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Cammino Via De la plata

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pellegrini nel 2023

La Via de la Plata è un Cammino per Santiago de Compostela che parte da Siviglia ed è lungo 970 km percorribili in 27 tappe. Questo percorso è conosciuto con vari nomi: Vía de la Plata (il più usato, ma che non si riferisce solo al percorso di pellegrinaggio), Ruta de la Plata (più attuale e di solito si riferisce al suo lato turistico), e Camino Mozárabe a Santiago (in questo caso si riferisce esclusivamente al percorso di pellegrinaggio). Il percorso da Granja de Moreruela, un villaggio situato a 40 chilometri a nord di Zamora, che porta a Santiago passando per Puebla de Sanabria e Orense, è conosciuto anche come il Cammino Sanabrese. E, come se non bastasse, il percorso tra Salamanca e Santiago via Puebla de Sanabria e Orense è anche conosciuto come il Cammino di Fonseca.

La Vía de la Plata deve la sua origine a un insieme di strade romane che collegavano il sud-ovest con il nord-ovest della penisola. Nel suo tratto centrale la strada romana ha il nome tecnico attuale di Iter Ab Emerita Asturicam; collegava due città romane di grande importanza: Emerita Augusta (Merida), capitale della provincia romana di Lusitania, e Asturica Augusta (Astorga). Secoli dopo, queste magnifiche strade pavimentate in pietra furono utilizzate dagli arabi nella loro conquista dei territori peninsulari, e più tardi, una volta completata la riconquista cristiana, furono i devoti di San Giacomo a seguire queste strade nel loro pellegrinaggio alla tomba dell’Apostolo. La denominazione “Plata” (argento) non ha alcuna relazione con il metallo argenteo. La sua origine non è nota con certezza, ma l’ipotesi più plausibile sembra essere un’evoluzione fonetica della parola araba Balata, che significa strada asfaltata.

I mesi migliori per fare il Cammino de la Plata sono marzo, aprile, maggio e ottobre. In giugno e settembre dovremo prendere delle precauzioni per quanto riguarda il calore. In luglio e agosto non è consigliabile, almeno il tratto da Siviglia a Salamanca. E l’inverno può essere una buona alternativa per chi desidera camminare in solitaria.

ATTENZIONE: Negli ultimi anni diversi pellegrini sono morti per un colpo di calore sulla Vía de la Plata. Non consigliamo di fare questo percorso tra giugno e settembre, poiché le temperature, soprattutto in Andalusia ed Estremadura, superano facilmente i 35 °C e, sempre più spesso, i 40 °C, raggiungendo i 43 o 44 °C in alcune zone.

La segnaletica del Cammino de la Plata

La segnaletica, con frecce gialle lungo tutto il percorso, è generalmente buona e non è particolarmente difficile da seguire. Certo, è più austera della segnaletica del Cammino Francese e, su un percorso così lungo, è normale disorientarsi a volte, forse più per disattenzione che per la scarsa segnaletica. In alcuni tratti, le frecce gialle sono sovrapposte ad altri segnali: cairn di pietra, cubi nel caso dell’Estremadura, repliche di pietre miliari romane, ecc.

Città, distanze e servizi lungo il Cammino de la Plata

Concentrandosi sul percorso attuale, la prima cosa da sottolineare è che le due parole che meglio riassumono l’essenza della Via de la Plata sono: solitudine e calore.

Per quanto riguarda il caldo, anche e soprattutto nel tratto da Siviglia a Salamanca, dipende, ovviamente, dal periodo dell’anno: in primavera e in autunno può essere intenso, e in estate può essere insopportabile. In alcuni giorni di luglio e agosto, in Andalusia ed Estremadura il termometro supera i 40 gradi (cioè all’ombra) a metà giornata. Camminare a questa temperatura è estremamente pericoloso, poiché il colpo di calore non è un avvertimento e può essere fatale. In queste circostanze non ci sarà altra alternativa che fare tappe brevi approfittando dell’alba o del tramonto per avanzare. Oppure, ancora più sensato, evitare di andare nella Vía de la Plata nei mesi più caldi.

La solitudine, il caldo, le lunghe distanze tra le città e i mille chilometri che separano Siviglia da Santiago, fanno di questo itinerario un percorso poco incline al sovraffollamento, nonostante l’aumento dei pellegrini anno dopo anno.

Comunità autonome e province attraversate lungo la Via de la Plata

L’itinerario della Via de la Plata passa per quattro comunità autonome e sei province: Andalusia (Siviglia), Estremadura (Badajoz, Cáceres), Castiglia e León (Salamanca, Zamora) e Galizia (Orense, Pontevedra, La Coruña). Nella variante attraverso Astorga il percorso passa dalla provincia di Zamora alla provincia di León.

Paesaggio della Via de la Plata

Per quanto riguarda il paesaggio, La Plata è molto esclusiva. A parte i fitti boschi di querce di Sanabria e Orense, a parte gli immensi campi ondulati di cereali che troviamo tra Salamanca e Granja de Moreruela, a parte gli oliveti e i vigneti che vediamo in Andalusia ed Estremadura, a parte le coltivazioni e i boschi di eucalipto che si estendono a La Coruña, a parte tutto questo e altro, c’è un tipo di bosco che fa dell’Argento un percorso unico: la dehesa. In Andalusia, in Estremadura e nel sud della provincia di Salamanca, si attraversano ampie dehesas; foreste chiare di lecci dove pascolano liberamente bovini e suini. Sono foreste di una bellezza suggestiva, risultato della trasformazione per mano dell’uomo di foreste primitive per lo sfruttamento estensivo del bestiame. Le dehesas più antiche hanno tremila anni.

È proprio in questi prati che troveremo spesso del bestiame. Alcuni di loro hanno un aspetto inquietante, ma di solito non indietreggiano alla vista di un camminatore. In ogni caso, è meglio essere prudenti, non disturbarli o avvicinarsi troppo a loro, soprattutto se ci sono giovani. Per fortuna, la Vía de la Plata non passa per nessun pascolo con tori da combattimento; altrimenti, questo sito web probabilmente non esisterebbe…

Per i ciclisti

La Vía de la Plata è un percorso attraente per i ciclisti, dato che una buona parte del percorso (ovviamente, non tutto) è ciclabile. E le pendenze, nel complesso, sono più basse di altre strade.

Tappe del Cammino Via De la plata

  • Tappa 1: Sevilla – Guillena – 21,6 km

    La prima tappa del Cammino Via de la Plata inizia dalla Cattedrale di Siviglia e attraversa la città, il famoso Puente de Isabel II e il quartiere di Triana. Dopo aver attraversato il fiume Guadalquivir, i camminatori possono scegliere se continuare dritto fino a Camas o prendere un sentiero parallelo al fiume. Lungo il percorso si passa per il Monastero di San Isidoro del Campo e il sito archeologico di Italica, una colonia romana fondata da Scipione. La tappa si conclude nella città di Guillena, tra aranceti e campi coltivati.

  • Tappa 2: Guillena - Castilblanco de los Arroyos - 18,63 km

    Lasciamo Guillena attraversando il fiume Rivera de Huelva, con la possibilità di utilizzare un ponte in caso di piena. Il paesaggio iniziale di ulivi e aranci lascia presto spazio alla dehesa serrana, una zona di pascoli e allevamenti dove si incontreranno numerose portille da aprire e chiudere. Lungo il cammino si incontra la città di Castilblanco, che accoglie i pellegrini con un monumento dedicato a Cervantes e dove si trova l’eremo di San Benito, dove si celebra ogni anno una popolare romería. La città si trova alle porte del Parco Naturale della Sierra Norte de Sevilla, un’area dove l’economia si basa sull’allevamento e l’agricoltura.

  • Tappa 3: Castilblanco de los Arroyos – Almadén de la Plata – 28,2 km

    Questa città fu riconquistata dagli Arabi dai cavalieri dell’Ordine di Santiago. Possiede una chiesa parrocchiale del XVI secolo e una torre dell’orologio notevole appartenente all’antico municipio. La città, oltre a tutti i servizi necessari per i pellegrini, ha un moderno osservatorio astronomico, una necropoli romana e, nelle vicinanze, la grotta dei Covachos, di grande interesse geologico e archeologico. Vale la pena assaggiare i suoi squisiti prosciutti e salumi. L’ampia tappa di oggi offre la sua ricompensa con la bellezza dell’ambiente e l’ospitalità della sua gente.

  • Tappa 4: Almadén de la Plata – Monesterio – 33,6 km

    La partenza da Almadén de la Plata avviene lungo la strada che conduce alla sua Plaza de Toros. In pochi passi ci addentriamo, tra cisto e lecci, nel cuore della dehesa. Le tenute di caccia maggiori, cervi, daini e cinghiali, insieme a conigli, pernici e ogni tipo di uccello, saranno osservabili dal camminatore se va attento e in silenzio. Vicino alla fine, troveremo un nuovo miliario in memoria dell’uomo che percorse e segnalò la strada, entrò in contatto con istituzioni e fondò l’Associazione degli Amici del Cammino di Santiago di Siviglia. Il ricordo di José Luis Salvador è presente lungo questo cammino, il pellegrino gli renda l’omaggio che merita. Dopo il miliario, arriviamo a El Real de la Jara e all’ostello comunale dei pellegrini, nella prima casa. Il nome della città deriva dal Camino Real, che fu una via di comunicazione tra l’Andalusia e l’Estremadura. È un villaggio bianco, come tutti quelli della Sierra Norte, nel cui territorio si trova una grande riserva di caccia. La sua chiesa di origine mudéjar e il suo castello del XII secolo sono le parti più rilevanti dell’architettura della città. Si consiglia di visitare il museo di tassidermia.

    Dopo la chiesa, riprendiamo il Cammino de la Plata attraversa un piccolo corso d’acqua che segna il confine con le terre estreme. Rimangono i resti di un antico castello dove, si dice, viveva la guardia che difendeva la strada. Tra querce da sughero, cisti e lecci, raggiungiamo la moderna ermita di San Isidro, dove il 15 maggio si celebra una grande festa a cui partecipano i residenti delle città vicine. Una lunga e ripida salita ci porta al Puerto de la Cruz, il punto più alto della Sierra Morena, a quasi 800 metri d’altezza. Poi, dopo pochi passi, arriviamo a Monesterio. La città deve il suo nome al monastero di Nuestra Señora de Tentudía, del XV secolo, in stile mudéjar e situato sulla montagna più alta della provincia di Badajoz, in memoria della vittoria dei cristiani nella battaglia contro i musulmani. Al suo interno, si trovano pregevoli altari di San Agostino, di Santiago a cavallo e dell’albero di Jesse. Lo stemma della città raffigura la croce di Santiago e le conchiglie. Monesterio è una città grande, con un’importante industria derivata dal maiale, luogo ideale per assaggiare il suo eccellente prosciutto iberico.

  • Tappa 5: Monesterio – Fuente de Cantos – 20,7 km

    Al termine del lungo paese, seguendo la strada, troviamo il campo da calcio dove riprendiamo il Cammino vicino all’arroyo. Percorriamo la dehesa, camminando tra muri di pietra secca che vediamo spesso lungo le terre estreme e castigliane. Presto si distingue il profilo della Fuente de Cantos, ma conviene non anticipare l’arrivo, perché mancano ancora diverse ore di cammino. Camminiamo tra sentieri e paesaggi agricoli fino ad arrivare alla meta. Fuente de Cantos offre tutti i servizi necessari al pellegrino e inoltre un’interessante passeggiata per visitare la città natale di Zurbarán, ricordato nella sua casa museo, la splendida piazza accanto alla chiesa della Virgen de la Granada, con i suoi altari barocchi, l’eremo di Nuestra Señora de la Hermosa, con la sua delicata scultura gotica, o l’antica “Fábrica”, ora riconvertita in un centro turistico che mantiene tutta la macchinaria delle antiche attività industriali tipiche di queste terre.

  • Tappa 6: Fuente de Cantos – Zafra – 24,2 km

    Partiamo da Fuente de Cantos seguendo l’antica strada romana e poco dopo arriviamo a Calzadilla de los Barros, una piccola località con un nome e uno stemma molto propri di questo Cammino, che ha una chiesa-fortezza del XV secolo dove è conservato uno dei migliori retabli gotico-renascimentali dell’Estremadura. Attraversando il fiume Atarja, il Cammino si snoda tra le fattorie di bestiame e le terre coltivate, con alcuni olivi e molte viti. Attraversando la ferrovia, si arriva a Puebla de Sancho Pérez, una località con diversi bar dove potersi riposare all’ombra della sua chiesa con la sua bella facciata e riprendere le forze.

    Entriamo a Zafra attraverso il paseo della stazione ferroviaria che ci porta subito al centro della città. Questa città, di fondazione musulmana, è dichiarata Patrimonio Storico-Artistico, con il Castello dei Duchi di Feria, con il cortile centrale di Juan de Herrera, oggi convertito in Parador Nazionale; la Collegiata della Candelaria, con nove dipinti di Zurbarán; il Convento di Santa Clara; l’Ospedale di Santiago e le piazze Grande e Chica, quest’ultima con la “verga di misura” intagliata in una delle sue colonne perché era un luogo di mercato. Sulle sue mura sono conservate tre delle otto antiche porte: quella del Palazzo, quella del Cubo e quella di Jerez, così chiamata perché conduce alla città di Jerez de los Caballeros.

  • Tappa 7: Zafra – Villafranca de los Barros – 19,8 km

    Partiamo lungo il Camino Viejo de la Sierra, con una leggera salita fino alla cima, dove lasciamo l’antica provincia della Betica e passiamo alla Lusitania romana. Da qui, per un comodo cammino, arriviamo ai Santos de Maimona. Si tratta di un paese con la croce di Santiago e due conchiglie nel suo stemma comunale. La sua chiesa, con una bella facciata plateresca, e il suo municipio, che occupa quello che era il palazzo dell’Encomienda de Santiago, sono due dei suoi monumenti più importanti.

    Proseguiremo lungo piacevoli e silenziosi sentieri, tra ulivi e viti, fino a attraversare la ferrovia e l’autostrada. Dopo, circondando l’eremo di San Isidro, i nostri passi ci portano a Villafranca de los Barros. In questo bellissimo paese possiamo ammirare la riformata chiesa del XVI secolo, con un’interessante facciata gotica, e l’eremo della Virgen Coronada, mudéjar del XV secolo ma riformato nel XVIII secolo. I vini del paese, con denominazione di origine Ribera del Guadiana, sono una delle sue principali industrie e una buona ricompensa per il pellegrino assetato.

  • Tappa 8: Villafranca de los Barros – Torremejía – 26,7 km

    La strada nazionale segue parte dell’antica strada romana, con un breve tratto che conduce alla “mansio Perceiana”, poi prosegue attraversando uliveti e vigneti. Almendralejo si trova a tre chilometri di distanza, raggiungibile attraverso una strada locale, e presenta la chiesa parrocchiale con una bella torre, la chiesa di Santiago, l’eremo di La Piedad e il palazzo del marchese di Monsalud, attuale sede del municipio. È famosa per le sue cantine che producono vini e cavas a denominazione d’origine. Ritornando sulla vecchia strada, dopo aver attraversato la ferrovia, si giunge a Torremejía, caratterizzata dalle sue ampie e perpendicolari strade, gran parte delle quali furono progettate nel Piano di Badajoz del XX secolo. Nel lato occidentale si trovano la chiesa e il palazzo della famiglia Mexía, con stemmi e veneras sull’architrave della porta, e le mura costruite con materiali di recupero, tra cui stele e resti di sculture romane.

  • Tappa 9: Torremejía – Mérida – 15,3 km

    Usciamo lungo la calzada di Torremejía. Un breve tratto sulla N-630 ci riporta sulla via, che tra ulivi e viti, finisce sulle rive del fiume Guadiana. Seguendo il suo corso, troviamo l’ingresso del ponte romano emeritense, il più lungo di tutto l’Impero. Emozionati dal camminare sulle sue leggendarie pietre, raggiungiamo il centro di Mérida, fondata dall’imperatore Augusto e città romana per eccellenza della Vía de la Plata. Capitale della Lusitania e Patrimonio dell’Umanità, non possiamo fare a meno di passeggiare per le sue strade e visitare il suo teatro e Anfiteatro Romano, il Tempio di Diana, l’Arco di Traiano, l’Acquedotto dei Miracoli, la Basilica di Santa Eulalia e il Museo Nazionale d’Arte Romana. Mérida è attualmente la capitale politica dell’Extremadura, una piccola ma fiorente città, che nonostante il suo moderno e ben realizzato ampliamento urbano, conserva il sapore tradizionale del piccolo commercio tra le sue strade pedonali, l’incontro delle sue genti nelle sue piazze e il piacere della passeggiata nei parchi sulle rive del Guadiana.

  • Tappa 10: Mérida – Alcuéscar – 35,9 km

    Attraversare Mérida ci offre una passeggiata stimolante: Ponte Romano, Calle del Puente, Plaza de España, Santa Julia, del Arco, Plaza del Parador, Calle del Calvario, Metropolitana, Ponte Romano sul fiume Albarrega e, fuori dal centro della città, il bacino romano di Proserpina, anch’esso il più grande dell’Impero e luogo di svago e balneazione per gli abitanti e i vicini di Mérida. Dopo aver attraversato il lago artificiale, la strada si snoda tra lecci e querce da sughero fino a Carrascalejo, un piccolo villaggio privo di servizi ma con una bella e curata chiesa. A pochi chilometri di distanza si trova Aljucén con la sua chiesa della Consolación, sulla cui porta nord si trovano allusioni al Cammino di Santiago di Compostela. Anche questa è una piccola città, ma con i servizi minimi richiesti da un pellegrino e che offre la possibilità di interrompere il cammino. Restano poco più di 20 chilometri per il camminatore, attraverso uno dei pascoli più belli dell’Estremadura, entro i limiti della Riserva Naturale di Cornalvo. Lungo il sentiero segnalato come “Cordel del gato”, si raggiunge la Cruz de San Juan e da lì Alcuéscar, il primo punto di riferimento della regione di Cáceres. Qui si possono ammirare case signorili, come l’Encomienda de Santiago. Nelle vicinanze si trova la Basilica visigota di Santa Lucía del Trampal, del VII secolo.

  • Tappa 11: Alcuéscar – Cáceres – 37,4 km

    Partiamo da Alcuéscar lungo il Camino Viejo che porta a Casas de Don Antonio, una città che raggiungeremo attraversando il bellissimo ponte romano sul fiume Ayuela. Anche se il cammino non entra nel centro del paese, vale la pena visitare le sue due “picotas” o colonne di pietra nella Plaza de España. Ritroviamo la calzada che corre parallela alla N-630, come testimoniano due miliari, uno utilizzato come parte di una recinzione di pietra e l’altro nella sua posizione originale. Dopo di essi, appare il ponte romano sul torrente di Santiago e Aldea del Cano, a circa cinquecento metri dal cammino, ma con i servizi necessari per poter dividere questa lunga giornata. Dopo alcuni altri miliari, l’attraversamento di un campo di volo e il recupero del ponte romano sul fiume Salor, il cammino arriva a Valdesalor, un villaggio di colonizzazione agricola che dispone di servizi per il camminatore. La calzada ora procede su strada fino al passo delle Camellas, da cui si entra a Cáceres attraverso una vasta strada. Questa città, dichiarata Patrimonio dell’Umanità, fu fondata come colonia romana ed è stata la culla dell’Ordine dei Cavalieri di Santiago. Un piccolo pellegrino scolpito in pietra sulla Porta dei Pellegrini della Chiesa di Santiago è il sigillo più giacobino della storica e bellissima città.

  • Tappa 12: Cáceres – Embalse de Alcántara – 33,8 km

  • Tappa 13: Embalse de Alcántara – Grimaldo – 20,0 km

  • Tappa 14: Grimaldo – Carcaboso – 30,2 km

  • Tappa 15: Carcaboso – Aldeanueva del Camino – 38,3 km

  • Tappa 16: Aldeanueva del Camino – La Calzada de Béjar – 21,8 km

  • Tappa 17: La Calzada de Béjar – Fuenterroble de Salvatierra – 20,2 km

  • Tappa 18: Fuenterroble de Salvatierra – San Pedro de Rozados 27,9 km

  • Tappa 19: San Pedro de Rozados – Salamanca 23,6 km

  • Tappa 20: Salamanca – El Cubo del Vino – 36,4 km

  • Tappa 21: El Cubo del Vino – Zamora – 31,6 km

  • Tappa 22: Zamora – Montamarta – 19,2 km

  • Tappa 23: Montamarta – Granja de Moreruela – 22,6 km

  • Tappa 24: Granja de Moreruela – Benavente – 26,6 km

  • Tappa 25: Benavente – Alija del Infantado – 21,0 km

  • Tappa 26: Alija del Infantado – La Bañeza – 22,2 km

  • Tappa 27: La Bañeza – Astorga – 24,5 km

Continua sul Cammino Francese per altri 260 km circa.

Punti di interesse lungo il Cammino Via De la plata

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