui, antico maniero ecclesiastico che ha il proprio municipio ed è fisicamente collegato ad Estella.

Km 2. Ayegui (Ostello, Bar, Negozio, Farmacia, Cassiere)

Il percorso tradizionale scende alla Fontana del Vino e al Monastero di Irache. La fontana funziona con acqua e vino dal 1991 e permette di rinfrescarsi prima di raggiungere il monastero di Irache, che si trova sotto Montejurra. Risale all’XI secolo e riunisce tutti gli stili possibili, anche se oggi è disabitata. Lasciandoci alle spalle raggiungiamo un punto dove abbiamo due opzioni da seguire: la prima, più boscosa e dritta, costeggia le pendici di Montejurra e passa attraverso Luquin; la seconda, sulla destra, è quella tradizionale e visita Azqueta e Villamayor de Monjardín. Entrambe le varianti si incontrano prima di Los Arcos.

Abbiamo scelto quello tradizionale, che ci porta attraverso la N-111 e lungo una strada di servizio tra il Camping Iratxe e l’urbanizzazione con lo stesso nome (Km 4). Una galleria dà accesso ad una strada circondata da terreni agricoli che poi penetra tra strette masse di lecci. Il sentiero si interrompe fugacemente per attraversare la strada per Igúzquiza, ma ci uniamo di nuovo e continuare per Ázqueta, una città dove vive Pablo Sanz Zudaire, soprannominato Pablito el de las Varas. Mistico lungo il Cammino, Pablito costruisce e offre bastoni di nocciole ai pellegrini che dal 1986 vengono a casa sua.

Km 7.4. Ázqueta (Bar. Alloggio)

Chissà se con un nuovo staff lasceremo Ázqueta e, dopo poche navi, girare a sinistra per vincere la partita sul pendio tra i vigneti. Sul lato della strada si trova una cisterna medievale conosciuta come la fontana moresca, progettata per saziare i pellegrini medievali. Più avanti troverete Villamayor de Monjardín.

Km 9.2. Villamayor de Monjardín (Ostelli. Negozio. Bar)

In alto, in cima al Monjardín, si trovano i resti del castello di San Esteban de Deyo. Nel paese spicca la chiesa di San Andrés, romanica del XII secolo e con torre barocca del XVIII secolo. È stato restaurato tra il 1973 e il 1984 e il suo tesoro più grande è una vecchia croce d’argento processionale che è già replicato nella cattedrale della città polacca di Torun. Villamayor è anche famosa per la sua cantina e i suoi vigneti sono responsabili di guidarci attraverso la valle che un tempo era conosciuta come San Esteban de la Solana. Due chilometri dopo si arriva all’incrocio della strada Urbiola, con una fontana per idratarsi bene e sopportare i prossimi dieci chilometri senza popolazioni intermedie, attraverso lunghe e monotone vie di concentrazione (Km 11,3). Tuttavia, a un paio di chilometri di distanza si trova Eduardo’s tow bar in stagione. Inaugurato nell’aprile 2014, apre di stagione (tel.: 606 851 231) e serve bevande fredde, panini caldi e piatti misti. Alcuni testi di R. Ábrego animano questa sezione solitaria. Su un pannello, uno di loro ci informa che in un luogo vicino, nel 1873, il generale liberale Domingo Moriones e il suo esercito furono sconfitti dai Carlisti (Km 13,3).

Un’ora e mezza dopo entriamo a Los Arcos attraverso la zona di San Vicente e la Calle Mayor. Il paese conserva gran parte del suo patrimonio storico e gli antichi ospedali per pellegrini di Santa Maria, Santa Brigida e San Lazaro sono stati consegnati ad una serie di ostelli più moderni. Si raggiunge la piazza porticata di Santa María, dove si trova l’omonima chiesa, un edificio monumentale in cui si incontrano il tardo romanico e il barocco. La piazza è un invito al riposo, meritato e necessario per affrontare il tratto finale della tappa.

Km 21,2. Los Arcos (Tutti i servizi)

Abbiamo attraversato il portale di Castilla e subito attraversato la strada e il fiume Odrón. Dopo le ultime case di Los Arcos si ritorna a un altro sentiero agricolo che va dritto, parallelo alla N-111, per tre chilometri. A questo punto, difficile da descrivere ma segnalato, svoltare a destra su un sentiero (km 24,8). La proseguiamo fino alla regata di San Pedro e alla strada dello Sansol che ci porta in questo paese.

Km 28. Sansol (Alloggio. Casa rurale. Bar. Farmacia)

Lasciamo Sansol vicino a uno chalet, già in vista di Torres del Río. Un rapido declino ci mette alle porte di questa città. Difficile risalire le sue ripide strade e trovare la chiesa del Santo Sepolcro, un tempio ottagonale del XII secolo che conserva una torre annessa che avrebbe potuto essere utilizzata come faro per guidare i pellegrini che ci hanno preceduto.

Km 29. Torres del Río (Ostelli, Bar, Bancomat)

7^ tappa: Torre del Rio - Logrono 20km

 

Km 0. Torres del Río (Ostelli, Bar, Negozio di Cassiere)

Lasciamo Torres del Río nella parte superiore e le sue ultime strade lasciano il posto a un sentiero che a sua volta lascia il posto a un sentiero successivo. Questa finisce per indurirsi ed emulare il tracciato della NA-1110 (vecchia N-111), strada che percorriamo in piena salita per raggiungere l’eremo della Vergine del Poyo (Km 2,7). Il santuario, in bugnato e molto sobrio, è stato costruito nel XVI secolo e ristrutturato nel corso del barocco e del XIX secolo.

Km 2.7. Vergine di Poyo

Scendiamo nuovamente alla NA-1110 e la seguiamo fino ad uscire dalla curva, dove imbocchiamo un sentiero che sale ad una strada secondaria che porta a Bargota (km 3,6). Proseguiamo dritti lungo la strada e lasciamo cento metri più tardi per prendere un sentiero. Grazie ad essa si può scendere più comodamente sulla Cornava, un dislivello di oltre 125 metri dovuto all’erosione dell’acqua. Non tutto è argilloso, qui ci sono pini di ripopolamento e alcuni alberi da frutto, e in fondo alla gola ci sono geometrici appezzamenti di vigneti e uliveti nutriti da terreni semiaridi.

Barranco de Cornava (Bar di Pasqua a ottobre dalle 8.00 alle 15.00). Telefono: 652 183 765.

Una volta raggiunto il fondo del bacino, si prosegue tra le diapositive e prestare attenzione alle croci. Il nostro percorso è simile a quello del NA-1110 e quindi non è sorprendente che si finisca per camminare lungo di esso (km 7,5). Dopo un chilometro di asfalto, svoltare a sinistra e proseguire parallelamente alla strada fino all’ingresso di Viana. Si prosegue verso il centro della città per le strade El Cristo, La Pila, il portale della Trinità, la Plaza del Coso, dove si trova il Balcón de Toros e, infine, la Calle Mayor, che conduce alla Plaza de los Fueros. Qui, l’uno di fronte all’altro, si incontrano il Municipio e la chiesa di Santa Maria, una chiesa gotica di superbe dimensioni e orgogliosa della sua facciata rinascimentale originale.

Km 10,5. Viana (Tutti i servizi)

Lasciamo Viana accanto alla scuola di Ricardo Campano e attraverso un sentiero tra i frutteti attraverseremo la NA-7220. Più tardi faremo lo stesso con la NA-1110 e continueremo anche lungo il sentiero fino all’eremo della Vergine di Cuevas (Km 13,3). Se qualcuno ha bisogno di una pausa, dovrebbe sapere che dietro la cappella c’è una piacevole zona boscosa con tavoli e una fontana. La giornata passa attraverso i campi e, quando si raggiunge un cartello che indica l’Osservatorio di El Bordón, Laguna de las Cañas (Km 14,6), girare a destra per andare brevemente in una pineta.

Poi si attraversa la strada, si fa attenzione e si prosegue lungo il pendio accanto ad un’altra massa di pini fino ad arrivare vicino al cestino dell’Ebro, dove si trova il confine provinciale. La Navarra, che è stata con noi per 142 chilometri, ora prenderà il posto di La Rioja. Lo conferma un pilastro in pietra con l’antica iscrizione – provincia di Logroño – (Km 15,9).

Da qui, un camminatore ci guiderà nella capitale di Riojan. Entriamo a Logroño attraverso il ponte di pietra sull’Ebro, risalente al 1884, ma costruito sulle riforme di quello originale che è stato costruito nel 11 ° secolo da Santo Domingo de la Calzada e San Juan de Ortega. Dopo il guado, superare la rotonda e svoltare a destra in via Rúa Vieja, dove si trova l’ostello comunale.

Km 20. Logroño (Tutti i servizi)

 

8^ tappa: Logrono - Najera 29km

Km 0. Logroño (Tutti i servizi)

Come pesce fuor d’acqua, così il pellegrino si sente nelle grandi città del Cammino. La capitale della Rioja non è affatto la peggiore. La via Ruavieja si collega con Barriocepo e ci conduce alla piazza Santiago, dove si trova l’omonima chiesa (con un ostello e dove si sigilla e si facilita la credenziale). Più avanti, passando sotto l’arco detto della Puerta del Camino, si raggiunge la fontana circolare dove nasce la via dei Marchesi di Murrieta. Più di un chilometro di marciapiedi, negozi e pedoni ci portano ai binari della ferrovia e trecento metri più avanti, accanto a una concessionaria Nissan, giriamo a sinistra per continuare verso San Miguel Park. Tra i giardini si raggiunge il tunnel della circonvallazione e subito il lungomare – qui chiamato la greenway – che conduce al parco Grajera (Km 3,5).

Un tratto del lungomare è fiancheggiato da cipressi e ricorda le immagini della Via Appia, la famosa strada che partiva proprio dal Foro dell’antica Roma. Dopo un’area giochi per bambini e un’area sportiva si trova la diga del bacino artificiale di La Grajera, costruita nel 1883 su una laguna per immagazzinare l’acqua del fiume Iregua e irrigare i frutteti a sud della capitale. Oggi è un ambiente ricreativo invidiabile dove si può pescare, camminare, fare uno spuntino o semplicemente riposare (Km 5,8).

Dopo la diga si raggiunge in breve tempo la sala di educazione ambientale e si attraversano i confini del parco su un percorso asfaltato che si snoda tra dolci colline coltivate a vite. Lasciando da parte la deviazione per il campo da golf (Km 8) si inizia un impegnativo pendio che ci offre una magnifica vista. In primo piano vi sono le viti, una massa di alberi che circondano il serbatoio sullo sfondo e il serbatoio di Logroño. Con questa formidabile vista si raggiunge la vetta (Km 9,2) e si scende verso Navarrete accanto ad una recinzione metallica cucita dalle croci lasciate dai pellegrini. La silhouette di un toro Osborne ci accompagna anche lungo la discesa e, in pianura, si attraversa finalmente l’AP-68 per raggiungere le rovine dell’ospedale di San Juan de Acre, fondato intorno al 1185 da Doña María Ramírez. Una linea retta ci separa da Navarrete, un villaggio di ceramisti situato sul monte Tedeón. La Cruz Street circonda il centro del paese e sale fino alla chiesa dell’Assunta. Navarrete ha abbastanza strutture per soddisfare il vostro appetito, che è già venuta alla luce dopo tre ore di cammino.

Km 12,7. Navarrete (Tutti i servizi)

Accanto alla chiesa riprendiamo la macchina nella Calle Mayor Alta e nella Plaza del Arco per girare a sinistra in Calle Arrabal e proseguire dritto in Calle San Roque. Dopo aver superato il cimitero, che ha la porta d’ingresso e le finestre dell’ospedale San Juan de Acre, prendiamo un sentiero che ci porta alle vigne, uliveti e alberi da frutto che popolano i giardini privati. La strada muore accanto alla Cooperativa Vitivinícola de Sotés, dove attraversiamo la strada che porta a Sotés. In questa città è l’ostello San Martín, inaugurato nel maggio 2013.

Km 16,1. Diversione verso Sotés (Alloggio. Bar. Farmacia)

Prendiamo una pista asfaltata che raggiunge il bordo dell’autostrada. Parallelamente alla A-12 si prosegue per la deviazione che porta a Ventosa (Km 18,1). Qui abbiamo la possibilità di andare a questa città – con ostello e diversi bar – o continuare dritto. Scegliamo la visita a Ventosa e percorriamo i 1,3 chilometri di pista in terra battuta che ci separano da Ventosa.

Km 19,4. Ventosa (Ostello. Bar)

Si arriva così alla LR-341 e il Cammino prosegue lungo la spalla senza accedere, paradossalmente, al centro di Ventosa, su cui spicca la chiesa di San Saturnino. In breve, accanto alla cantina Alvia, una strada rocciosa ci porta in cima a San Antón in breve e facile salita. Da questo punto di vista la vista è chiara e ci mostra la valle del Najerilla, un terreno argilloso coperto, naturalmente, con germogli contorti disposti in terrazze separate di pennello basso. La vista panoramica rivela anche Nájera, apparentemente vicina ma molto distante (Km 21,2).

Scendiamo al passo che attraversa la N-120 e continuiamo fino a un ripetitore telefonico, situato nel Poyo de Roldán, dove si svolse la leggendaria battaglia tra Roldán e il gigante Ferragut. Si passa anche attraverso una vigna, una costruzione circolare che fungeva da riparo per i contadini e che veniva utilizzata dalle guardie dei campi per sorvegliare le colture (km 25).

Nájera non è ancora presente e dopo una fabbrica di aggregati si attraversa il fiume Yalde con un piccolo ponte di legno e cemento (Km 26). Abbiamo lasciato il letto del fiume e dopo un chilometro e mezzo abbiamo finalmente attraversato la N-120 (molto prudente) per entrare a Nájera. Tuttavia, abbiamo ancora due chilometri di traversata urbana a sinistra. Attraversiamo il centro sportivo e proseguiamo lungo i viali di Logroño e San Fernando fino a raggiungere il ponte sul fiume Najerilla. Dopo averla attraversata, girate a sinistra e percorrete il lungomare parallelo al fiume fino ad arrivare all’ostello.

Km 29,6. Nájera (Tutti i servizi)

9^ tappa: Najera - Santo Domingo de la Calzada 21km

Km 0. Nájera (Tutti i servizi)

La posizione dell’ostello comunale, all’estremità occidentale della città, e la passeggiata urbana del giorno prima permettono di lasciare Nájera rapidamente. La strada del Mercato si apre accanto al monastero di Santa María la Real, emblema artistico dell’antica capitale del Regno di Navarra. Fondata nel 1052, fu ricostruita nel XV secolo in stile gotico. Il chiostro plateresco dei Cavalieri si distingue dal resto. Dal lato del monumento, prendere via Costanilla e lasciare Nájera lungo un sentiero argilloso. In breve tempo abbiamo lasciato un magazzino agricolo e attraversato il ruscello di Pozuelos o Valdecañas (Km 1,8).

In piazzola e, ancora, a terra, si arriva definitivamente ad una pista asfaltata (km 3,8) che conduce direttamente alle Azzorre, borgo agricolo situato nella fertile pianura del fiume Tuerto. La migliore testimonianza del suo passato giacobeo è la fondazione, già nel 1168, di un ospedale e di un cimitero per i pellegrini.

Km 5.7. Azofra (Alloggio, Negozio, Bar, Farmacia)

Il Cammino attraversa l’Azzurra per la sua strada principale, dove si trovano i servizi. È importante sapere che fino a Cirueña, la prossima città con qualche servizio, è a 9,3 chilometri di distanza. Ci siamo addentrati nel villaggio vicino alla Casa Reale delle Amas, un’antica e illustre residenza di famiglia restaurata per il turismo. All’uscita imbocchiamo un breve tratto della LR-206 e, arrivati alla fontana di Los Romeros, giriamo a sinistra per riprendere la giornata sui binari. Dopo più di un chilometro ci imbattiamo in una gogna della metà del XVI secolo, simbolo di giustizia (km 7,2).

Nei prossimi chilometri il percorso della tappa si avvicina per qualche tempo al tratto N-120 e attraversa la strada di Alesanco (km 8,9). Per quanto riguarda il paesaggio, i campi di cereali stanno progressivamente graffiando la terra con la vite, segno che la Castiglia è vicina, anche se non sarà fino a domani che diremo il nostro ultimo saluto a La Rioja. Dopo una ripida salita di un chilometro si arriva ad un’area pic-nic (km 13), un buon punto di riferimento per il pranzo. A soli dieci minuti di distanza troviamo un golf club e un complesso residenziale che hanno costruito alla periferia di Cirueña, una città che abbiamo poi raggiunto.

Km 15. Cirueña (Ostelli. Bar)

Il Cammino passa per la Cirueña de refilón lungo la via Barrio Bajero. All’uscita c’è un breve tratto di strada che conduce ad un altro sentiero agricolo. Dopo una dolce ondulazione, si scopre Santo Domingo de la Calzada, dove la torre barocca della cattedrale si staglia come una torre di guardia. Il prologo di Santo Domingo è costituito da diversi magazzini e navate (Km 19,5). In seguito, proseguiamo lungo la strada di accesso che conduce alle strade 12 de Mayo e Sindaco, dove si trova l’ostello ambizioso pellegrino.

Km 21. Santo Domingo de la Calzada (Tutti i Servizi)

10^ tappa: Santo Domingo de la Calzada - Belorado 22,7km

Km 0. Santo Domingo de la Calzada (Tutti i servizi)

Un buon succo di frutta, un caffè e la variegata pasticceria di Santo Domingo de la Calzada, con i suoi famosi “ahorcaditos”, ci permettono di affrontare gli ultimi chilometri del Cammino a La Rioja e i primi in Castiglia con garanzie. Le strade sindaco e Palomarejos conducono alla cappella del primo Novecento che dà accesso al ponte sul fiume Oja, lungo quasi 150 metri e sostenuto da 16 archi. Del guado primitivo che Santo Domingo costruì oggi rimane solo l’enclave, la cui struttura attuale risale alla metà del XVIII e XX secolo. Dopo averlo attraversato, abbiamo preso la pista per attraversare la LR-201. Seicento metri dopo facciamo lo stesso con un ramo dell’N-120 (Km 1,7).

Continuiamo parallelamente alla strada nazionale per diversi chilometri fino a quando giriamo a sinistra e ci dirigiamo verso Grañón, l’ultimo villaggio di La Rioja; se andiamo all’ostello vicino all’eremo di Carrasquedo dovremo fare una deviazione prima di raggiungere Grañón! Negozi e bar girano intorno alla strada principale. Qui, al numero 16, Ernesto Díaz accoglie i pellegrini a casa sua (vedi commento). L’ostello parrocchiale si trova nella chiesa di San Juan Bautista

Km 6,8. Grañón (Rifugio, Bar. Negozio. Farmacia. Clinica. Cassiere. Ostello anche vicino all’eremo di Carrasquedo.)

All’uscita di Grañón ritroviamo i sentieri di ricomposizione fondiaria che solcano il cereale, alleviati nella loro prevista monotonia dai filari di pioppi che crescono sulle rive dei fiumi e dei torrenti. Due chilometri più avanti, un pannello informativo ci accoglie in Castilla y León, una regione che ci accompagnerà per le prossime due settimane (Km 8,8). Siamo già nella provincia di Burgos e, prima di mettere piede in Galizia, attraverseremo ancora Palencia e León. Dal pannello si può già vedere Redecilla del Camino, il primo villaggio castigliano che abbiamo raggiunto dopo aver attraversato un lungo rettilineo e la N-120.

Km 10,7. Redecilla del Camino (Alloggio. Bar. Negozio)

All’ingresso della città c’è un registro giurisdizionale e un ufficio turistico dove offrono ampie informazioni sul Cammino di Santiago che passa attraverso Castiglia e León. Nella Calle Mayor, la chiesa parrocchiale della Vergine della Calle ospita un interessante fonte battesimale del XII secolo. All’uscita di Redecilla si attraversa nuovamente la N-120 e poi il fiume Reláchigo, sulla strada per la città successiva:

Km 12,4. Castildelgado (Ostello. Ostello. Bar. Negozio)

Ci avviciniamo da via El Cristo e dalla Calle Mayor alla Plaza Mayor, dove si trovano la chiesa di San Pedro e l’eremo barocco di Santa Maria del Campo. Abbiamo lasciato Castildelgado in Camino de la Cuesta e lungo una strada parallela alla strada nazionale e asfalto abbiamo raggiunto Vitoria de Rioja, dove Santo Domingo de la Calzada è nato nel 1020.

Km 14.3. Viloria de Rioja (Ostelli)

Mettiamo la terra al centro per connetterci con la pista ignifuga adiacente alla Strada Nazionale (Km 15,5). Attraverso di essa proseguiamo fino a Villamayor del Río. All’ingresso c’è un piccolo parco e un’area di sosta dove riposare per l’ultima parte della tappa.

Km 17,8. Villamayor del Río (Ostello. Bar)

Siamo partiti da Calle Real e abbiamo ripreso la pista per proseguire dritti al centro di Belorado.

Km 22,7. Belorado (Tutti i servizi)

11^ tappa: Belorado - Agès 27,4km

Km 0. Belorado (Tutti i servizi)

Per uscire da Belorado è necessario attraversare Hipólito López Bernal Street e il Camino de Santiago Avenue e poi attraversare la N-120 e il fiume Tirón da un ponte pedonale in legno (Km 1,1). Parallelo a questo è il ponte di pietra conosciuto come El Canto. Su un sentiero separato dall’N-120 dal fiume Retorto, affluente del Tirón, si procede comodamente verso il Tosantos. Poco prima di arrivare c’è un’area di sosta con diversi tavoli e barbecue.

Km 4.7. Tosantos (Ostello. Bar)

Attraversando il villaggio si può vedere, dall’altra parte della N-120, l’eremo della Vergine della Peña, incastonato in una scarpata rocciosa. Da Tosantos, a breve distanza, si raggiunge il seguente paese: Villambistia

Km 6.6. Villambistia (Ostello. Bar)

Siamo accolti dalla chiesa parrocchiale di San Esteban, risalente al XVII secolo. Una leggenda attribuisce poteri all’acqua che sgorga dalla fontana a quattro tubi. Egli assicura che per ritrovare vitalità e fine stanchezza non c’è niente di meglio che immergervi la testa. Dopo Villambistia, senza più nulla da dire, ci dirigiamo verso Espinosa del Camino, alla quale siamo arrivati dopo aver negoziato la N-120.

Km 8.2. Espinosa del Camino (Ostello. Bar)

All’uscita, il profilo della pista diventa un po’ più ripido e raggiunge le rovine del monastero mozarabico di San Félix, dove la tradizione vuole che i resti mortali del conte Diego Rodríguez Porcelos, fondatore di Burgos, si trovino (Km 10). Dopo le rovine, l’itinerario gira a sinistra alla ricerca della spalla della strada nazionale che conduce a Villafranca Montes de Oca.

Km 11,7. Villafranca Montes de Oca (Ostelli, Hotel, Bar, Negozio)

Da questa città a San Juan de Ortega ci sono 12 chilometri o quasi tre ore di escursioni, quindi è consigliabile fermarsi per il pranzo o per raccogliere cibo per la traversata dei Monti Oca. In passato, erano un luogo rischioso dove i pericoli aspettavano dietro ogni macchia, ma oggi, pur essendo un tratto molto solitario, offrono natura e pace. Lasciamo la N-120, saliamo accanto alla chiesa di Santiago – che conserva un’incisione barocca dell’Apostolo – e passiamo davanti all’ospedale della Regina o di San Antonio Abad. La partenza è ripida e dovrebbe essere facile. Il Calvario continua fino a raggiungere un belvedere sulle catene montuose di La Demanda e San Millán e sulla sorgente di Mojapán, dove la salita inizia ad ammorbidirsi (Km 13).

Circondato da querce, ginepri e eriche, il sentiero continua la sua salita, prima ad un ripetitore e poi ad un monumento ai caduti durante la guerra civile (km 15,2). Il sentiero scende poi come uno scivolo fino all’alveo del fiume per affrontare un pendio duro, anche se breve. La sterrata sciolta diventa d’ora in poi un’ampia pista forestale circondata da pinete rimboschite attraverso le quali si risolvono i restanti sette chilometri e mezzo fino ad arrivare al monastero di San Juan de Ortega.

Km 23,7. San Juan de Ortega (Ostello, Centro di Turismo Rurale, Bar)

L’insieme degli edifici sono di interesse culturale dal 1931 e appartengono al comune di Barrios de Colina. Il santo borgognone Juan de Ortega (1080-1163) fu discepolo di Santo Domingo de la Calzada e collaborò con lui alla costruzione di ponti e strade prima di recarsi in Terra Santa. Sulla via del ritorno, costruì una chiesa nello stesso punto in cui ci troviamo sotto il titolo di San Nicola di Bari. Secondo José María Lacarra nel secondo volume de I Pellegrinaggi a Santiago de Compostela, “nel suo testamento, scritto nel 1152 e conservato a Ortega come preziosa reliquia, ricorda la costruzione della chiesa di San Nicolás, come vi abitarono i ladri e come istituì una comunità di canonici regolari di San Agustín”. All’interno della chiesa si trova un capoluogo romanico che riceve la luce da una finestra a sesto acuto solo nei giorni dell’equinozio: 20 marzo e 22 settembre. A San Juan de Ortega c’è un bar e un ostello parrocchiale e per i più golosi un centro di turismo rurale con tutti i comfort.

Lasciamo il complesso monastico e arriviamo ad una strada autonoma dove si erge una croce di legno. C’è una variante storica ma poco percorsa che continua a sinistra attraverso Santovenia de Oca, Zalduendo e Ibeas de Juarros. Proseguiamo dritti e imbocchiamo il sentiero che attraversa una pineta selvaggia, senza alcuna perdita, in direzione di Agés.

Km 27,4. Agés (Ostelli, Negozio, Bar)

12^ tappa: Agès - Burgos 23km

Km 0. Agés (Ostelli, Negozio, Bar)

Diciamo addio ad Agés con un ultimo sguardo alla sua architettura tradizionale e iniziamo la giornata dalla spalla della strada che conduce ad Atapuerca, un’isola nell’oceano del tempo, come definito dai ricercatori che lavorano nei siti archeologici vicini.

Km 2.6. Atapuerca (Ostelli, Bar, Negozio di stagione)

La strada divide la città in due e funge da strada principale. Prima di lasciare il paese, lasciare l’asfalto e svoltare a sinistra su un sentiero sassoso. Questa avanza tra un pennello basso e dopo aver lasciato un podere sale senza difficoltà – non è così per i ciclisti – fino ad una grande croce di legno (Km 4,8).

Una freccia gialla alla base del palo ci incoraggia a continuare parallelo al recinto di filo traballante. Un vertice geodesico – a quota 1077 metri – segna l’inizio della discesa verso la valle del fiume Pico. Sullo sfondo si può vedere una cava e sullo sfondo la città di Burgos. Scendendo a sinistra all’incrocio che porta a Villalval.

Km 7. Vallo

Con la scena del crollo della chiesa abbiamo lasciato il villaggio su una strada regionale che ci porta a breve a Cardeñuela Riopico, che nella primavera del 2014 aveva già tre ostelli per i pellegrini.

Km 8,6. Cardeñuela Ríopico (Ostelli. Bar)

Due chilometri più avanti raggiungiamo Orbaneja. Nel 2013 la città ha aperto un centro di accoglienza per pellegrini.

Km 10,6. Orbaneja Riopico (Ostello. Bar)

Proseguire lungo la strada e superare l’AP-1. In breve, a circa duecento metri di distanza e accanto ad alcune case unifamiliari, troviamo una doppia segnaletica. Quello che indica dal fronte avanza verso Villafría e quello che devia a sinistra (contrassegnato con vernice con l’opzione Rio) va a Castañares (Km 11,6).

E ‘tempo di scegliere quale seguire. Villafría è più pesante, da quando si arriva in questa città, ci sono molti chilometri per la capitale ai piedi della N-1 e attraversando un paesaggio industriale e altamente urbano. Quella di Castañares è un’alternativa migliore. Svoltare a sinistra sulla strada sterrata e attraversare i cumuli di detriti fino ad incontrare la recinzione dell’aeroporto che ne delimita il perimetro di sicurezza (Km 13,2). Attaccati alla recinzione, continuiamo a Castañares stessa, ai piedi della N-120.

Km 15.3. Castañares (Bar Tienda, Informazioni turistiche nel bar-ristorante Peregrina-T)

Da Castañares, la logica e la segnaletica rendono necessario proseguire per Burgos lungo la strada N-120, che passa prima per Villayuda. Tuttavia, c’è un’alternativa molto più appetitosa che evita l’ingresso noioso alla capitale. Si tratta di prendere il lungomare del fiume Arlanzón che conduce tranquillamente al centro di Burgos. Non è storica e i puristi del Cammino non la sostengono, ma sta guadagnando seguaci. Si inizia da un ponte pedonale sul fiume Burgos. In caso di dubbi, la cosa migliore da fare è chiedere a un vicino di Castañares. Percorrendo le rive del fiume per più di tre chilometri arriveremo alla spiaggia di Fuente del Prior (Km 18,7).

La stessa passeggiata ci porterà in circa quaranta minuti in più al ponte di San Pablo o ponte di El Cid, riconoscibile dalle superbe sculture medievali che adornano i suoi pilastri (Km 22). Attraversando il ponte si raggiunge la Plaza de El Cid, dove si trova la scultura equestre di questa notevole figura della Riconquista. Dopo la statua si prende il Paseo del Espolón per accedere alla Piazza della Cattedrale. Dietro questo monumento gotico, in via Fernán González 28, si trova l’ostello comunale.

Km 23. Burgos (Tutti i Servizi)

13^ tappa: Burgos - Hontanas 31km

Km 0. Burgos (Tutti i servizi)

Gli ultimi passi attraverso la capitale Burgos nascono dietro la cattedrale, in via Fernán González. Si passa all’arco a ferro di cavallo mudéjar o porta di San Martín, che è stato molto ben restaurato nel 20 ° secolo. Dopo l’arco, girare a sinistra per alcune scale che conducono a Via dell’Imperatore. Poco più avanti, a sinistra, proseguiamo lungo la Calle Villalón, che conduce al Paseo de la Isla, ai piedi del fiume. Attraversare l’Arlanzón e svoltare a destra seguendo il suo margine. Sempre dritto, ai piedi della N-120 lungo i viali di Palencia, José María Villacián Rebollo, vicino al parco Parral e via Villadiego, si raggiunge il bivio contrassegnato “Los Guindales”. Vivaio forestale” (Km 3).

Prendiamo, svoltiamo a destra e proseguiamo dritto su via Benito Pérez Galdós. Accanto alla porta del vivaio forestale la città finisce e l’asfalto diventa una pista. El Camino non entra a Villalbilla ma gira a destra per attraversare il torrente Molinar (Km 5,9). Riprendiamo la marcia per attraversare il ponte sulla circonvallazione e andare alla ricerca del viadotto di Arlanzón, l’opera di ingegneria dell’autostrada A-231 che abbiamo passato sotto (Km 8,6). Attraversiamo il fiume e lasciamo la strada per una passerella parallela che porta a Tardajos.

Km 10.8  Tardajos (Ostello, pensione, pensione, bar, negozio, farmacia, cassa)

In epoca romana, Tardajos era, o avrebbe potuto essere, una mansio della strada romana che collegava Clunia (la città di Burgos di Coruña del Conde) con Juliobriga (l’attuale Reinosa). Superiamo il paese attraverso la Calle del Mediodía, la Plaza Leandro Mayoral e la Calle Real Poniente. Ci stiamo dirigendo su strada verso la vicina Rabé. Nel breve tratto passiamo davanti al fiume Urbel. Questo alveo, che si estende per oltre 50 chilometri attraverso la provincia di Burgos, ha una portata limitata ma è molto facile da inondare e inondare le sue rive. Tanto che Tardajos e Rabé erano un tempo separati da un tratto di fango che ha dato luogo al canto: “Da Rabé a Tardajos non mancheranno i posti di lavoro. Dal tardo al rabbino, liberateci, dominate”. Versetto melodico che possiamo canticchiare fino a raggiungere Rabé de las Calzadas.

Km 12,6. Rabé de las Calzadas (Ostelli. Bar)

Percorrendo via Santa Marina si passa davanti alla fontana, decorata con capesante, fino a piazza Francisco Riberas e si prende l’uscita Baldomero Pampliega. Ciò che ci attende d’ora in poi sarà semplicemente l’altopiano castigliano. Niente imbrogli, niente cartone, con i suoi pro e i suoi contro. Lunghi rettilinei a più di ottocento metri di altezza con un’azienda che non ha altra scelta che la nostra ombra e grandi estensioni di cereali senza orizzonte apparente ma con una moltitudine di pernici, allodole, allodole, uccelli e altri uccelli che amano le colture. Saltare l’altopiano significa rompere l’unità del Cammino e sottrarne il significato. A quasi tre chilometri da Rabé, sulla destra, si trova la fontana di Praotorre, dove sono stati allestiti dei tavoli per il riposo (km 15,4).

Il sentiero prosegue la sua leggera salita fino a raggiungere una zona più pianeggiante che dà accesso alla valle dove si trova Hornillos (km 17,9). La pendenza, l’inerzia e il peso dello zaino rendono necessario un attento abbassamento del pendio roccioso, detto Matamulos. Dopo aver attraversato una strada e il letto del fiume Hormazuela, si entra in Hornillos del Camino, una città adattata al Cammino con una strada principale che corre da est a ovest.

Km 20,6. Hornillos del Camino (Ostelli, Bar, Negozio)

Nell’estate del 1990, su sua iniziativa, Lourdes Lluch (che continua ad accogliere i pellegrini durante l’inverno nel suo ostello Frómista) affitta qui una casa per accogliere i pellegrini, un’esperienza che stabilisce il ruolo degli ospedalieri volontari che, anno dopo anno, da allora, lavorano disinteressatamente negli ostelli della donazione.

All’uscita di Hornillos, il panorama è simile al precedente: un’infinita traccia di terra che sale sull’altopiano dei cereali. L’unica distrazione è lungo il ciglio della strada, decorato con mucchi di pietra che i contadini prendono dai loro raccolti. Cinque chilometri dopo Hornillos troviamo una croce di Santiago (Km 25,5) e settecento metri più avanti con la traversata verso l’ostello San Bol, situato sulle rive del fiume omonimo.

Km 26,2. Creek San Bol (Ostello)

Dopo un’altra ora di cammino, siamo finalmente arrivati a Hontanas, accovacciati e nascosti fino all’ultimo momento. Il nome della città deriva dal latino fontana, che significa font in spagnolo. Il sacerdote bolognese e pellegrino regolare (si recò a Compostela tre volte nel 1666 e nel 1673), Domenico Laffi, raccontava che nell’Hontana i pastori circondavano le loro capanne con un muro per difendersi dai lupi. Oggi, diversi ostelli, ostelli e case rurali offrono comfort e relax ai viaggiatori del 21 ° secolo.

Km 31.1. Hontanas (Ostelli, Ostelli, Case di Campagna, Bar, Negozio di stagione)

14^ tappa: Hontanas - Boadilla del Camino 28,5km

Km 0. Hontanas (Ostelli, Ostelli, Case di Campagna, Bar, Negozio di stagione)

Calle Real de Hontanas conduce alla strada BU-P-4013, che lasciamo subito per prendere un sentiero sulla destra. Passando per i ruderi di una torre (Km 2,1), si finisce ai piedi della strada (Km 4).

La strada non ha spalla e invece una fila di meravigliosi frassini si erge al suo posto, la cui ombra rende il traffico molto più facile. Presto, sullo sfondo, possiamo vedere le rovine del convento di San Antón, i cui archi sorgono sopra la strada (ostello e bar in stagione). Fu fondata nel 1146 da Alfonso VII e in essa i monaci antoniani curavano i malati di una cancrena infettiva comunemente conosciuta come “incendio di Sant’Antonio”. La causa di questa malattia, ormai ben nota, era un fungo che alterava il chicco di segale (km 5,6).

Dopo aver attraversato l’arco trionfale che ricorda lo scheletro del convento, ci avviciniamo al rettilineo di oltre due chilometri che ci porta a Castrojeriz, l’ultima città di Burgos lungo il Cammino di Santiago di Compostela. Si presenta a forma di mezzaluna sulle pendici di un colle che si affaccia su un primitivo castello. La prima cosa che ci viene in mente è l’ex collegiata gotica della Vergine del Manzano. Più tardi si svolta per prendere la Calle Real de Oriente e scoprire un casco di case blasonate e architettura tradizionale. Presto si passa, sulla destra, alla chiesa di Santo Domingo, gotica e con un’elegante facciata plateresca del XVI secolo. Per curiosità, sul lato rivolto verso la strada ci sono un paio di teschi scolpiti. La pista culmina nella Plaza Mayor, con portici dove è possibile fare una pausa.

Km 9.2. Castrojeriz (Tutti i servizi)

La visita artistica di Castrojeriz è completata dalla chiesa di San Esteban, trasformata in centro culturale e ostello per pellegrini, e dalla chiesa di San Juan, progettata dall’architetto Rodrigo Gil de Hontañón in stile gotico tedesco. Lungo la stessa strada, ora Real de Poniente, lasciamo Castrojeriz per affrontare la salita al Teso de Mostelares, un punto di riferimento geografico e un ricordo indimenticabile del pellegrinaggio a Compostela. La ripida salita inizia metri dopo aver attraversato il fiume Odrilla da un ponte di legno. In un chilometro e trecento metri superiamo un dislivello di 140 metri, da 777 a 917 metri, il che significa una pendenza media dell’11 per cento. In cima siamo accolti da una geometria geometrica umiliante (Km 12,8).

Anche con il nostro affanno, si attraversa la pianura di Mostelares per scoprire gradualmente il paesaggio infinito della Terra di Campos, conosciuta anche con il soprannome di granaio di Spagna. Una regione di colombaie, ricca di caccia e ricca d’arte, o come aymeric Picaud correlati – una terra piena di tesori, oro, argento, ricco di panni e cavalli vigorosi, abbondante di pane, vino, carne, pesce, latte e miele, ma manca di alberi. Per quattro chilometri, il sentiero, una linea bianca e abbagliante al sole, ci conduce attraverso un terreno favorevole all’area pic-nic situata accanto alla sorgente del pidocchio (km 16,9).

Poi, per novecento metri, si prende la strada per Itero del Castillo, con un ostello, e si lascia sulla sinistra per raggiungere l’antica parrocchiale di San Nicolás – oggi ostello per pellegrini stagionali gestito da volontari della Confraternita Italiana di San Giacomo – e poi il ponte Fitero o Mulo sul fiume Pisuerga. Qui Burgos finisce e Palencia inizia. L’opera originale fu costruita durante il regno di Alfonso VI el Bravo (1072 – 1109), ma nulla rimane di questa fabbrica e quello che vediamo oggi sono aggiunte e ricostruzioni del ponte costruito nel XVI secolo.

Km 18,5. Ponte Fitero (Ostello)

Una strada rurale sulle rive del fiume Pisuerga ci porta a Itero de la Vega, la prima città sul Camino a Palencia (Km 20,3). L’eremo di Nuestra Señora de la Piedad, risalente al XIII secolo, è il primo monumento ad essere costruito. Già nel paese si trovano la chiesa di San Pedro e una pergamena.

Km 20.3. Itero de la Vega (Ostelli, Ostelli, Bar, Negozio)

Attraversare Itero lungo via Santa Ana e, dopo aver attraversato una strada, proseguire per un paio di chilometri su ogni sentiero fino al canale di irrigazione Pisuerga (km 22,5). Quasi due chilometri più avanti, dopo aver attraversato un terreno ondulato, si trova ai piedi della Boadilla del Camino (Km 24,3).

Una brutale spianata di verdi, ori e ocra ci separa ancora dalla meta, che siamo riusciti a raggiungere dopo un’ultima manche di quattro chilometri. Pur essendo una piccola città, Boadilla ha diversi ostelli dove si può pernottare. Accanto alla chiesa dell’Assunta si staglia un ornato rotolo gotico giurisdizionale di grandi dimensioni. È un must.

Km 28,5. Boadilla del Camino (Ostelli. Bar)

15^ tappa: Boadilla del Camino - Carrion de los Condes 24,6km

Km 0. Boadilla del Camino (Ostelli. Bar)

Dopo un’ultima revisione delle filigrane decorative della pergamena giurisdizionale e del tempio di Nuestra Señora de la Asunción, che, tra l’altro, espone un interessante fonte battesimale, abbiamo lasciato Boadilla del Camino sulla Calle Mayor per prendere un sentiero che poco dopo le ultime navate della città gira a sinistra e va avanti per incontrare il Canal de Castilla. Quest’opera d’ingegneria fu ideata dal marchese della baia (1702 – 1781), statista e politico illuminato. Lo scopo della rete fluviale di canali, costruita tra il 1753 e il 1849, era quello di trasportare i cereali castigliani nel Mar Cantabrico per mezzo di chiatte trainate da bestie alla spina. Ha funzionato fino a quando l’introduzione e la regolarità della ferrovia l’ha lasciata in disuso nel 1959. Da allora, fornisce irrigazione alle città rivierasche (Km 1,8).

Il nostro percorso prosegue parallelo al Canale per oltre tre chilometri e raggiunge una serie di chiuse che a questo punto hanno permesso alle imbarcazioni di attraversare un dislivello di oltre quattordici metri (Km 5). Attraversiamo l’altro lato del canale ed entriamo nella città di Frómista. Nel centro c’è un punto di informazione turistica e la preziosa chiesa romanica di San Martín che merita una visita e, naturalmente, alcune foto. Sembra un modello, tale è la perfezione delle sue dimensioni e forme. E ‘stato costruito nel 11 ° secolo grazie al patrocinio di Doña Mayor de Castilla ed è composto da tre navate, 46 capitelli, una cupola ottagonale e due torri cilindriche verso ovest.

Km 5.7. Frómista (Tutti i servizi)

Dopo questa licenza artistica, abbiamo preso la strada precedente e ci siamo diretti verso il P-980 verso Carrión de los Condes. Un paio di rotatorie devono essere eluse, poste tra il ponte sull’autostrada A-67, per fare una comoda passeggiata che corre parallela alla strada. I mucchi di San Giacomo, allineati matematicamente due a due; il rotolamento veloce delle auto e dei nostri compagni “ciclisti” e la pianura infinitamente piantata sono le uniche distrazioni lungo l’intero tratto. La prima città che esce per incontrarci è Campos.

Km 9.2. Città di Campos (Ostello, Centro di Turismo Rurale, Bar, Negozio)

All’uscita, prima di attraversare il fiume Ucieza, chi vuole può prendere la strada alternativa che attraversa Villovieco e finisce per collegarsi con la strada ufficiale. Gli altri, dopo aver attraversato il fiume, ritornano alla monotona passerella che porta alla successiva città di Campos.

Km 12,6. Revenga de Campos (Bar)

Attraversiamo Revenga lungo la strada, che coincide con la Calle General Amor, e passiamo davanti alla chiesa di San Lorenzo, che ha una torre sulla quale si affacciano i nidi di cicogna. All’uscita c’è una nuova passerella che ci aspetta e che ci porta al vicino Villarmentero de Campos.

Km 14,7. Villarmentero de Campos (Ostello. Centro di Turismo Rurale. Bar)

Piccolo borgo con bar all’ingresso e zona di sosta all’uscita e all’ombra di alcuni pini. Come tirare la linea si continua per Villalcázar de Sirga, una città che è attraversata da un lato, ma merita una visita (Km 18,8).

Km 18,8. Villalcázar de Sirga (Ostello, Ostello, Bar, Negozio, Centro d’interpretazione Palomares)

Nella piazza si trova la grande chiesa templare di Santa María la Blanca, costruita alla fine del 12 ° secolo, nel passaggio dal romanico al gotico. Da non perdere la facciata sud, che presenta un Pantocratore circondato da Evangelisti e Apostoli su un arco a sesto acuto e ricco di archivolti. Chi trascorre la notte a Villalcázar (chi è partito da San Nicolás de Puente Fitero o da Itero de la Vega avrà già percorso 27 chilometri) potrà apprezzare come le ultime luci del giorno tingano la chiesa di colore oro.

Abbiamo lasciato Villalcázar de Sirga per riprendere il nostro amato camminatore. In quest’ultimo tratto si spezza l’orizzontale con pochi pendii poco importanti. Non ci sono sorprese fino a Carrión de los Condes, fine tappa. Sulle rive del fiume Carrión, un tempo era una città murata ed era divisa in due quartieri. Come nel XII secolo, diversi ostelli, negozi di ogni genere e chiese, come quelle di Santa María del Camino e Santiago – la cui figura del Pantocratore è già diventata un’icona – accompagnano il pellegrino attraverso Carrión.

Km 24,6. Carrión de los Condes (Tutti i servizi)

16^ tappa: Carrion de los Condes - Terradilllos de los Templarios 26,6km

Km 0. Carrión de los Condes (Tutti i servizi)

Lungo la via José Antonio, dove si trovano il bellissimo fregio della chiesa di Santiago e le vie Esteban Collantes e Piña Blasco, raggiungiamo il fiume Carrión e il monastero benedettino di San Zoilo, un hotel e un centro di studi e documentazione sul Cammino di Santiago de Compostela con una biblioteca specializzata e completa in giacobbe aperta al pubblico. Percorrendo l’uscita troviamo la N-120, che incrociamo per prendere la strada per Villotilla (Km 2).

Le erbe hanno invaso la spalla scarsa di questa strada locale, ma per fortuna c’è poco traffico. A tre chilometri dall’inizio abbiamo lasciato a destra (Km 4,8) la proprietà di quella che era l’abbazia di Benevivere e ottocento metri più tardi abbiamo salutato la strada per camminare sulla Via Aquitana, una strada romana che collegava Bordeaux ad Astorga e che più di duemila anni dopo conserva ancora parte del suo tracciato originario (Km 5,6). In questo tratto non mancano le ombre, semplicemente non esistono. Fortunatamente non ha più un pavimento di ciottoli, che è stato ricoperto di zaffiro alcuni anni fa. Inoltre, poco prima di attraversare la strada per Bustillo e in alta stagione, è possibile trovare in mezzo a queste solitudini un bar improvvisato (Km 10).

Quasi due chilometri e mezzo dopo aver attraversato la strada si arriva a un cartello di pietra che ci informa del passo Cañada Real Leonesa, uno degli itinerari di lunga distanza spagnoli utilizzati dai pastori transumanti per condurre il loro bestiame dai pascoli estivi (León) ai pascoli invernali (Extremadura) e viceversa….

Km 12,4. Cañada Real Leonesa (autocarro alimentare da maggio a ottobre dalle 7:00 alle 15:00)

Più di quattro chilometri e mezzo dopo ci avviciniamo finalmente a Calzadilla de la Cueza, un villaggio salvadoregno che a prima vista assomiglia all’ambientazione di un Occidente. Ostello, ostello e ristorante, tutto in uno, offrono ogni possibilità: dal semplice riposo e ristoro alla sosta definitiva per chi è finito in un posto pazzesco sulla strada millenaria. Qualsiasi opzione è valida.

Km 17. Calzadilla de la Cueza (Ostello, Ostello, Bar, Negozio)

Poiché il bar è ad un’estremità, per continuare la passeggiata bisogna girare per il paese e unire la strada principale che porta alla N-120. Lungo la strada nazionale passiamo il fiume Cueza e lo attraversiamo per avanzare lungo una passerella che corre parallela. La deviazione per Santa María de las Tiendas, antico ospedale noto anche come El Gran Caballero (km 18,8), è seguita da un tratto di circa tre chilometri che attraversa un dislivello trascurabile di 50 metri. Poi, in leggera discesa, si attraversa nuovamente la N-120 per entrare nel piccolo villaggio di Ledigos.

Km 23,4. Ledigos (Loggia. Bar)

Lasciamo Ledigos parallela alla strada nazionale, che percorriamo di nuovo per riprendere per l’ultima volta il sentiero a tacco che porta a Terradillos de los Templarios stessa, un villaggio che prende il nome dai Cavalieri Templari, un ordine militare cristiano fondato nel XII secolo che custodiva l’ospedale ormai defunto di San Juan in questo stesso luogo.

Km 26,6. Terradillos de los Templarios (Ostello, bar, piccolo negozio di alimentari in uno degli ostelli)

17^ tappa: Terradilllos de los Templarios - El Burgo Ranero 30,6km

Km 0. Terradillos de los Templarios (Ostello, bar, piccolo negozio di alimentari in uno degli ostelli)

Lasciamo la vecchia encomienda Templare di Terradillos per un appezzamento di terreno che muore sul P-905, segnato anche come P-973 (Km 1,4). Un breve tratto di strada conduce ad un sentiero che corre tra il cereale e i filari di pioppi, vicino ai torrenti San Juan e La Huelga. Questo paesaggio ci accompagna a Moratinos, il penultimo villaggio lungo il Cammino di Santiago di Compostela, nel suo percorso attraverso Palencia, che vanta cantine scavate e case in adobe: una massa di argilla a volte mescolata con paglia e utilizzato per costruire muri e pareti.

Km 3.3. Moratinos (Ostello, Ostello, Bar all’interno dell’ostello stesso)

Presso la chiesa di Santo Tomás de Aquino, girare a destra e lasciare la città. Due chilometri e mezzo ci separano da San Nicolás del Real Camino, l’ultimo paese di Palencia.

Km 5.8. San Nicolás del Real Camino (Ostello, bar all’interno dell’ostello stesso)

All’uscita di San Nicolás attraversiamo il fiume Sequillo e giriamo a destra per imboccare il sentiero di pellegrinaggio che costeggia la N-120. Centocinquanta metri a nord di essa corre la A-231, la doppia carreggiata del Cammino di Santiago. Lungo il percorso si attraversa il confine tra Palencia e León, l’ultima provincia castigliana a detenere il record di chilometri lungo il Cammino. Un totale di 214,4 già in attesa di essere scoperti (Km 7,7). Procedemmo parallelamente all’N-120 e dopo averla attraversata, passammo il fiume Valderabuey con un ponte di pietra. Si accede così ad una spianata boscosa dove si trova l’eremo della Vergine del Puente, in stile romanico mudéjar (Km 10,3).

Dopo un terzo della tappa, il Cammino ci porta a Sahagún. Evitando la N-120 sottostante (km 11,6) si accede al centro di questa città di Leon. Dopo la via Ronda de Estación, attraversare il ponte sui binari, superare l’ostello comunale e proseguire lungo le vie La Herrería e Antonio Nicolás.

Km 13. Sahagún (Tutti i servizi)

Sahagún espone l’arte mudéjar nelle chiese di San Lorenzo e San Tirso, eretta dai costruttori che non usavano la pietra e costruivano le loro opere con mattoni. Inoltre, alla fine di Via Antonio Nicolás, possiamo vedere l’arco barocco di San Benito. Più avanti, si attraversa il fiume Cea – affluente dell’Esla – dal ponte di Canto, che termina a Sahagún (km 13,7).

La giornata prosegue con una passeggiata alberata parallela alla strada di accesso N-120. Ai piedi della strada nazionale, prima di superare la deviazione per Mayorga, gli alberi scompaiono e il lungomare diventa una passerella. Attraversando la vegetazione che ci separa dalla strada si attraversa un ruscello e mezzo chilometro dopo si attraversa la N-120. Insomma, accanto ad un tendone, un cartello di pietra avverte male della doppia alternativa che si presenta: proseguire dritto lungo la Strada Reale di Francia verso Bercianos e il Burgo Ranero. A destra, attraversando l’autostrada A-231 attraverso un ponte, si raggiunge immediatamente Calzada del Coto e da questa città fino a Calzadilla de los Hermanillos. C’è anche la possibilità di entrare a Calzada del Coto e tornare al Real Camino Francés con un altro ponte alla fine del paese (infatti, a questo punto il bivio originale ha sempre continuato a prendere una strada o l’altra). Entrambi i percorsi si ritrovano il giorno dopo (km 17,4).

Proseguire dritto sul Real Camino Francés (l’alternativa per Calzada del Coto e Calzadilla è descritta brevemente nella sezione Osservazioni). Una pista sterrata, costruita appositamente per i pellegrini e ombreggiata da un’infinita fila di false banane (Acer pseudoplatanus), ci accompagnerà per i prossimi 32,2 chilometri. Accanto ad essa scorre un sentiero asfaltato utilizzato dai pellegrini in bicicletta. Il traffico verso Bercianos del Real Camino è abbastanza monotono e, dopo un’ora di cammino, sul lato sinistro della strada, possiamo vedere l’eremo di Nuestra Señora de Perales (Km 21,5) in una spianata. Più tardi, dopo aver attraversato un ruscello e aver lasciato la croce in memoria del pellegrino tedesco Manfred Kress, siamo entrati a Bercianos del Real Camino.

Km 23. Bercianos del Real Camino (Ostelli, Bar, Negozio)

All’ingresso di Bercianos siamo accolti da una fontana decorata con capesante. Attraversiamo la città lungo la sua strada principale in compagnia di adobe, il materiale di base dell’architettura tradizionale di questi primi villaggi di León. A Bercianos, un paio di negozi di alimentari e un bar vi daranno la possibilità di ricaricare le batterie per l’ultima parte della tappa. Lasciamo il paese per riprendere il cammino delle false banane, contemplando allo stesso tempo i piccoli appezzamenti che punteggiano i campi. Dopo due chilometri si raggiunge un’area di sosta vicino al torrente El Olmo (km 25,1).

In seguito, il sentiero alberato conduce a un viadotto dell’autostrada A-231 (km 28,7) e quindi a El Burgo Ranero. Abbiamo attraversato una strada per entrare in questa città al culmine di una crociera in memoria dei bambini. Si può proseguire dritto su Calle Real o lungo la strada che porta agli ostelli dei pellegrini.

Km 30,6. El Burgo Ranero (Ostelli, Bar, Negozio, Farmacia)

18^ tappa: El Burgo Ranero - Leon 37,1km

Km 0. El Burgo Ranero (Ostelli, Bar, Negozio, Farmacia)

All’uscita di El Burgo si trova la laguna di Manzana. Sono relativamente abbondanti in queste parti della Terra di Campos e sono stati utilizzati fino a poco tempo fa come un foro di abbeveraggio per gli animali. Oggi sono l’habitat di alcune specie di anfibi, rapaci e anatre. Torniamo al sentiero alberato del Real Camino Francés attraverso un paesaggio simile a quello di ieri: impressionanti pianure coltivate, con poche ondulazioni e quasi deforestate. A due chilometri e mezzo da El Burgo Ranero si passa un’area di sosta situata sulle rive del torrente Valle de la Granja (km 2,5) e due chilometri più avanti, in una leggera valle, scorre un altro torrente: il torrente Valdasneros (km 4,5).

In mezz’ora di monotonia lasciamo sulla sinistra una pista e una scuola ultraleggera (Km 7) e un chilometro più avanti facciamo la deviazione per Villamarco (Km 8). La legge del rettilineo ci dà una pausa quando il binario traccia una curva e attraversa sotto i binari del treno (Km 10,6). Nella valle successiva abbiamo superato il torrente Valdearcos e dopo aver superato una leggera pendenza siamo scesi alla città di Reliegos, accovacciato fino all’ultimo momento. Nello stesso ingresso si trovano le tradizionali cantine in mattoni e in adobe, utilizzate per la conservazione del vino ma soprattutto come luogo di ritrovo. Abbiamo attraversato le Reliegi da un capo all’altro, annusando il sentiero alberato lungo Calle Real, dove un meteorite colpì nel 1947.

Km 13. Camere (Ostelli, Bar)

Abbiamo lasciato da parte il frontone per immergerci accanto alle false banane delle pianure cerealicole, decorate da gigantesche strutture di irrigazione a pioggia. Il detto da Reliegos a Mansilla, il campionato ben misurato, stabilisce la distanza di una lega (tra 5.573 e 5.914 metri) tra le due città. Quasi quattro chilometri dopo Reliegos, dopo aver passato sotto le torri di linee elettriche, c’è un’area di sosta sul bordo del viale alberato (Km 16,7). Diciamo addio al sentiero artificiale, attraversare la N-601 (Adanero – León) con un viadotto ed evitare un canale di irrigazione per entrare a Mansilla de las Mulas. Abbiamo scoperto l’antica città fortificata mentre attraversavamo la porta del castello, in calce e masso. Su via Santa Maria è visibile il campanile della chiesa.

Km 19. Mansilla de las Mulas (Tutti i servizi)

La Via attraversa Mansilla e conduce al ponte sull’Esla, l’Astura latina. Appena attraversato il ponte, si imbocca un sentiero che parte sulla sinistra e corre parallelo alla N-601, accanto ai fossati di irrigazione, ai campi di grano e a quelli di acacia. Così, arriviamo in un’ora a Villamoros de Mansilla.

Km 23,5. Villamoros de Mansilla (Negozio)

All’ingresso abbiamo lasciato la protezione della strada per prendere la spalla N-601. Passiamo Villamoros lungo la strada e di nuovo lungo il sentiero parallelo raggiungiamo Puente Villarente, dove attraversiamo il fiume Porma vicino al ponte di origine medievale. Attraversiamo Puente Villarente seguendo il tracciato della N-601, che parte in due da questa città con una moltitudine di servizi.

Km 25,3. Puente Villarente (Tutti i servizi)

Se si cammina lungo il marciapiede sinistro, quando si raggiunge un ufficio Caja España, attraversare l’incrocio pedonale e proseguire lungo il marciapiede destro. Al Ristorante Avellaneda ci allontaniamo un po’ dalla N-601 per prendere una pista che parte alla nostra destra (Km 26,3). Attraversiamo il canale Arriola, attraversiamo la strada che ci porta a Sanfelismo e proseguiamo dritti. Dopo una ripida salita, all’inizio della quale è stata aperta un’area di sosta coperta, abbiamo raggiunto Arcahueja.

Km 29,5. Arcahueja (Ostello. Bar)

Dopo questa popolazione, il tratto è intensificato con diversi scivoli. Lasciamo da parte la deviazione per Valdelafuente (km 30,9), incoroniamo un piccolo vialetto e proseguiamo verso un poligono posto ai piedi della N-601. Con una passeggiata pedonale, allestita all’inizio del 2010, abbiamo attraversato il nodo stradale N-601 e ci siamo diretti verso Puente Castro, un quartiere di León separato dalla città dal fiume Torío. Entriamo in Puente Castro attraverso via Simón Arias, attraversiamo l’Avenida de Madrid (Km 35) e proseguiamo a destra attraverso Victoriano Martínez e Plaza Tomás Mallo per raggiungere una passerella e attraversare il fiume Torío. A destra di esso si trova il ponte in pietra del XVIII secolo.

Superato l’alveo del fiume – a León – imbocchiamo la via Mayor Miguel Castaño e proseguiamo per 600 metri fino a raggiungere il viale a due corsie Fernández Ladreda. Da questo incrocio l’itinerario urbano si è biforcato. Ora dobbiamo continuare dritto, come l’ostello comunale chiuso, e la segnaletica ora conduce direttamente all’ostello del monastero benedettino e alla residenza della Fondazione Ademar.

Km 37,1. León (Tutti i servizi)

19^ tappa: Leòn - San Martìn del Camino 25,9km

Km 0. León (Tutti i servizi)

Dalla Plaza de Santa María del Camino, dove si trova l’ostello delle Benedettine, abbiamo aperto la giornata per le strade di La Rúa e Ruiz de Salazar. Passiamo tra la modernista Casa Botines de Gaudí e il Palazzo rinascimentale dei Guzmanes. Poco dopo, sulla destra, spicca la Collegiata Reale di San Isidoro, un prezioso monumento di origine romanica sorto come monastero dedicato a San Pelayo. Da via Ramón y Cajal, girare a sinistra in via Renueva e sempre dritto, prendere l’Avenida de Suero de Quiñones fino a raggiungere l’Hostal de San Marcos, un ospedale per pellegrini nel Medioevo e oggi un Parador de Turismo e Museo. Vale la pena fermarsi a godersi la ricca decorazione plateresca della facciata (Km 2,3).

Attraversiamo il fiume Bernesga, affluente dell’Esla, accanto all’ostello e proseguiamo dritti lungo l’Avenida de Quevedo. Questo viale, sempre dritto, ci porta sul viale del parroco Pablo Díez, con le sue impressionanti lanterne rosse. Senza alcuna perdita raggiungiamo una passerella pedonale sopra i sentieri, che attraversiamo per entrare a Trobajo del Camino.

Km 3.9. Trobajo del Camino (Tutti i servizi)

Proseguiamo lungo lo stesso viale del parroco Pablo Díez e sul marciapiede sulla destra si può vedere la sobria cappella in mattoni e il canto di San Giacomo apostolo del XVIII secolo. In un negozio di fiori (Km 4,7) girare a sinistra, oltrepassare piazza Sira San Pedro e girare leggermente a destra lungo l’omonima strada. Siamo usciti su un viale, che abbiamo attraversato, e abbiamo continuato a salire sulla strada Camino de la Cruz accanto ad alcune cantine. Immediatamente entriamo in una zona industriale (km 5,7) che termina accanto a un distributore di benzina e al bordo della N-120. Attenzione, dalla spalla e accanto al traffico intenso su questa strada nazionale si entra in Virgen del Camino.

Km 7.6. Virgen del Camino (Tutti i servizi)

Si tratta di una città satellite di León, divisa in due dalla N-120. Offre quasi tutti i servizi ed è un buon posto per proporre la prima tappa. In Virgen del Camino è comune vedere aerei dell’esercito che sorvolano la zona, in quanto vi è una base aerea militare accanto. Quando arriviamo al Santuario, dal 1957 e la cui facciata è decorata con tredici sculture di Joseph María Subirachs da Barcellona, attraversiamo la N-120 (se andiamo sul marciapiede destro) e percorriamo la strada di La Paz. Lasciamo da parte la fontana di El Cañín e osserviamo una serie di graffiti sulla pista asfaltata, che crescono ogni anno, indicando a sinistra il bivio per Villar de Mazarife (vedi sezione osservazioni), un’altra alternativa all’itinerario storico del Cammino Francese (Km 8,5).

Proseguiamo dritti, passando davanti al cimitero e lungo una strada di servizio accanto agli ultimi edifici. Una strada parallela all’N-120 conduce ad un tunnel sotto l’A-66, dopo di che si gira a destra per salire fino ad un’antenna circondata da alberi sparsi. Da qui scendiamo dolcemente verso alcuni edifici industriali e ci raccordiamo con la passerella parallela all’N-120, che lasceremo solo alla fine della tappa. Siamo in una terra desolata, piatta e desolata. Immediatamente entriamo nella Valverde de la Virgen.

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Km 12.2. Valverde de la Virgen (Ostello. Bar)

Attraversare Valverde sulla N-120 e all’uscita prendere la passerella per la città successiva, anch’essa divisa dalla strada nazionale: San Miguel del Camino. Da San Miguel alla città successiva ci sono 7,7 chilometri, quindi è una buona idea fare una sosta in questa fase.

Km 13,6. San Miguel del Camino (Bar)

Dopo aver attraversato San Miguel del Camino si ritorna alla monotona passerella, attraversando il deserto tra la N-120 e la vicina AP-71 che procede verso sinistra. Un’ora e tre quarti più tardi entriamo a Villadangos del Páramo, le cui prime case si trovano in una piccola valle. Siamo entrati nella scuola di Santiago Apóstol e siamo passati dall’ostello dei pellegrini.

Km 21,3. Villadangos del Páramo (Alloggio, Bar, Negozi, Farmacia, Cassiere)

Attraversare la N-120 per prendere Calle Real, dove si trova la panetteria e un negozio. I bar sono ammassati sul bordo della strada nazionale. Lungo la stessa Calle Real si scende fino ad attraversare un canale di irrigazione e si prosegue tra i pioppi per non più di 400 metri per tornare in compagnia del suono N-120. Da questo punto in poi, si può continuare sul lato destro della strada nazionale o a sinistra, in quanto vi è una passerella su entrambi i lati. Una linea retta di 3,8 chilometri ci porta al centro di San Martín del Camino, che si distingue in lontananza per il suo particolare serbatoio d’acqua.

Km 25,9. San Martín del Camino (Ostelli, Bar, Negozio)

 

20^ tappa: San Martìn del Camino - Astorga 25,9km

Km 0. San Martín del Camino (Ostelli, Bar, Negozio)

Attraversiamo San Martín del Camino accanto alla N-120 e, dopo aver superato il canale Páramo e l’indicazione di fine paese, giriamo a destra e subito a sinistra per imboccare il bel sentiero di ghiaia che corre parallelo alla strada nazionale. Colture di mais e piccole superfici di ortaggi inondano i campi alla nostra destra, irrigati da una buona rete di canali e fossati. Dopo tre chilometri si passa la deviazione per Santa Marina del Rey e Villavante (Km 3). Più avanti, il Cammino incontra il canale della diga di Cerrajera, un canale di irrigazione dell’Orbigo che parte da questo fiume di Villanueva de Carrizo per convergere di nuovo a Cebrones del río. Le sue prime notizie risalgono al XIV secolo (Km 4,2).

Un paio di chilometri dopo, lasciammo a destra la N-120 e passammo davanti a noi una bella vasca d’acqua in mattoni. Poco dopo abbiamo attraversato la strada provinciale di Puente de Órbigo (Km 6,9) vicino alla chiesa di Santa María, il cui campanile di solito sostiene più di un nido di cicogna.

Km 6.9. Ponte di Órbigo (Bar)

Il fiume Órbigo, che scorre sotto il lungo ponte del Passo Honroso, dove nel 1434 Suero de Quiñones sfidò qualsiasi cavaliere che volesse attraversarlo, si trova immediatamente davanti a noi. Qualche secolo dopo, nella primavera del 2012, è stato inaugurato il suo sistema di illuminazione a LED, che è visibile alla fine della giornata. Una tecnologia che inonda di colore la pietra e che non lascia nessuno indifferente. Attraversiamo il Passo, senza paura di cavalli in fuga o di lance smarrite, per raggiungere l’Hospital de Órbigo, dove ci accoglie la chiesa settecentesca di San Juan Bautista.

Km 7.7. Ospedale di Órbigo (Tutti i servizi)

Dal centro di Hospital de Órbigo si prosegue lungo la stessa strada principale fino all’uscita, dove un cartello inchiodato ad un palo mostra le due possibilità di intraprendere il resto della tappa (Km 8). Subito dopo, il percorso storico prosegue lungo una passerella parallela alla N-120; sulla destra, un’opzione molto apprezzata dai pellegrini, il Cammino conduce a Villares de Órbigo e Santibáñez de Valdeiglesias attraverso un paesaggio agricolo e di pianura. Entrambe le opzioni si fondono nella nave da crociera Santo Toribio.

Una questione di gusti. Noi mettiamo in relazione la seconda opzione. Svoltare a destra su un sentiero circondato da un paesaggio molto agricolo. Innumerevoli canali di irrigazione coprono le colture orticole, che vengono assaggiati in tutta León e anche nelle province vicine. Così raggiungiamo Villares de Órbigo.

Km 10. Villares de Órbigo (Ostello, Bar, Negozio, Farmacia)

Alla periferia di Villares de Órbigo abbiamo attraversato una strada locale e abbiamo preso un sentiero accanto a una navata in mattoni. Oltrepassiamo un’area pic-nic e saliamo leggermente in bassa montagna. Se guardiamo a sinistra troviamo un piano generale della fertile pianura del fiume Órbigo, con i suoi pioppi, canali e coltivazioni. Ricreato in questa vista si raggiunge una strada locale (km 11,5) che porta alla vicina città di Santibáñez de Valdeiglesias.

Km 12,6. Santibáñez de Valdeiglesias (Ostelli, Bar Caffetteria)

Entriamo in via Camino de Villares, proseguiamo lungo la via Real e giriamo a destra in Carromonte Bajo, dove si trova l’ostello parrocchiale. Terminare la strada e lasciare Santibáñez su una strada larga, anche abbastanza sassosa, accanto ad alcuni capannoni per il bestiame. Per lei, tra piccoli appezzamenti di vite che punteggiano il resto delle colture, si guadagna trenta metri di altezza fino ad arrivare ad una croce scolpita da una serie di figure, tra cui uno spaventapasseri (km 13,8).

Si scende per circa settecento metri, lasciando sulla sinistra un piccolo burrone creato dall’erosione, per poi risalire un’area più riparata tra lecci e capparri. In seguito ci sono diversi scivoli lungo lo scomodo sentiero sassoso: una discesa veloce è seguita da una breve salita e una discesa leggermente più lunga è seguita da una salita con le stesse caratteristiche che finisce per lasciare le nostre gambe dolenti. Raggiungiamo un altopiano e lasciamo una nave sul lato destro. Si tratta della Casa degli Dei, gestita da David Vidal e situata nel luogo conosciuto come Majada de Ventura (Km 17,5).

Presto si attraversa una strada e una lunga linea retta ci porta al bivio di Santo Toribio, dove alcuni tavoli ci invitano ad uno spuntino in questo ottimo punto di vista su San Justo de la Vega, la città di Astorga e il Monte Teleno, che con i suoi 2.188 metri è la vetta più alta delle montagne di Leon. Nello stesso luogo, nel V secolo, il vescovo di Astorga, dopo essere stato espulso dal suo seggio, disse: “Nemmeno la polvere di Astorga” (Km 19,1). Scendiamo dalla nave da crociera per entrare a San Justo de la Vega.

Km 20.3. San Justo de la Vega (Ostello, Bar, Negozio, Farmacia)

Alla periferia del paese, abbiamo attraversato il fiume Tuerto da una passerella metallica parallela al ponte di pietra. Pochi metri più avanti lasciamo il lungomare e imbocchiamo una pista che costeggia una nave. Il sentiero termina al fiume Jerga, che attraversiamo attraverso un piccolo ponte. Girare a sinistra e avvicinarsi alla passerella metallica che attraversa la linea Palencia – La Coruña (Km 23).

Il ponte è un labirinto vertiginoso di linee rette e altezze. Superare la strada smontata via Plasencia – Astorga e dopo la rotatoria decorata con il nome romano di Astorga: Asturica Augusta, risalire la strada Perpetua Socorro, dove svoltare a sinistra. In seguito, una ripida salita ci porta all’Ostello degli Amici del Cammino e al complesso formato dalla Cappella Vera Cruz e dalla chiesa dei Padri Redentoristi. Da questo punto ci sono solo trecento metri dal Municipio.

Km 24,2. Astorga (Tutti i servizi)

 

21^ tappa: Astorga - Foncebadòn 25,9km

Km 0. Astorga (Tutti i servizi)

A causa del gran numero di pasticcerie di Astorga, che ci attirano con i loro annunci di mantecadas e pasticceria sfoglia, è molto difficile o, meglio, impossibile, lasciare l’antica città romana senza aver assaggiato un solo dolce. Dopo colazione, voltando le spalle alla facciata del Municipio di Astorga, attraversiamo la Plaza Mayor per attraversare la via Pío Gullón, situata a sinistra della piazza. Dopo aver attraversato García Prieto proseguiamo dritti su Via Postas e Via Santiago. Lasciando da parte il Palazzo Episcopale, passiamo davanti alla cattedrale e imbocchiamo via Porteria, dove si trova l’ostello privato. Dopo la meta, girare a destra e proseguire dritto per circa 400 metri lungo Via San Pedro. Attraversare la strada da un incrocio pedonale e guidare in direzione di Castrillo de Polvazares e Santa Colomba de Somoza per la strada dei Martiri. Lungo una passeggiata parallela alla LE-142 scendiamo dolcemente fino all’altezza di Valdeviejas, dove troviamo la cappella dell’Ecce Homo, un edificio del XVIII secolo completamente restaurato nel 2007. Il primo uccello eremita timbra, sigilla e fornisce anche le credenziali. A circa 150 metri a destra della cappella, sulla strada che porta a Valdeviejas, c’è un ostello per pellegrini aperto nel 2010.

Km 2.6. Deviazione a Valdeviejas (Ostello. Bar)

Lasciamo l’eremo e attraversiamo l’autostrada A-6 (l’autostrada nord-occidentale che collega Madrid all’Arteixo di A Coruña) da un cavalcavia. Una passeggiata ai piedi della LE-142 ci aspetta per portarci a Murias de Rechivaldo, una città di Maragata in cui siamo entrati dopo aver attraversato il fiume Jerga. La chiesa parrocchiale di San Esteban, del XVIII secolo, si trova sulla destra e si attraversa Murias lungo una strada laterale, dove si trovano la locanda e l’ostello privato.

Km 4.7. Murias de Rechivaldo (Ostelli. Bar)

Siamo partiti da Murias de Rechivaldo per mezzo di una pista di ghiaia scortata da cespugli e ginestre. Un lungo rettilineo di oltre due chilometri ci porta ad attraversare la LE-142 (km 7,3), una strada lasciata da una passerella accanto alla LE-CV-192. Circa mezz’ora dopo, siamo arrivati al centro di Santa Catalina de Somoza, salendo molto dritto. È anche un antico villaggio di maragatos mulattieri, con forti case con cancelli a due ante sempre dipinte in qualche colore primario. Diversi ostelli con bar offrono anche una breve pausa dopo due ore di cammino.

Km 9.3. Santa Catalina de Somoza (Ostelli. Bar)

Attraversiamo la città lungo Calle Real e all’uscita recuperiamo la passerella LE-CV-192 che, ancora una volta in salita quasi impercettibile, ci avvicina alla città di El Ganso. Nel mezzo, una croce di legno posta nell’estate del 2012 ha sostituito la vecchia croce, piuttosto deteriorata. A El Ganso, dopo un paio di bar, girare a sinistra per passare una fontana e la chiesa di Santiago.

Km 13,4. El Ganso (Rifugio. Bar. Negozio)

Dopo El Ganso ci aspetta la stessa sceneggiatura: la monotonia della passerella, che in alcuni tratti che stanno per arrivare si restringe e ci costringe a camminare sull’asfalto, anche se si allarga lungo una pineta. Tra El Ganso e Rabanal del Camino, sul ponte di Pañote sul torrente Las Reguerinas e accanto alle miniere romane della Fucarona, si trova la tenda dell’Associazione Gaudí. Sono un’associazione senza scopo di lucro che lotta contro il cancro infantile e raccoglie fondi con donazioni lasciate dai pellegrini quando hanno scattato la loro foto con un’aquila della famiglia Acceppiter. Mettono il sigillo dell’Associazione e forniscono informazioni sul palcoscenico stesso. Davanti a loro, in un’area ombreggiata su cui riposare, sono state allestite due grandi panchine. Lasceremo l’incrocio a destra per Rabanal Viejo e Maluenga (km 17,5) e, dopo il fiume Rabanal Viejo, lasceremo la strada per imboccare un sentiero che sale tra un rebollar. Siamo avanzati vicino ad una recinzione coronata da croci fatte di bastoni, dove alcuni pellegrini si sono fermati per mettere la loro. Sulla sinistra si trovava la monumentale quercia del pellegrino, conosciuta con il soprannome di Fonso Pedredo carballo. Un mito della rotta giacobina abbattuta dal vento nel novembre 2013 (Km 19).

Sempre a sinistra si lascia l’eremo di Cristo de la Vera Cruz, proprietà della Giunta Vecinale (Km 19,7). Lasciamo l’azienda della LE-CV-192, che qui si fonde con la LE-142, per entrare a Rabanal del Camino. La nona tappa del Codex Calixtinus è iniziata a León e si è conclusa a Rabanal del Camino. A soli 20,3 chilometri da Astorga e da alcuni pellegrini, il viaggio si estende per cinque chilometri e mezzo fino a Foncebadón (Assicurarsi che gli ostelli di Foncebadón siano aperti prima del viaggio, soprattutto in inverno). Sia chi pernotta (fino a quattro ostelli tra cui scegliere), sia chi continua trova a Rabanal diverse osterie che offrono cucina tradizionale e buoni stufati (Km 20,3).

Km 20.3. Rabanal del Camino (Ostelli, Bar, Negozio)

22^ tappa: Foncebadòn - Ponferrada 27,3km

Km 0. Foncebadón (Ostelli, Bar, Negozio)

Abbiamo salutato Foncebadón per la strada, tra i muri caduti e la chiesa, il cui campanile riceve sempre le prime luci del giorno. All’uscita prendere il sentiero a sinistra, che degrada dolcemente fino alla LE-142, la nostra guida nella tappa odierna (Km 1,5). Lungo un sentiero parallelo alla strada, che costeggia un bosco di rimboschimento, si raggiunge Cruz de Ferro. Situato ad un’altitudine esatta di 1500 metri (il tetto del Cammino Francese in Spagna), non è altro che una piccola croce di ferro sollevata da un albero di legno sproporzionato. Con la schiena alla croce, è tradizione di gettare una pietra al mucchio già sollevato. Un gesto fatto dai mietitori galiziani che si recavano in Castiglia per lavorare nei campi di cereali, ma anche dai mulattieri e dai pastori transumanti (Km 2,2).

Una cappella dedicata a San Giacomo è stata eretta accanto alla croce nel 1982. Da questo punto riprendiamo il nostro viaggio lungo il sentiero parallelo alla LE-142. I Serbi dei Cacciatori (Sorbus aucuparia), albero deciduo facilmente distinguibile per i suoi folti grappoli di bacche rosse, chiudono i nostri passi. Due chilometri e trecento metri dopo il Cruz de Ferro ci troviamo nel rifugio di Manjarín, il più particolare ostello del Cammino gestito da Tomás Martínez, l’Ospedaliere Templare. Il suono di una campana e i segnali di fumo ci portano in essa. L’ambiente interno è da scoprire meglio da soli.

Km 4.5. Manjarín (Alloggio. in stagione Mobile bar tra Manjarín e El Acebo)

Poco più di 7 chilometri separano il rifugio di Manjarín da El Acebo. Ad eccezione di alcuni tornanti, il percorso è sempre parallelo alla strada. Durante i primi 3,5 chilometri, è appiattito e anche leggermente salito, lasciando da parte la base militare di trasmissione, che si trova sotto Peña Llabaya e abbandonato nel 1990. A un chilometro dalla base, la discesa inizia davvero con una vista su Ponferrada (da lontano si vede un punto nero che corrisponde alla torre del Roseto di oltre 100 metri), su questa sezione si trova il mobile bar La Parada, che di solito è aperto da aprile a fine ottobre! Il sentiero è roccioso e ripido (si consiglia di scendere lungo la strada). Dopo questi sette chilometri, il Cammino viene presentato a El Acebo, la prima città del Bierzo.

Km 11,6. El Acebo (Ostelli, Hotel, Bar, Negozio)

Juan Uría documenti che i residenti di questa città erano esenti da imposte in cambio di mettere ottocento partecipazioni per mostrare la strada ai viaggiatori. In questa zona della provincia del Bierzo, circondata da pascoli e pascoli, un hotel, un negozio dove è possibile acquistare panini e una locanda permettono una pausa nella tappa che abbiamo già completato da oltre il 40%. Lasciata El Acebo ci siamo imbattuti in una scultura grafica di Eulogio Pisabarros in memoria di Heinrich Krausse, un pellegrino tedesco morto sul Camino. Riposino in pace.

In precedenza era seguita da strada per quasi due chilometri fino a Riego de Ambrós, ma continua su asfalto, ma è stato reso disponibile un sentiero che prende 1,3 km dopo l’incrocio per Compludo ed evita un tratto di strada. Infine, come in passato, si riprende il sentiero parallelo per raggiungere il paese. Attraversiamo Ambrós Irrigazione da un capo all’altro (questa città nel comune di Molinaseca è di circa 600 metri di lunghezza), passando per la Plaza San Sebastián, dove si trovano l’ostello dei pellegrini e la fontana.

Km 15. Irrigazione di Ambrós (Alloggio. Bar. Negozio)

Tetti in ardesia e balconi in legno lasciano il posto ad un sentiero che scende sotto l’ombra dei castagni e il fresco del torrente Prado. Una volta in aperta campagna si arriva di nuovo sulla strada (Km 16,4), che si lascia di nuovo per iniziare una discesa tortuosa che lascerà il segno sui nostri muscoli. Accanto ad alcuni pioppi, alimentati dal torrente La Pretadura, si trova la LE-142 (Km 19,2).

Ai piedi della strada si trova il Santuario della Vergine delle Angustie, risalente alla fine del XVII secolo, che lascia il posto al ponte medievale sul fiume Meruelo, attraverso il quale si entra a Molinaseca. Questa città, capitale del comune che comprende anche El Acebo e Riego de Ambrós, ha una buona rete di bar e ristoranti, farmacia, panetteria, ecc.

Km 19,7. Molinaseca (Ostelli, Ostelli, Bar, Negozi, Farmacia, Cassiere)

Attraversare la città lungo la Calle Real che porta all’Avenida de Fraga Iribarne, accanto alla LE-142. Abbiamo passato gli ostelli e lasciato la compagnia di strada dietro un campo da tennis. Girare a destra e imboccare un sentiero che prosegue in prossimità del fiume Meruelo. Attenzione, perché quando si arriva alla strada (Km 22,5) non è necessario seguire la passeggiata parallela a questa che passa accanto all’urbanizzazione di Patricia. Una pietra di confine nascosta sotto la spalla sinistra della strada ci indica la direzione della strada.

Km 24. Campo (Bar)

Già abitato nel Medioevo, Campo ha una fontana romana, l’eremo di Santo Cristo, la chiesa parrocchiale di Nuestra Señora de la Encina e le case ancestrali dei Lunas. Lasciamo Campo vicino alla fertile pianura del fiume Boeza, che scorre sulla destra. Diversi quartieri ci accompagnano attraverso il fiume (Km 26,4) e quattrocento metri più tardi salviamo i binari per terminare la ventiduesima tappa. Ponferrada e l’ostello parrocchiale di San Nicolás de Flüe ci danno il benvenuto.

Km 27,3. Ponferrada (Tutti i servizi)

23^ tappa: Ponferrada - Villafranca del Bierzo 24,1km

Km 0. Ponferrada (Tutti i servizi)

Lasciamo l’ostello in via La Loma e proseguiamo lungo le vie Pregoneros e El Temple, che conducono ad Avenida del Castillo. La chiesa di San Andrés lascia il posto al castello dei Templari, che confina con la via Gil y Carrasco. A un certo punto, i pellegrini in bicicletta continuano a sinistra e gli escursionisti a destra fino alla piazza della Vergine dell’Encina. Una volta entrati nella piazza girare a sinistra e scendere le scale della strada El Rañadero. Arriviamo all’Avenida de la Puebla, dove attraversiamo il fiume Sil (Km 1,2).

Svoltare a destra in Calle Río Urdiales e poi di nuovo a destra nell’infinita Avenida de las Huertas del Sacramento, dove si trova la Fuente de las Pimenteras. Più avanti, alla rotonda dove si trova il monumento ai donatori di sangue, svoltare a destra in Avenida de la Libertad. Il numero 46 ospita il Museo Nazionale dell’Energia, uno spazio di divulgazione scientifica (maggiori informazioni su cosa vedere e cosa fare della tappa precedente).

L’uscita da Ponferrada è una lunga deviazione perché invece di andare verso ovest ci dirigiamo verso nord, dove si trova Compostilla. Siamo accolti dalla Croce Rossa e poi da un passaggio che conduce alla piazza del Municipio.

Km 3.7. Compostilla

Accanto alla cappella neoromanica proseguiamo dritti sulla IV Avenida, poi svoltiamo a sinistra e subito a destra sulla Tercera Transversal, dove oltrepassiamo alcuni campi da tennis e quello da calcio. Lasciamo definitivamente Compostilla per una pista asfaltata e attraversiamo l’N-VI attraverso un tunnel (Km 4,7). Le piantagioni di vite segnano la chiesa di Santo Stefano e le prime case dei Colombri. La regione di El Bierzo ha ottime condizioni per la coltivazione della vite, in quanto si trova in una pianura circondata da montagne che impediscono il passaggio del clima atlantico. I rossi sono prodotti con la varietà Mencía. Dopo aver superato la chiesa di San Esteban, si scende dolcemente per attraversare la CL-631 ed entrare in centro.

Km 5.5. Colombro (Bar. Negozi. Farmacia)

Accanto alla cappella di San Blas e San Roque lasciamo Columbrianos dalla pista asfaltata che sgorga sul lato sinistro. Il Cammino continua tra case monofamiliari e piccoli appezzamenti di terreno dove i vicini lavorano sodo. All’ingresso di Fuentes Nuevas, una nave da crociera con le figure di Santiago Peregrino e Cristo Crucificado accoglie i pellegrini.

Km 8. Fuentes Nuevas (Tutti i servizi tranne alloggio)

Entriamo attraverso la via Valiña, dove si trova l’eremo del Cristo Divino e accanto ad esso un bar molto frequentato dai pellegrini. Lasciamo Fuentes Nuevas e, ancora una volta, lungo una pista asfaltata, proseguiamo fino alla città di Camponaraya. Ci vogliono circa venti minuti per attraversare Camponaraya (circa 1,5 chilometri di lunghezza), attraversando il fiume Reguera del Naraya.

Km 10,5. Camponaraya (Tutti i servizi)

Stiamo mettendo fine a questa città di servizio di 4.200 abitanti, insieme a una cooperativa vinicola e un’area di sosta. Una strada sterrata conduce all’autostrada A-6, che poi imbocchiamo per un cavalcavia (km 11,9). La sezione che inizia è la più rilassante della giornata. La conca del Bierzo ha il suo paesaggio migliore, da sempre punteggiato di vigneti e pioppi. Due chilometri e quattrocento metri più avanti (km 14.3), attraversare con cautela una strada e percorrerla fino alla sede del Consejo Regulador della Denominazione di Origine del Bierzo (km 14.9). Il Cammino scende ed entra in Cacabelos attraverso la strada Cimadevilla. Dopo aver superato la chiesa di Santa María – che conserva l’abside romanica – si prosegue verso il fiume Cúa, affluente del Sil.

Km 16,6. Cacabelos (Tutti i servizi)

Dopo aver attraversato il fiume Cúa troviamo il Santuario della Quinta Angustia, nel cui perimetro si trova l’ostello dei pellegrini. Fino a Pieros, lungo la LE-713 o la vecchia strada N-VI (entrambe con i nomi), si deve sudare un pendio impegnativo.

Km 18,5. Pieros (Alloggio. bar all’uscita del villaggio, ai piedi della strada)

Proseguiamo lungo il ciglio della strada. Più avanti, all’incrocio con San Clemente, c’è un cartello che ci invita a prendere la strada a destra che porta a Valtuille de Arriba. Corre lungo le strade, anche se non è quello ufficiale ed è un po ‘più lungo. Il percorso ufficiale prosegue lungo la sponda della strada, che dopo un tratto ondulato viene abbandonata sulla destra, tenendo conto di un segnavia da Santiago de Compostela (km 20,8).

Lungo un sentiero di ghiaia, soprannominato La Virgen, abbiamo passato lo studio di scultura A. Nogueira e affrontiamo una ripida salita che conduce a diversi scivoli alle prime case di Villafranca del Bierzo. Una volta scesi si passa l’ostello comunale (sulla destra), poi la chiesa romanica di Santiago, che mostra la Puerta del Perdón (Porta del Perdono) di fronte a noi, e subito il rifugio Ave Fenix. Arriviamo accanto al castello e, sulla destra, scendiamo alcune scale e proseguiamo lungo le calle Salinas e Rinconada Salinas fino alla calle del Agua-Ribadeo.

Km 24,1. Villafranca del Bierzo (Tutti i servizi)

24^ tappa: Villafranca del Bierzo - O Cebreiro 28,4km

Km 0. Villafranca del Bierzo (Tutti i servizi)

Dopo aver attraversato la Calle del Agua-Ribadeo a Villafranca del Bierzo, svoltare novanta gradi a sinistra lungo il pendio Zamora (quando si raggiunge via Santa Catalina), superare il monumento al pellegrino, attraversare il fiume Burbia (vedere sezione osservazioni per informazioni sul percorso alternativo della montagna) e proseguire lungo le strade del Concepción e Espíritu Santo. Per questi ultimi lasciamo Villafranca e proseguiamo per un chilometro lungo la sponda della strada che segue il corso del fiume Valcarce. In questo modo si raggiunge una pista pedonale, qualcosa di simile a una pista di bob e protetta da un muro che non raggiunge il metro di altezza, che corre tra l’autostrada A-6 e l’N-VI (Km 1,8).

Attraverso questa piega del pellegrino passiamo sotto diversi viadotti della A-6 (km 4,1) prima di fare una deviazione per Pereje, all’altezza del k.p. 410 della N-VI. Abbiamo attraversato con cautela la strada nazionale e dalla strada di accesso, scortata dai pioppi della riva della Valcarce e dai grandi castagni, siamo arrivati alla prima città del giorno: Pereje

Km 5.2. Prezzemolo (Ostello. Bar)

Attraversiamo la città – all’uscita sulla sinistra si trova l’ostello – per tornare alla pista pedonale. Un chilometro e seicento metri più avanti si trova la zona di sosta di Trabadelo (Km 6,9) e un chilometro più in alto si attraversa nuovamente l’N-VI per fare una deviazione per questa città. Accanto al bosco sulle rive della Valcarce, con splendidi castagneti, ci siamo inoltrati a Trabadelo, con le infrastrutture necessarie per fare una sosta lungo il Cammino.

Km 9.7. Lavorateci (Rifugi, Bar, Negozio, Farmacia)

Abbiamo lasciato il paese, lasciando a destra la deviazione per Pradela e Sotelo, e questa volta non siamo tornati subito sulla nostra pista da bob, ma abbiamo percorso circa un chilometro lungo una pista asfaltata, sopra quella nazionale. Dopo aver superato un torrente che alimenta il fiume Valcarce (Km 10,5), si ritorna alla pista pedonale, ai margini dell’N-VI. Un chilometro e settecento metri di corsia più noiosa ci collocano a La Portela de Valcarce, anche con un po ‘di servizio.

Km 13,7. La Portela de Valcarce (Ostello, bar, negozio di base, bancomat)

Dopo La Portela, appena 300 metri lungo l’N-VI, fate una deviazione per Ambasmestas e Vega de Valcarce. Prima raggiungiamo Ambasmestas, la confluenza dei fiumi Balboa e Valcarce.

Km 14,9. Ambasmestas (Ostello, Bar, Negozio)

All’inizio del 2017, Yaneth Gómez ha aperto il Colmado El Barullo, una caffetteria con un piccolo supermercato, all’uscita di Ambasmestas. Più tardi entriamo in Vega de Valcarce, una città di servizi della valle con la sua chiesa della Maddalena.

Km 16,5. Vega de Valcarce (Tutti i servizi)

Ora siamo in viaggio verso Ruitelán. A questo punto abbiamo guadagnato solo 171 metri di altitudine. La base della porta è vicina.

Km 18,6. Ruitelán (Ostello. Bar)

All’uscita di Ruitelán il pendio diventa un po’ più ripido, solo un piccolo antipasto di quello che verrà dopo. Un po’ più in alto, a sinistra, si prende la deviazione che scende a Las Herrerías. Prima di arrivare a questo piccolo paese si attraversa il fiume Valcarce con un ponte di pietra.

Km 20.1. Las Herrerías (Ostelli, Negozio, Bar)

Attraversiamo il paese fino al quartiere degli Ospedali (Km 20,8), proseguimento del centro storico che prende il nome dall’antico ospedale per pellegrini inglesi. Lasciando questo gruppo di case inizia la vera e propria salita verso O Cebreiro.

Un pendio duro attraverso l’asfalto, come dal nulla, lungo quasi un chilometro, ci invita a considerare la strategia, che consisterà nel rallentare, accorciare i passi e prendere fiato. È in queste circostanze che il peso dello zaino gioca un ruolo determinante. A metà della salita si deve imboccare il sentiero che parte a sinistra della pista asfaltata. I ciclisti devono proseguire dritti sull’asfalto (Km 22).

Una volta sul sentiero, il pendio ci dà una breve tregua fino ad attraversare il torrente Refoxo e ci colpisce di nuovo da una strada ombreggiata che sale duramente sotto la chioma delle foglie caduche di castagni e querce. Questo scenario ci porta a La Faba – all’ingresso c’è una deviazione per l’ostello. Nel villaggio c’è un bar e un negozio con tutto il necessario per recuperare le forze perdute.

Km 23,5. La Faba (Ostelli, Bar, Negozio)

Dopo La Faba, abbiamo lasciato gradualmente l’ombra per uscire ad un pascolo aperto che domina le foreste atlantiche. L’ampia vista panoramica influenza la percezione del pendio, che diventa leggermente più morbido fino a raggiungere l’ultimo villaggio di León sul Cammino Francese di Santiago: Laguna de Castilla.

Km 25,9. Laguna de Castilla (Ostello e Bar)

Circa 700 metri più in alto, il primo segnavia del Waypoint di San Giacomo appare con i segni della distanza. È 152,5 e reca la scritta Os Santos (da Teso dos Santos). Quattrocento metri più tardi, il Cammino saluta León, la provincia con il percorso più lungo del Cammino Francese: non meno di 214,4 chilometri. Finalmente abbiamo fatto un passo avanti sulla Galizia e, in particolare, su Lugo. Sta per concludersi la tappa regina (Km 27). Stanchi, ci siamo stabiliti l’ultimo chilometro per la chiesa preromanica di Santa María la Real, che accoglie O Cebreiro. L’ostello dei pellegrini, il primo della Xunta de Galicia, si trova all’altro capo di questa parrocchia di Lugo.

Km 28,4. O Cebreiro (Ostello, Case di Campagna, Pensioni, Bar, Negozio)

25^ tappa: O Cebreiro - Triacastela 21,1km

Km 28,4. O Cebreiro (Ostello, Case di Campagna, Pensioni, Bar, Negozio)

Se la nebbia non impedisce di nascondere la valle, vedere l’alba da O Cebreiro, vicino al tempio di Santa Maria la Real, è un privilegio che ci offre la Via che non possiamo rifiutare. Oggi, finalmente, siamo immersi nella terra di Santiago, terra della nebbia e dell’orballo; terra dei castro celtici e delle miniere ambite dai romani; di innumerevoli colline, boschi di querce e castagneti. La segnaletica ufficiale segna 151 chilometri per Santiago, il nostro 154,7. Abbiamo iniziato la venticinquesima tappa sopra l’ostello dei pellegrini. Al riparo dalla vegetazione della montagna, si sale dai 1296 metri al 1370 (il punto più alto del Cammino Francese in Galizia) in prossimità di Teso da Cruz e della zona del Monte. Da qui si scende su un’ampia pista forestale (Km 1,5).

Guidare alla prima parrocchia del giorno. In Galizia, i comuni sono chiamati consigli, a cui appartengono diverse parrocchie, che a loro volta comprendono diversi luoghi o villaggi. A sud, a sinistra della pista forestale, la vista è ricreata in un numero infinito di colline di felci, querce, castagni e pascoli che formano, tra gli altri, la Sierra de O Courel. La pista forestale termina ai piedi della LU-633, dove si trova la chiesa parrocchiale di Santo Estevo de Liñares, con una chiesa preromanica a una navata.

Km 3.2. Liñares (Alloggio, Bar che non serve cibo, Negozio)

Dopo il tempio abbiamo attraversato la LU-633, fedele compagna durante la tappa odierna, e abbiamo preso un sentiero molto vicino alla strada che ci avvolge con i suoi faggi, alberi di agrifoglio e altri cataloghi di specie atlantiche. La prima tappa, quella di San Roque, non tarderà a venire. Sull’altro lato della LU-633, a 1270 metri e di fronte ad un’ampia veduta panoramica, si erge la scultura plastica di un pellegrino medievale che avanza controvento. Fu immortalata in bronzo dall’artista José María Acuña (Km 4,1).

Il sentiero segue il percorso LU-633 e scende leggermente fino a 1.205 metri. Successivamente, una falsa pianura ci conduce all’Hospital da Condesa, il secondo centro abitato della giornata. Il marchio di confine giacobeo è 145,5. In questo villaggio avremo probabilmente uno dei primi contatti con le “bionde galegas”, le mucche color cannella apprezzate per la loro carne.

Km 5.7. Hospital da Condesa (Ostello. Bar)

Lasciamo questo villaggio di cowboy e proseguiamo lungo un solco accanto al guardrail della LU-633. Più tardi facciamo una deviazione per Sabugos e Temple ma lasciamo subito il tratto asfaltato per una strada che ci porta a Padornelo. E ‘il regno di pietra e lastre di ardesia.

Km 8.1. Padornelo

All’uscita di questa piccola parrocchia ci troviamo di fronte ad un pendio molto impegnativo ma breve attraverso il quale raggiungiamo la cima del Poio. Un bar – un ostello e una locanda accolgono strategicamente gli escursionisti, desiderosi di stabilizzare la loro frequenza cardiaca dopo un ritmo così veloce.

Km 8,5. Alto do Poio (Alloggio. Bar)

Più di tre chilometri di sentiero lungo la LU-633 ci separano dalla città successiva. Lungo tutto questo tratto ci si appiattisce praticamente perché si scende solo a 45 metri di quota. Così si arriva a Fonfría, anche il nucleo di Pedrafita do Cebreiro, con bar e un ostello. Se passiamo relativamente presto e i bar non sono ancora aperti, è probabile che alcuni locali ci accoglieranno con una succulenta torre di torte di latte fritte.

Km 11.9. Fonfría (Ostello. Bar)

Attraversiamo Fonfría e di nuovo, accanto all’inseparabile LU-633, ritorniamo al sentiero che ci porta attraverso lo stesso paesaggio fino a O Biduedo, a 2,4 km di distanza. In tutto questo tratto si scende esattamente per cento metri (Km 14,3).

Km 14.3. O Biduedo (Bar)

Dopo O Biduedo, già da Triacastela, la discesa inizia a farsi evidente. Siamo a soli 6,8 chilometri dalla fine della tappa e dobbiamo ancora scendere a circa 530 metri di altitudine. Durante la discesa, la strada cerca di staccarsi dalla LU-633 e di fermare i tornanti e le rivolte della strada. Una curva a gomito ci permette di vedere il Monte Oribio, alto 1443 metri, dalla parte anteriore. A destra, in fondo alla valle, si trova Triacastela. Il villaggio dopo O Biduedo è Fillobal. In questo villaggio c’è un ostello e un bar-ristorante, Aira do Camiño, con un punto di accesso a internet e un piccolo negozio.

Km 17.3. Fillobal (Ostello, Bar-Shop)

Dopo Filloval si attraversa la strada e si continua a scendere tra gli alberi per poi riattraversarla un chilometro più avanti, accanto ad una piccola area pic-nic. Entriamo così a Pasantes (Km 18,8), un borgo allungato con una cappella che attraversiamo sotto la pretesa della particolare vendita di lamponi. La giornata prosegue verso il paese di Ramil (km 20,1), con il suo castagno secolare sul lato della strada, e quasi vicino a Triacastela. L’ostello pubblico si trova allo stesso ingresso, in un campo aperto sulla sinistra e il resto, una vasta gamma di ostelli privati, nel centro del paese.

Km 21,1 Triacastela (Tutti i servizi)

26^ tappa: Triacastela - Sarria 18,3km

Per San Xil:

Km 0. Triacastela (Tutti i servizi)

Chi ha trascorso la notte nell’ostello pubblico deve attraversare Triacastela lungo la strada centrale fino all’uscita della città. Il Cammino si biforca e bisogna scegliere uno degli itinerari. A sinistra, sulla LU-633, il percorso prosegue verso Samos e il suo monastero benedettino e da lì prosegue verso Sarria. Sulla destra inizia il percorso attraverso San Xil, 6,5 chilometri più breve, anche se i primi 5,5 chilometri sono 238 metri più alti dei primi 5,5 chilometri.

All’uscita di Triacastela svoltare a destra e attraversare la LU-633. A destra, in alto, si trova la deviazione per San Xil. Percorrerla e, dopo un breve tratto, lasciare la strada sulla destra per seguire un sentiero asfaltato. Poi prendiamo una strada che porta ad A Balsa.

Km 2.2. A Balsa (Ostello)

Sul pendio più ripido continuiamo circondati da querce verdeggianti fino a raggiungere nuovamente la strada, proprio alla Fonte dos Lameiros (3,3 km). Una buona pendenza lungo l’asfalto ci lascia all’altezza di San Xil. Il paese si trova sulla sinistra e ai piedi della strada si trova un distributore automatico di bevande (Km 3,9).

L’itinerario continua la sua salita lungo la strada, dapprima su una falsa pianura, per poi indurirsi fino a raggiungere la parte alta di Riocabo (km 5,5). In cima lasciamo la strada per goderci la parte più bella della tappa. Corridoi chiusi di castagni, querce e betulle ci accompagnano. La discesa a Montán – un villaggio appena toccato – è pericolosa perché il pavimento è fatto di lastre di pietra.

Km 7.8. Montán

Continuiamo la discesa fino al paese di Fontearcuda, dove il cartello di San Giacomo annuncia i 121,5 chilometri.

Km 8,5. Fontearcuda

Il Cammino scende da Fontearcuda alla strada e la attraversa (attenzione alla segnaletica perché bisogna cercare la pietra di confine) per prendere una strada che eviti la lunga deviazione della strada che passa per lo Zoo. Attraversato un ruscello, proseguiamo lungo il sentiero che ci riporta alla strada. Le fitte macchie di quercia e castagno lasciano il posto ai prati. Dall’asfalto si raggiunge infine Furela, dove si può recuperare forza nel bar situato ai piedi della strada.

Km 10,4. Furela (Bar)

Attraversiamo la città e attraversiamo la strada accanto al cartello che annuncia l’ingresso al Concello de Sarria (Km 10,7). A un chilometro da Pintín, che offre anche un bar e un ristorante.

Km 11,7. Pintín (Bar)

Il Cammino prosegue lungo la strada LU-5602 e un chilometro più avanti la attraversa per entrare in modo fugace in un tratto boscoso che taglia una lunga curva. Scendevamo di nuovo sulla strada e passavamo dall’ostello pubblico di Calvor. L’omonima chiesa parrocchiale si trova dietro l’ostello sulla sinistra.

Km 13,1. Calvor (Ostello)

Cinquecento metri più tardi lasciamo il LU-5602 per una breve distanza per entrare in Aguiada.

Km 13,6. Aguiada (Bar)

Dopo la popolazione si ritorna alle braccia della strada lungo un sentiero parallelo. El Camino parte a destra da un ostello Paloma y Leña circondato da un giardino (Km 14,3) e prosegue lungo la passerella lasciando da parte l’incrocio per Airexe. A sinistra della strada si trova la chiesa parrocchiale di San Mamede do Camiño (14,9).

Con vista su Sarria, la passerella di terra continua a progredire ai piedi del LU-5602 da piccoli scivoli. Passiamo la pietra di confine 114 km da Carballal e l’incrocio per Ferreiros, che si trova a sinistra sulla destra. Siamo arrivati subito al campeggio Vila de Sarria, con 12 posti letto a castello per i pellegrini situati in un paio di tende (vedi sezione commenti), e a sinistra Mendros sulla destra.

Così siamo entrati a Sarria e ci siamo imbattuti nel primo ostello. Non invano questa capitale di Concello ha il maggior numero di ostelli sul Cammino di Francia ed è il luogo scelto da molti pellegrini per iniziare il pellegrinaggio, in quanto si trova nella distanza ideale per raggiungere Compostela. Via José Sánchez ci lascia ai piedi di Via Calvo Sotelo, che attraversiamo per proseguire dritto su Via Peregrino. Abbiamo attraversato il fiume Sarria con un ponte e attraversato a Benigno Quiroga per girare accanto alla Biblioteca dei Pellegrini. Una scala conduce fino all’ingresso della Rua Mayor, che dovrebbe essere ribattezzata la “Rua de los Albergues”, in quanto ci sono più di 5 di loro, compreso il pubblico.

Km 18,3. Sarria (Tutti i servizi)

 

A Samo:

Per questo percorso la distanza percorsa è di 24,7 chilometri. Le pietre miliari che segnano la distanza da mezzo chilometro a mezzo chilometro non saranno visibili in questo itinerario, popolato però dalle caratteristiche frecce gialle. Il percorso segue il corso del fiume Sarria, noto anche con il nome di Oribio, in quanto si forma alle pendici di questa montagna nel Comune di Triacastela.

Svoltare al bivio a sinistra. Lasciamo Triacastela e imbocchiamo infine la LU-633. Questa strada, attraverso un terreno favorevole, porta a San Cristovo do Real (Km 3,8), la chiesa parrocchiale del Concello de Samos, già documentata nel 1175. In questa parrocchia si trovano il pazo de Lusío del 1551 e la Casa Forte, l’ostello della Xunta de Galicia, inaugurata nel 2010. Da San Cristovo, un sentiero che accompagna il fiume sulla destra prosegue verso Renche, un’altra parrocchia di Samo anch’essa documentata nel 1175. (Km5,5). Dall’altra parte della LU-633 è Vigo.

Da Renche, di nuovo attraverso uno splendido paesaggio vicino alla fertile pianura di Sarria o Oribio, si prosegue verso Lastres, un villaggio di Reche, e si raggiunge Freituxe (km 7,3). Poi si sale e si scende alla chiesa parrocchiale di San Martiño do Real con una chiesa in stile romanico rurale (Km 8,4). Quando lasciamo questa città torniamo alla LU-633 e la attraversiamo per andare a Samos, capitale del Concello dove si trova il famoso monastero benedettino e che ha tutti i servizi (Km 9,8).

Dopo Samos, torniamo alla strada per Teiguín (km 11,7), un villaggio nella parrocchia di Santa Uxía de Pascais, che poi saliamo (km 12,8). A Teiguín abbiamo già detto addio alla compagnia della strada e dalla parrocchia di Santa Uxía de Pascais torniamo alla vicina voce del fiume per, prima sulle strade e poi lungo piste e tratti lastricati, raggiungere i piccoli villaggi di Gorolfe, Veiga (non passa attraverso Reiriz, che si trova su una collina) e Sivil, un luogo appartenente alla parrocchia di Santiago de Extrasiz e ultima entità del Consiglio di Samo. A proposito, tra Veiga e Sivil, il fiume Sarria è attraversato da un ponte medievale con una cappella all’ingresso.

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Entriamo nel comune di Sarria attraverso il paese di Perros, che appartiene alla parrocchia di Calvor e che ha un palazzo con una torre collegata alle famiglie Monseiro, González, Losada e Sarmiento. Da qui si prende la LU-5602 per arrivare infine ad Aguiada, paese dove ci si collega con l’itinerario che parte da San Xil (Km 20). Da qui a Rúa Mayor de Sarria ci sono 4,7 chilometri da percorrere.

27^ tappa: Sarria - Portomarin 22,4km Inizio ultimo 100km

Km 0. Sarria (Tutti i servizi)

Per una buona percentuale di escursionisti, Rua Maior de Sarria è il chilometro 0 del loro pellegrinaggio a Compostela. Nelle prime ore del giorno e, soprattutto, nei mesi estivi, la strada forniva una statistica più che affidabile sulle età, le razze, le nazionalità e l’abbigliamento dei pellegrini che si recano a Santiago. Il tratto iniziale di 2,9 km tra Sarria e As Paredes offre un’ottima partenza alla tappa. Dopo Rúa Maior, passando per l’edificio della prigione preprocessuale, si arriva al belvedere su Sarria, ornato da un transetto. A circa trecento metri dal belvedere, il Cammino si congiunge al Convento della Magdalena, prevalentemente di costruzione gotica e rinascimentale e gestito dai Padri Mercedari. La tappa scende lungo le mura del cimitero fino al fiume Pequeño, affluente del Sarria. Il Ponte Áspera medievale permette di attraversarlo (Km 1,2).

Accanto a piccoli prati e frutteti privati si passa sotto un viadotto per attraversare i sentieri. Dietro di loro abbiamo attraversato un ruscello grazie ad una passerella di legno (2,2). Il corso d’acqua lascia il posto a un ripido pendio lungo la strada – circondato da castagni – che sale fino alla località di As Paredes (Mojón 109), dove si trova un insediamento preromano con lo stesso nome. Il villaggio appare più tardi.

Km 2.9. Come Pareti

Da qui, su un sentiero locale, ci avviciniamo a Vilei dove siamo accolti da una scultura in memoria di don Germán Arias. Immediatamente a sinistra, possiamo vedere l’area di sosta Km 108 di Vilei, piena di distributori automatici di ogni genere: caffè, bibite, snack, batterie… e un francobollo per decorare ulteriormente le credenziali.

Km 3.7. Vilei (Ostello. Bar)

Ancora una volta su un sentiero asfaltato si prosegue verso la chiesa parrocchiale di Barbadelo, un pannello informativo attira la nostra attenzione sulla chiesa romanica di Santiago, a pochi metri dal Cammino. Circondato dal cimitero, le facciate e i capitelli meritano la vostra attenzione.

Km 4.5. Barbadelo (Ostelli. Bar)

Lasciamo l’ostello Barbadelo sulla destra e proseguiamo lungo la strada comunale asfaltata fino alle frazioni di Rente (km 5,3) e Mercado da Serra, con taverna all’incrocio tra LU-5709.

Km 6. Mercato di Serra (Bar-Shop)

All’incrocio non proseguire lungo la strada ma prendere un corridoio alberato che emerge dal fronte. Dopo cinque minuti si passa davanti ad una fontana decorata con Pelegrín, la mascotte di Xacobeo 93 (Km 6,6). Settecento metri più avanti, si arriva alle porte del Mulino di Marzán, risalente al 1920. Nel marzo 2014 è stato inaugurato l’omonimo impianto (km 7,3). Giriamo di novanta gradi verso destra e attraversiamo il passaggio invernale, il che ci impedisce di mettere i piedi nella zattera d’acqua. Presto abbiamo attraversato la LU-633 per passare Leiman

Km 8.2. Leimano

Poi c’è Peruscallo, con un bar-ristorante e la presenza di alcuni hórreos (Km 9,2 e Mojón 103). Diciamo, per il momento, addio all’asfalto per avanzare da corredoira verso Cortiñas (Km 10 e Mojón 102) e Lavandeira (Mojón 101,5).

Tra muri di pietra e di castagno raggiungiamo Brea (Km 11,5 e Mojón 100,5) per arrivare, prima al falso punto di riferimento del 100 e pochi metri dopo a quello reale, coronato di pietre e bagnato da graffiti. Basterebbe partire a piedi a questo punto per ottenere il Compostela ma il pellegrinaggio non è un certificato. Il destino è la Via stessa. Pochi metri più avanti c’è Morgade.

Km 12. Morgade (Ostello. Bar)

All’uscita, un cartello ci accoglie al Concello de Paradela, che prende il posto del Sarriano. Arrivammo a Ferreiros, la prima parrocchia di Paradela.

Km 13,1. Ferreiros (Ostelli. Bar)

Scendiamo sulla pista asfaltata fino all’immediato Mirallos (Km 13,6 e Mojón 98). Sulla sinistra si trova un ristorante gestito da Natalia con 25 posti letto per i pellegrini. Il prezzo è a pagamento e il bar offre colazioni, menu, panini, ecc.

Km 13,6. Mirallos (Ostello. Bar)

A fianco si trova la chiesa romanica di Santa Maria, che fu abbassata pietra per pietra da Ferreiros nel 1790. Il Cammino passa su asfalto da Mirallos ad A Pena.

A Pena (Ostello. Bar)

Più tardi si avanza fino a Couto (Km 14,7) e Rozas (Km 15 e Mojón 97). Non sarà strano imbattersi in una famiglia che conduce il bestiame da un posto all’altro. Lasciando il posto di Rozas, la pietra di confine 96,5 arriva dopo. Significa anche lasciare, almeno per un po’, il sentiero asfaltato per prendere un sentiero su un lieve pendio al riparo da querce e pini. Al primo incrocio a sinistra. Il confine 95.5 annuncia la vicinanza di Moimentos, un paese che abbiamo raggiunto, dopo aver lasciato sulla nostra sinistra una croce di legno con filo spinato e aver attraversato la strada LU-4203 (km 16.4). In pochi minuti arriviamo a Mercadoiro.

Km 16,8. Mercadoiro (Ostello. Bar)

L’itinerario conduce poi alla prossima Moutrás, dove si trova un negozio di alimentari, bevande, parafarmacia e artigianato.

Km 17.1. Moutrás (negozio Peter Pank)

Dopo un pendio e piste asfaltate si scende a Parrocha (km 18,7) e Vilachá, l’ultimo villaggio sul Cammino appartenente a Paradela, dove il sudafricano Gordon Bell ha aperto un ostello nella primavera del 2014. Nel 2016 ha aperto anche “Los Andantes”, un bar e ristorante vegetariano.

Km 20. Vilachá (Ostello. Ristorante vegetariano)

Una discesa improvvisa ci porta fino al fiume Miño, sbarrato da Belesar (Mojón 90). Il ponte, lungo più di 350 metri, ci porta al Portomarín con le sue facciate bianche e i suoi tetti grigi. L’ingresso al borgo avviene attraverso una delle arcate dell’antico ponte romano medievale, ricostruito per innalzare una scala e collocare una piccola cappella. Saliamo attraverso di essa e, passando per il Centro Virtuale di Informazione ai Pellegrini, ci dirigiamo verso il centro della città. Nell’ostello pubblico, anche se la distanza percorsa oggi può sembrare infinitamente maggiore, abbiamo risolto i 22,4 chilometri della tappa.

Km 22,4 Portomarín (Tutti i servizi)

28^ tappa: Portomarin - Palas de Rei 25 km

Km 0. Portomarín (Tutti i servizi)

Torniamo dall’ostello pubblico alla vicina chiesa di San Nicolás e proseguiamo dritti per uscire lungo l’Avenida de Chantada, che porta alla stessa strada. Prima, la passerella metallica che attraversa il Rego das Torres era attraversata, ma è chiusa. Ora è attraversata dal ponte stradale ben segnalato. Dopo averla superata, lasciamo l’asfalto sulla destra, accanto ad alcune case, e proseguiamo lungo il pendio del Monte San Antonio (Km 1). Si sale per circa un chilometro e si inizia a spianare tra pini e prati. Il sentiero scende fino alla spalla della LU-633 e dopo l’incrocio per San Mamede e Velade si imbocca una passerella in prossimità della strada. Qualche centinaio di metri più avanti, all’altezza di una fabbrica di mattoni (km 3), si attraversa la strada e si prosegue lungo un analogo viale sulla destra.

All’altezza di alcune piante di fertilizzanti e fertilizzanti, attraversare di nuovo la LU-633 e fare progressi sulla sinistra. Quattrocentocinquanta metri dopo raggiungiamo Toxibo (Mojón 85.5). Una casa e, più tardi, un elegante granaio in pietra e legno, decorato con un rosone e rifinito con un pinnacolo e una croce, è l’intera visita (Km 4,8).

Anche se continuiamo a camminare molto vicino alla strada, diverse macchie di pino ci isolano da essa per un breve periodo di tempo. Ancora una volta, accanto all’asfalto, si passa un’area pic-nic (Km 7,3) e ci si dirige verso la vicina parrocchia di Gonzar. A sinistra si trovano la chiesa di Santa María e il centro del paese.

Km 8. Gonzar (Ostelli. Bar)

Oltrepassiamo il bar e l’ostello pubblico e presto giriamo a sinistra per prendere un sentiero che sale a Castromaior, anche una chiesa parrocchiale del Concello de Portomarín con una chiesa romanica risalente alla fine del XII secolo e un vicino grande forte preromano.

Km 9.3. Castromaior (Bar. pensione)

Da Castromaior affrontiamo un’impegnativa salita di 700 metri, dove sulla sinistra è indicata la deviazione facoltativa al Forte preromano, da dove possiamo tornare alla Via senza tornare indietro. Si sale ad un’altra passerella parallela alla LU-633 (Km 10). Abbiamo ancora attraversato la strada un paio di volte fino a raggiungere Hospital da Cruz, un villaggio nella parrocchia di San Mamede de O Rio, sempre a Portomarín.

Km 11,8. Hospital da Cruz (Ostello. Bar)

Attraversare con cautela l’N-540 e prendere il C-535 in direzione dei Ventas. Si tratta di una strada modesta con una spalla compatta che percorreremo per i prossimi 10 chilometri fino al bivio N-547 di A Brea. La prossima città che visitiamo è Ventas de Narón

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Km 13,3. Vendite Narón (Ostelli. Bar)

All’uscita c’è una piccola cappella restaurata nel 2004. A mezzo chilometro di distanza, in leggera salita sulla spalla, si raggiunge la pietra di confine 76,5, che annuncia la Sierra de Ligonde. La Sierra de Ligonde divide i bacini dei fiumi Miño e Ulla (Km 13,8). Ora stiamo godendo di una buona discesa. Dopo un chilometro e mezzo si lascia il paese di Previsa, il primo nel comune di Monterroso (Km 15,3).

Mezzo chilometro più in basso, sulla destra, si trova Os Lameiros, con il pazo e la cappella di San Marco. A duecento metri di distanza, accanto al Cammino, si trova la famosa nave da crociera Lameiros. È bifacciale e fu collocato nel 1670. Da un lato è raffigurata l’immagine di Cristo e dall’altro la Vergine Addolorata. Alla base si possono distinguere un paio di pinze, una corona di spine e un cranio, che si riferiscono al Calvario di Gesù (Km 16).

Arrivammo subito a Ligonda, passando davanti alla croce che segna il luogo di un antico cimitero di pellegrini. A questo punto, i proprietari della Loggia dei Nirvana, inaugurata nell’estate del 2013 e situata a pochi chilometri dal Camino di Novelúa, vengono a prendere i pellegrini (vedi osservazioni). Sempre accanto alla Casa de Carneiro, che aveva come ospiti illustri Carlo V, nel marzo del 1520 quando era in viaggio per essere incoronato imperatore, e Filippo II, nel maggio del 1554 sulla strada per La Coruña a sposare Maria Tudor.

Km 16,5. Ligonde (Ostelli. Bar)

All’uscita di Ligonde, ai margini dell’ostello comunale, si imbocca un sentiero che scende lungo una parete fino al ponte sul fiume Airexe (km 17). Saliamo fino ad Airexe (Km 17,4). A sinistra, poco più avanti, si trova la chiesa di Santiago, in stile neoclassico, con la facciata romanica del suo predecessore.

Km 17,4. Airexe (Ostello. Bar)

Seguire la spalla e proseguire dritto dopo aver attraversato la strada LU-3301 (km 18,5). In seguito si raggiunge il villaggio di Portos, ora del Concello de Palas de Rei.

Km 19,4. Porto (Ostello-Bar)

Presto troverete la deviazione per Vilar de Donas. Poi siamo arrivati alla parrocchia di Santiago de Lestedo.

Km 20. Lestedo (Ostello-Bar. Casa rurale)

Si sale al villaggio di Os Valos (Km 20,9) per scendere ad A Mamurria (Km 21,5). Poi arriva A Brea (Km 22), dove lasciamo la pista asfaltata – strada per viaggiare parallela alla N-547. Accanto si trova prima l’Avenostre (Km 22,4) e poi l’O Rosario, luogo dove i pellegrini recitavano un rosario prima della vista sul Monte Sacro. Alle sue pendici, i discepoli dell’apostolo Giacomo addomesticarono i feroci tori che portavano il corpo del santo (Km 23,4).

Mezzo chilometro più avanti raggiungiamo l’area ricreativa Os Chacotes, dove si trova l’omonimo ostello pubblico (Km 23,9). Ancora qualche metro e siamo arrivati a Palas de Rei. Si entra attraverso Rua do Cruceiro, si visita la chiesa di San Tirso e si scende per la scalinata che porta al centro del Concello, dove si trovano gli altri ostelli.

Km 25. Palas de Rei (Tutti i servizi)

29^ tappa: Palas de Rei - Arzùa 28,8 km

Km 0. Palas de Rei (Tutti i servizi)

Attraversiamo la strada accanto alla Casa del Concello de Palas de Rei e scendiamo lungo la traversata del Pellegrino per attraversare di nuovo la strada e proseguire lungo la strada asfaltata Rúa do Apostolo. Per la terza volta, abbiamo attraversato la strada e abbiamo continuato dritto lungo Rúa Río Roxán, dove c’è una scultura di alcuni pellegrini che ballano firmata da J. Novo. Si parte per il viale di Compostela, in coincidenza con la N-547, e dopo cinquecento metri (oltre il 35 ° chilometro della strada nazionale) si gira a destra per attraversare il fiume Roxán. La pietra di confine 64 annuncia l’arrivo della parrocchia di San Sebastián de Carballal. Sotto una chioma si sale in un paio di paesi di questa parrocchia e si scende per attraversare la N-547 (Km 2,1).

La pietra di confine 63,5 ci introduce ad un sentiero circondato da alberi di eucalipto e querce, molto inclini al fango, che conduce alla località di Lacua (Mojón 63). Una buona fila di lastre di pietra impedisce che diventi fangosa nel laghetto dell’acqua. Proseguiamo per San Xulián do Camiño, annunciato dalla pietra di confine 62,5. La chiesa romanica della fine del XII secolo si trova sul lato della Via, che espone l’abside in primo piano.

Km 3.4. San Xulián do Camiño (Ostello-Bar)

Da pista asfaltata passiamo il luogo di Pallota (Mojón 62) e scendiamo senza quartiere da una bella Cordoira fino al fiume Pambre per arrivare a Ponte Campaña, appartenente alla parrocchia di Mato.

Km 4.5. Pontecampaña (Ostello)

Poi arriva un tratto spettacolare. Come il bosco di Fangorn, abbracciato da rocce e rami contorti, si è passati a Casanova, sempre dalla parrocchia di Mato.

Km 5.7. Casanova (Ostelli, Bar dalla primavera 2015)

Lasciamo l’ostello pubblico alle spalle e poi la deviazione per l’ostello A Bolboreta. Proseguire lungo il sentiero asfaltato e lasciarlo sulla sinistra per imboccare un sentiero. Scendiamo per attraversare il rego do Vilar, a Porto de Bois (Km 7,2). Poi, sul pendio, si prosegue verso Campanilla, piccolo paese della parrocchia di Mato e ultimo paese di Lugo lungo il Cammino (Km 8).

Su una strada secondaria salutiamo i 96,7 chilometri percorsi nella provincia di Lugo per presentarci a O Coto, il primo paese di A Coruña della parrocchia di Leboreiro, e nel comune di Melide.

Km 8,5. O Coto (Bar. Negozio)

All’uscita di O Coto lasciamo l’asfalto a sinistra per scendere a Leboreiro, definito nell’antichità Campus Leporarius o campo delle lepri. Qui vedremo un Cabazo: un gigantesco cesto che, come gli hórreos, era usato per conservare il mais. Dietro di essa si trova l’interessante chiesa di Santa Maria, romanica in transizione.

Km 9.2. Leboreiro

Lasciamo Leboreiro e attraversiamo il fiume Seco con un ponte medievale (Km 9,5). La pietra di confine 56 conduce a Disicabo e poi arriva un noioso tratto vicino alla N-547 e al Melide Business Park, noto anche come il Magdalena Business Park (km 11). Un chilometro dopo il panorama cambia e si scende verso le rive del fiume Furelos per un ambiente più dignitoso. Attraversiamo questo affluente dell’Ulla attraverso il ponte medievale ed entriamo nella parrocchia di San Xoán de Furelos. È l’anticamera di Melide, la capitale del Concello.

Km 13. San Xoán de Furelos (Bar)

Arriviamo all’Avenida de Lugo, passando davanti alla cappella di San Rocco e al suo transetto trecentesco. Verso l’ostello pubblico e per tagliare si può proseguire lungo la Rua San Pedro ma l’itinerario è segnalato anche da Rua do Convento fino a Plaza do Convento.

Km 14,8. Melide (Tutti i servizi)

Qui si trova l’antico ospedale dei pellegrini, che oggi ospita il Museo Terra de Melide, il Convento Sancti Spiritus e la sua chiesa, l’edificio settecentesco del Municipio e la cappella di San Antonio, accanto alla quale si lascia la piazza per prendere Rua San Antonio. Dopo aver costeggiato l’ostello pubblico lasciamo Melide sulla strada principale. Affacciati sulla valle scendiamo fino alla N-547, che attraversiamo e prendiamo la CP-4603 in direzione San Martiño. Al livello di un ristorante – barbecue giriamo a destra per visitare la chiesa di Santa Maria de Melide, chiesa parrocchiale con lo stesso nome (Km 15,6).

La chiesa è romanica della fine del XII secolo, ha una sola navata e abside semicircolare e ospita l’unica calandra romanica della Galizia. Dopo aver superato le case di Carballal siamo circondati da eucalipti, specie decidue e prati fino al passo acciottolato del fiume Catasol, affluente delle Furelos (km 17,2). Paesaggio di cartolina che ci offre la Via. In una splendida cornice ci dirigiamo verso Raido, ai piedi della N-547. Lasciamo rapidamente la sua compagnia per continuare fino a Parabispo, già del Concilio di Arzúa (Km 18,7). Sotto una foresta di eucalipti si attraversa il torrente Valverde, si passa Peroxa – dove si trova la pietra di confine 45,5 – e si entra nella parrocchia di Boente, divisa in due dalla N-547.

Km 20,5. Boente (Ostelli-Bar)

Dopo la chiesa di Santiago, girare a destra e scendere per un sentiero che porta al fiume Boente e al luogo di Punta Brea, passando prima attraverso un tunnel sulla N-547. Dopo aver girato per alcuni prati ci troviamo di fronte a un pendio duro che sale ai piedi della N-547, e accanto ad essa raggiungiamo diversi luoghi delle parrocchie di Figueiroa e Castañeda. In questo luogo c’erano le fornaci da calce dove i pellegrini depositarono la pietra che portavano da Triacastela.

Km 22,7. Castañeda (Ostello-Bar)

Scendiamo lungo il sentiero asfaltato fino al torrente Ribeiral, situato tra Pedrido e Río (Km 23,3). Ora è il momento di risalire e proseguire dritto, lasciando a sinistra la deviazione per Doroña. Poi, quasi sempre su sentieri locali, scendiamo per due chilometri fino al fiume Iso, che dà accesso a Ribadiso da Baixo, un villaggio nella parrocchia di Rendal.

Km 25,8. Ribadiso da Baixo (Ostelli-Bar)

Dall’altra parte del ponte medievale si trova l’ospedale per pellegrini di San Antón, ora restaurato come ostello pubblico. Facendo una deviazione, a nostro avviso assurda, si sale alla N-547 per raggiungere le prime case di Arzúa lungo l’infinita Avenida de Lugo. Allo stesso ingresso ci sono diversi ostelli privati situati uno dopo l’altro. Dopo un altro tratto lasciamo il viale per prendere la rúa Cima do Lugar, dove si trova il pubblico.

Km 28,8. Arzúa (Tutti i servizi)

 

30^ tappa: Arzùa - Pedrouzo 19,1 km

Km 0. Arzúa (Tutti i servizi)

Da Rua Cima do Lugar, dove si trova l’ostello pubblico, partiamo dritti verso la strada asfaltata Rua do Carmen. I suoi portici e le sue facciate rivestite in legno attraversano Arzúa. Per un ambiente più rurale si scende alla sorgente dei francesi, si attraversa il fiume Vello e si arriva a As Barrosas e la sua cappella di San Lázaro (Mojón 36 e Km 0,9). Scendiamo al fiume Brandeso, affluente dell’Iso (km 1,8), e poi fino a Preguntoño, paese della parrocchia di Burres con il suo eremo settecentesco di San Paio.

Km 2.2. Chiedo

All’uscita evitare la N-547 attraverso un tunnel e affrontare una ripida pendenza, tra prati, campi di grano e con vista verso Arzúa, al posto di A Peroxa, anche della parrocchia di Burres (km 3.3). Gli alberi di eucalipto popolano sempre più il paesaggio e i prati galiziani, necessari per la sopravvivenza del bestiame e del mondo rurale. Si susseguono con l’asciugatura della biancheria di famiglia al sole. Si percorrono sentieri ricoperti di lettiera e si scende al torrente Ladrón (km 3,9) per poi raggiungere Taberna Vella.

Km 5.2. Taberna Vella (Ostello-Bar-Shop)

Seicento metri più tardi entriamo a Calzada, dalla parrocchia di Burres e l’ultimo nucleo abitato del Concello de Arzúa.

Km 5.8. Strada Statale (Bar)

Lasciamo l’abitato attraversando una strada di collegamento e continuiamo ad entrare nel Concello de O Pino, l’ultimo prima di Santiago. Prima di entrare in A Calle, villaggio di San Breixo de Ferreiros, l’ostello A Ponte de Ferreiros si trova a 200 metri dalla strada.

Km 7.8. Via (Bar. Ostello)

Lasciamo il paese dopo aver attraversato il torrente Langüello e proseguiamo lungo una rete di sentieri e piste fino a Boavista (Km 9,3) e Salceda, ai piedi della N-547.

Km 11.1. Salceda (Ostelli, Bar, Farmacia a 600 metri)

Lasciamo la strada nazionale a pochi metri sulla destra, passando per la memoria del pellegrino Guillermo Watt, morto lungo il Cammino. Torniamo più in alto ai piedi della strada e la attraversiamo accanto a un concessionario di macchine agricole per arrivare a Oxén, località della parrocchia di San Miguel de Cerceda (Km 12,5). La strada, a sinistra della Strada Nazionale, conduce ora all’immediata Ras, nella stessa parrocchia, dove si attraversa la sottostante N-547 (km 13,1). A questo punto è possibile collegare anche i pellegrini provenienti dal Camino del Norte che hanno percorso la circonvallazione di O Pino. Dall’altra parte è già una Brea.

Km 13,6. Una Brea (Ostello)

In poche centinaia di metri si esce al passo di A Rabiña e parallelamente alla strada nazionale si può superare facilmente la salita a O Empalme, dalla parrocchia di San Lourenzo de Pastor. Al centro del percorso si trova un’area pic-nic con una fontana e un mulino a vento che ricordano le fattorie americane. In cima si attraversa la strada, fare molta attenzione, per entrare nel villaggio.

Km 15.3. O Giunzione (Bar)

Poi prendiamo un sentiero che scende sotto gli alberi di eucalipto. Più in basso, attraverso un tunnel sotto la N-547, abbiamo la possibilità di visitare l’eremo di Santa Irene e la sua fontana barocca o di andare all’ostello privato. Accanto a questo ostello si trova la deviazione per l’ostello rurale Astrar. Se proseguiamo dritti arriviamo all’ostello della Xunta de Galicia.

Km 16,3. Santa Irene (Ostelli)

Grazie a un fitto boschetto di eucalipti, ci siamo isolati dal rumore della strada, passata da Mojón 20, e ancora una volta abbiamo evitato la strada attraverso un tunnel. Un paio di case, una segheria e altri alberi di eucalipto conducono ad A Rúa dalla parrocchia di Arca.

Km 17,9. A Rúa (Bar, pensioni, case di campagna)

Da asfalto pista raggiungiamo il bordo della N-547 e salire accanto ad esso a O Pedrouzo.

Km 19.1. O Pedrouzo (Tutti i servizi)

 

31^ tappa: Pedrouzo - Santiago de Compostela 20 km

Km 0. O Pedrouzo (Tutti i servizi)

Venti chilometri davanti ai 755,3 chilometri già percorsi dal nostro primo giorno sull’altro versante dei Pirenei. Lontano, lontano, anche se sono passate solo poche settimane, ci sono ancora le foreste della Navarra, le vigne di La Rioja, il vasto altopiano castigliano. Anche le montagne di León e il mitico O Cebreiro, che abbiamo attraversato sette giorni fa. Santiago, la piazza Obradoiro e la cattedrale, di fronte alla quale siamo sicuri di essere trasferiti, sono proprio accanto.

Prendendo come riferimento l’ostello pubblico, si attraversa il paese sul lato della strada nazionale e si svolta a destra per Rúa do Concello, dove si trova il Municipio, si prosegue dritti per mezzo chilometro e arrivati accanto alla scuola e ai campi sportivi si svolta a novanta gradi sulla sinistra. Su una strada sterrata ricoperta di lettiera, entriamo in una foresta di eucalipti, che lasciamo per entrare in San Antón, un villaggio nella parrocchia di Arca. Il luogo prende il nome da una cappella devastata da un incendio (Km 1,3).

Un altro bosco ci aspetta all’uscita di San Antón. Carballos nativi e alberi di eucalipto rimboschito, in massa, ora ci accompagnano alla città di Amenal, nella parrocchia di San Miguel de Pereira. Si accede da una pista asfaltata e attraversando il fiume Brandelos si attraversa la N-547 con un passo basso (km 3,7), cui segue una ripida salita che sale fino a Cimadevila, ultimo nucleo del Comune di O Pino.

Km 4. Cimadeville

La salita continua per più di un miglio, ma diventa molto più conveniente. Una volta raggiunto il livello, andare ai piedi della A-54 e la N-634. Non siamo più sorpresi di vedere il recinto di separazione pieno di piccole croci. Fa parte dell’idiosincrasia del pellegrinaggio. Un monolito scolpito con il personale, la zucca e il pettine annuncia l’ingresso nel comune di Santiago (Km 6,3). Abbiamo circondato il perimetro dell’aeroporto, lasciando sulla sinistra diverse file di lampeggianti (Km 6,7), e dopo aver attraversato una strada secondaria siamo entrati a San Paio, frazione della parrocchia di Sabugueira.

Km 7.7. San Paio (Bar)

Circondato da Casa Quian, affrontiamo una breve salita ripida lungo un sentiero asfaltato e prendiamo il sentiero sulla destra che scende. Dopo aver attraversato la variante sottostante si continua a scendere attraverso alcuni nuclei della parrocchia di Sabugueira: A Esquipa e Lavacolla.

Km 9,5. Lavacolla (Ostello, Bar, Negozio, Farmacia)

Dopo una curva a gomito si passa davanti alla chiesa parrocchiale di San Pelayo, che è iscritta nell’anno della sua costruzione: 1840. Attraversare quindi la N-634a (Labacolla Hostel) e fare una deviazione per Villamaior. In un centinaio di metri abbiamo attraversato il fiume Sionlla, coperto di uova e conosciuto come il torrente Lavacolla, un luogo dove i pellegrini si spogliavano dei vestiti sporchi e si lavavano in vista del loro prossimo arrivo a Santiago (Km 10).

Da pista asfaltata iniziamo una comoda salita che si concluderà nell’atteso Monte do Gozo. Attraversiamo prima Villamaior (Km 11), superiamo il centro del TVG (Km 12,7) e giriamo a sinistra di 90° per fare lo stesso accanto al centro territoriale di RTVE (Km 13,5). Girare a destra di novanta gradi e proseguire fino all’urbanizzazione di San Marco, preludio al Monte do Gozo.

Km 14,8. San Marco (Bar. Negozio)

Invece di proseguire dritto, giriamo a sinistra per salire sul monumento eretto nel 1993, anno dell’inaugurazione del vicino ostello per pellegrini, il più grande del Camino, capace di ospitare fino a 300 persone in un anno normale e fino a 800 in uno Xacobeo. Da questo punto si ha la prima vista panoramica di Santiago e della sua cattedrale.

Km 15,2. Monte do Gozo (Ostello, Bar, Negozio, Cassiere)

Riprendiamo la Via del ritorno, lasciando da parte l’accesso alla caffetteria e alle sale da pranzo, e scendiamo a una rampa di scale. Attraversiamo poi l’autostrada e le strade con un ponte e proseguiamo dritti lungo la lunga rúa San Lázaro (km 16,7), dove si trovano il Palacio de Congresos y Exposiciones de Galicia e l’ostello dei pellegrini di San Lázaro, che ci permettono di dormire più di una notte. Ci colleghiamo a Rúa do Valiño (Km 17,7) e proseguiamo dritti lungo Rúa das Fontiñas e Rúa dos Concheiros, dove attraversiamo l’Avenida de Lugo. Poi la rúa de San Pedro (Km 19), che termina all’incrocio di rúa de Aller Ulloa con il semaforo.

Dal luogo dove un tempo si trovava la Porta do Camiño, si entra nel centro storico attraverso la Rúa das Casas Reais, che sale alla Praça de Cervantes. La Rua da Acibechería ci porta a Praza da Inmaculada, dove si trova il monastero di San Martín Pinario. Infine si entra sotto l’Arco del Palazzo attraverso un passaggio, dove i musicisti di strada si riuniscono per suonare, per accedere alla Plaza del Obradoiro, dove l’avventura si conclude. Togliendo lo zaino scopriamo ogni dettaglio della facciata occidentale e ci dirigiamo verso il centro della piazza. È difficile non entusiasmarsi. Arrivare a Santiago di Compostela come pellegrino è un’esperienza immensa

Km. 20 Santiago de Compostela (tutti i servizi)

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