Cammino dell’Ebro

Mappa del Cammino dell’Ebro

Il Cammino lungo il fiume Ebro fino a Logrono

Il Camino del Ebro parte da Deltebre ed è lungo 452 km fino a Logroño e poi prosegue sul Cammino Francese. Ha come punto di partenza il delta uno dei fiumi più importanti della penisola iberica, il fiume Ebro. Oggi è un percorso di pellegrinaggio a Santiago de Compostela per vedere le spoglie dell’Apostolo, che si collega con vari itinerari.

Se siete alla ricerca di un percorso tranquillo senza tanti pellegrini, il Cammino dell’Ebro è una buona opzione. Durante il percorso potrete meditare e godere di splendidi paesaggi ricchi di cultura e di numerosi monumenti.

Storia del percorso del fiume Ebro

L’origine del suo nome è data dal fiume Ebro, che è l’asse principale del percorso. Il punto di partenza è nel Delta dell’Ebro, e continua il suo viaggio fino a Logroño. Si collega con il Cammino Catalano un po’ prima di arrivare a Saragozza, e da qui inizia a chiamarsi sia il Cammino Catalano che il Cammino dell’Ebro.

Iniziò nel XII secolo, dopo la riconquista del territorio cristiano da parte dei musulmani. Da allora, altri cristiani provenienti da paesi costieri come la Francia e l’Italia hanno cominciato a fare pellegrinaggi a Santiago de Compostela. Secondo la tradizione, l’apostolo San Giacomo stesso, nella sua opera apostolica, ha percorso la via del fiume Ebre da Tarragona. Numerose leggende parlano di questo fatto, la più conosciuta è quella che narra l’apparizione della Vergine Maria a Saragozza.

Il Cammino corre lungo il fiume Ebro, che è il fiume più abbondante della penisola e occupa un terzo del territorio spagnolo. Il paesaggio è molto vario, si possono godere le foreste della catena montuosa pre-costiere, i Secarrales della Sierra de Caspe, i pendii naturali e molto altro ancora.

Tappe del Cammino dell’Ebro

Inizieremo il Cammino dell’Ebro dall’emblematico punto panoramico di Garxal, vicino al Campeggio Aube, ci sposteremo verso l’interno, seguendo il percorso del GR-99, aggireremo il Passo di Delebre e raggiungeremo il Pas de I’lla de Buda, dove si trova il traghetto, più avanti il Parco Ricreativo Deltaventur e da lì la nostra passeggiata seguirà il percorso della strada T-340, lungo la quale raggiungeremo Deltebre.
Entriamo a Deltebre lungo l’Avinguda de les Goles del’Ebre e quasi alla fine proseguiamo lungo Carrer de Sant Jaume che continua lungo Carrer de Jaume I el Conquistador fino a raggiungere Carrer Girona, dove attraversiamo il fiume Ebre sul ponte Pont de Lo Passador.
Sull’altra sponda si trova Sant Jaume d’Enveja, che attraversiamo lungo l’Avinguda de l’Ebre, attraversando l’Avinguda de Catalunya e proseguendo dritti lungo il Carrer Major. Dopo aver attraversato il Passeig de la Segregació, proseguiamo lungo l’Avinguda de Mallorca, ormai alla periferia della città. Teniamo come riferimento la strada TV-3404, passando per una moltitudine di canali che attraversano le zone umide del Delta, attraversiamo il Desagüe del Riuel e raggiungiamo il Canal del Eucaliptus, lo attraversiamo e giriamo a destra fino a raggiungere la Acequia de Manyofles dornde giriamo a sinistra e raggiungiamo il Parco Naturale del Delta dell’Ebro, che si trova sotto il livello del mare. Dopo aver superato il passo tra El Clot e La Laguna de la Tancada, giriamo a destra verso il Poblenou del Delta e poi raggiungiamo il Canal de Sant Pere, un luogo in cui si possono osservare uccelli trampolieri, che attraversiamo, poi attraversiamo il canale di irrigazione Grande e ci dirigiamo verso la Playa de Casablanca, poi la Playa del Molinet che termina al Puerto de los Alfaques a San Carlos de la Rápita e con esso il nostro primo giorno di questo Cammino dell’Ebro.

Dal Museo del Mare di San Carlos de la Rápita, sulle rive del Mar Mediterraneo, partiamo oggi, accanto alla strada TV-3408 e al Canale di Navigazione, attraversiamo il Ponte Carrasca, alla nostra destra possiamo ammirare il Parco Naturale del Delta dell’Ebro, intorno a noi un mare di orti. Dopo 5 chilometri troviamo la chiusa di L’Arispe, costruita all’epoca di Carlo III, le torri di difesa del XVI secolo di Poques Salses e Forgerón, la torre di difesa e la necropoli di L’Oriola, Tusquets e Ullals de Baltasar, l’unico luogo in Catalogna dove si trovano ninfee naturali. Questo bellissimo percorso ci porterà ad Amposta senza che ce ne accorgiamo.
Passiamo sotto la strada nazionale N-340 ed entriamo ad Amposta lungo il Paseo del Canal Marítimo, passando per il Parco Xiribecs e i Padiglioni Municipali fino a raggiungere il Paseo del Canal, da cui giriamo a sinistra e proseguiamo lungo le strade di San José e Grau per uscire dalla città e continuare il nostro viaggio, ora lungo il Canal Derecho del Ebro e la strada di Santa Bárbara.
Passiamo sotto il tracciato dell’Autostrada del Mediterraneo, l’AP-7, e accanto ad essa l’AVE. Ora il nostro percorso è delimitato dalla strada C-12 e dal Canale, passiamo accanto alla Torre della Carrova, alle sue spalle gli stagni naturali della Carrova, dove finisce la regione di Montsiá e inizia il Basso Ebro, separati dalla gola di Lledó. Attraversiamo le risaie più all’interno della foce dell’Ebro e arriviamo al piccolo villaggio di Vinallop, il più piccolo di tutti i distretti di Tortosa, di fronte all’isola di Vinallop, nell’Ebro, anch’essa Area Naturale.
Dopo la curva successiva, attraversiamo il Puent del Catalán e raggiungiamo la zona industriale di Escorxador e, successivamente, la zona industriale di Ansedo, nel Raval de Cristo. Arrivati alle prime case del paese, giriamo a destra e attraversiamo il Canal de l’Ebre per raggiungere una rotonda e immetterci sulla strada C-12; arrivati a questo punto proseguiamo dritti, lungo la strada C-42, in direzione del fiume Ebro, attraversando il Ponte Millenario fino a Tortosa, passando per il quartiere El Temple, attraverso alcuni piacevoli giardini che ci lasciano nella Plaza del Bimilenario e da lì, lungo l’Avinguda de la Generalitat, lungo l’Avinguda de la Generalitat, lungo l’Avinguda de la Generalitat, lungo l’Avinguda de la Generalitat, lungo l’Avinguda de la Generalitat, lungo l’Avinguda de la Generalitat, lungo l’Avinguda de la Generalitat e poi lungo l’Avinguda de la Generalitat, Percorriamo l’Avenida de la Generalitat, passando accanto al Parco Teodoro González, alla fine del quale attraversiamo i binari della ferrovia, poi il molo di Lo Sirgador e più avanti la Plaza de Agustín Querol, fine della nostra tappa.

Tortosa es la capital histórica de las tierras catalanas del Ebro, partimos en la jornada de hoy desde la Catedral de Santa María de Tortosa, por la calle de la Ciudad y en la plaza del Paiolet cruzamos el río Ebro, en la otra orilla nos espera la iglesia parroquial de la Mare de Deu del Roser, avanzamos por la avenida de Cristóbal Colón hasta la calle de Tarragona y por ella hasta la avenida de Cataluña hasta la Plaza dela Corona de Aragón, tras ella una plaza y continuamos por la avenida de los Puertos Tortosa-Beseit, entre descampados y huertas, por la avenida de Puerto Caro llegamos hasta el Canal de la Dercha del Ebro, lo cruzamos y entramos en Roquetes por su calle Mayor, que abandonamos enseguida tomando, por la derecha, la calle de San Gregorio de nuevo entre huertas llegamos al cercano Jesús.
Por la calle de Daniel Mangrané pasamos junto a la iglesia parroquial de Jesús y continuamos por una pista que, tras cruzar la carretera C-12, discurre entre esta y el Canal Derecho del Ebro. Tras haber rebasado la Isla d´Audí, espacio natural, nuestro camino se une a la GR-99 en un tramo de Vía verde, pasando junto a las Granjas de Fabra que se encuentran situadas en el Pla de les Illes, tras ellas pasamos junto a la pequeña Aldover en la Huerta del Delta y al rebasar el siguiente recodo del Ebro alcanzamos Xerta. A través de la calle Tortosa llegamos a la iglesia parroquial de Nuestra Señora de la Asunción.

Iniziamo la nostra tappa dalla facciata della chiesa di Nuestra Señora de la Asunción, nella Plaza Mayor e percorrendo le vie San Juan, San Martín e Antonio Añón, ci colleghiamo con il viale delle Tierras del Ebro attraverso il quale usciamo dalla città lungo il tracciato GR-99, che corre vicino alla strada TV-3541, questa poi si unisce alla C-12 e continuiamo il nostro percorso lungo il tracciato che avevamo portato che ora avanza tra la strada e il fiume Ebro, accanto al canale della Ribera del Ebro. Passiamo accanto all’area di sosta di lAssut e più avanti accanto alla centrale idroelettrica di Xerta e alla sottostazione elettrica che sfrutta le risorse del fiume Ebro; più avanti passiamo davanti a una stazione di cattura e alla foce del torrente Barranco de las Fuentes. Dopo circa un chilometro e mezzo la nostra pista sale dall’argine e attraversa la strada C-12 per continuare a percorrerla, ma ora sull’altra sponda, sulla destra, più vicino al fiume, passiamo davanti alla fattoria Mas de Xalamera.
La strada entra in un piccolo tunnel che attraversiamo superando la montagna che lo forma, dopo di che arriviamo a un’altra ansa dell’Ebro in cui confluisce il torrente Barranco de los Frares, dopodiché lasciamo il GR-99 e proseguiamo lungo la Vereda de Xalamera, attraverso la quale superiamo il passo Els Molletes e iniziamo una breve discesa per dirigerci verso la valle formata dal fiume Canaletas, ma si prosegue a media quota, si attraversa il torrente Barranco del Titol e si raggiunge l’antica stazione di Benifallet, chiusa all’inizio degli anni ’70. Nei pressi di questo punto si trovano le Grotte di Benifallet (una rete speleologica composta da 6 grotte consecutive); Proseguiamo ora lungo la vecchia linea ferroviaria, oggi trasformata in Greenway, superiamo l’agriturismo Mas de la Val e avanziamo tra le montagne con una piacevole vista sulla catena montuosa della Valliplana, la Greenway ci offre il passaggio sul fiume Canaletas e l’ingresso alla Tierra Alta, la Greenway attraversa il Barranco del Molí, dove si trova la Venta del Riu e attraversa nuovamente il fiume Canaleta, seguendone il corso per un buon tratto. Vicino al punto in cui il Barranco del Bose scarica le sue acque nel fiume Canaletas si trova la grotta Toll Blau, proseguiamo lungo il nostro comodo sentiero fino a raggiungere il Santuario-Balenario de la Mare de Deu de la Fontcalda, situato ai piedi della Sierra del Cristal, in uno dei punti più suggestivi e belli di Terres Alta; Qui ci si unisce al GR-171 nella discesa verso la Font del Teula e si prosegue a destra attraverso la Valle delle Frare, seguendo il sentiero che dal Prat de Compte porta a Gandersa.
Questo sentiero percorre una marcata salita verso la catena montuosa del Pandols, e in cima, al Coll den Torner, si scende leggermente attraverso la valle del Torner fino a raggiungere le vicinanze della strada C-43, dove si incontra nuovamente il GR-171. Girare a sinistra e seguire il GR-171 in direzione di Gandesa.
Entriamo a Gandesa attraverso il quartiere industriale di Les Planes e, passando per viale Franquet, raggiungiamo il municipio; da lì, percorrendo via Miravet, arriviamo alla chiesa parrocchiale dell’Assunzione.

In questa tappa lasciamo le terre catalane e mettiamo piede sulle strade aragonesi.
Partiamo dalla facciata della chiesa dell’Asunción lungo carrer Pres Vell e alla fine di questa strada prendiamo carrer del Call per sbucare su avenida de Aragón, che è la strada nazionale N-420. Attraversiamo la strada all’altezza delle ultime case del villaggio e proseguiamo lungo un sentiero che attraversa i frutteti. Più avanti, si attraversa il piccolo fiume Font de l’Auba e si prosegue, sempre seguendo la strada principale, poiché da essa si dipartono numerosi sentieri.
Iniziamo la salita, senza complicazioni, della Creu de la Saboga, sul cui crinale si trova il parco eolico di Torre Madrina, e proseguiamo fino a raggiungere il Coll del Moro; siamo nell’Altipiano. Scendiamo per l’Antica Via Gandesa e lungo di essa raggiungiamo Batea, entriamo nella città accanto al suo campo di calcio e lungo il viale della Tierra Alta raggiungiamo la Plaza de España e, accanto, la chiesa della Madre de Dios del Portal. Si prosegue lungo Calle Mayor e Calle de la Iglesia fino a raggiungere la chiesa parrocchiale di San Miguel Arcángel.
Batea ha uno dei quartieri antichi meglio conservati della Catalogna.
Aggirata la chiesa e attraversata la rete di strade e sentieri retrostanti, proseguiamo lungo una strada che attraversa la valle e si dirige verso una rotatoria che confluisce nella strada T-723. Si prosegue ora su questa strada fino a Creu de la Vall; a questo punto la si abbandona per un sentiero che si stacca a sinistra, il Camino de Valbona, che attraversa il Barranco de las Trufas e dopo di esso il Barranco de los Pelebrios e continua a salire fino a raggiungere l’altezza del mas de Mossén Pere e lungo il barrando omonimo fino a raggiungere la Venta de San Juan.
Avanziamo di qualche metro e lasciamo questo sentiero per un altro che si stacca a sinistra e sale fino all’altezza di Tossal den Quadret, a questo punto lasciamo le terre catalane per entrare in quelle aragonesi. Scendiamo attraverso la valle del Bona e attraversiamo il fiume Algar, passiamo sotto il Pico del Palaque e, dopo una leggera salita, ci avviciniamo a Fabara, la fine del nostro percorso.
Ci addentriamo lungo via Batea e via Alforjas fino a raggiungere la chiesa parrocchiale di San Juan Bautista. Tradotto con www.DeepL.com/translator (versione gratuita)

Questa tappa si snoda, per la maggior parte, attraverso un burrone, in cui confluiscono altri più piccoli su entrambi i lati, e che sfocia nelle rive del fiume Guadalope, vicino ai fertili frutteti che circondano Caspe. Non troveremo città o villaggi sul nostro percorso, né dovremo utilizzare la strada principale, anche se verso la fine della tappa la troveremo sulla nostra sinistra vicino al fiume Guadalope, un fiume che passeremo sul vecchio ponte della strada A-221.
Lasciamo Fabara accanto alla parrocchia di San Juan Bautista e attraverso la strada A-2411 attraversiamo il fiume Matarraña; già sull’altra sponda, dopo aver superato la prima zona di frutteti, lasciamo la strada per proseguire lungo un sentiero che si allontana sulla destra, salendo verso la strada A-1411, che attraversiamo e proseguiamo dritti. Il nostro cammino non va perso, salendo costantemente fino a raggiungere la Sierra de Caspe e proseguire lungo l’omonimo sentiero, per poi iniziare una leggera discesa lungo il torrente Fabara attraverso una zona leggermente rocciosa.
In prossimità del fiume Guadalope, il Cammino incontra nuovamente la strada A-221, attraversa il fiume attraverso il ponte di Venta Vieja e si dirige lungo un percorso vicino alla strada per la vicina Caspe, costeggiando la zona industriale di El Castillo al suo ingresso, ai piedi del castello di Caspe e raggiungendo l’eremo di Santa María de Horta, dietro il quale si trova il belvedere di Torre Salamanca.
Cammineremo poi lentamente per le strade di Caspe, dirigendoci verso la Collegiata di Santa María la Mayor, punto finale della nostra tappa.

Partiamo da Caspe da Plaza de España lungo le strade di Santa Lucía e Guma fino a raggiungere una piazza e da lì, lungo il viale Chiprana, lasciamo la città prendendo la strada N-211A. All’uscita c’è un bivio dove si prosegue a sinistra e pochi metri dopo si imbocca una pista asfaltata che si dirige verso la zona industriale di Los Arcos, la si attraversa e si prosegue in salita, si incontra la strada N-211 e la si attraversa con un sottopassaggio. Una volta giunti dall’altra parte della strada, proseguiamo lungo il canale di irrigazione principale, lungo il quale continuiamo a salire fino a raggiungere i binari della ferrovia nel punto in cui entrano in una galleria, che ci facilita il passaggio senza problemi.
Il Cammino sale e torna verso il canale di irrigazione per ricongiungersi ai binari della ferrovia nel punto in cui escono dalla galleria, scendendo ora tra frutteti e fattorie seguendo il tracciato del GR-99. A Venta de Votere, accanto alla quale si trova un piccolo bacino idrico, si attraversa la strada A-221 e si gira a sinistra, seguendola per pochi metri e proseguendo lungo il GR-99 nel tratto noto come Cañada de Chiprana. Il nostro percorso sbuca su una strada accanto al cimitero di Chiprana, al cui lato si trova una rotatoria, senza raggiungerla saltiamo sull’altra strada che ritorna sulla A-221 lasciandoci Chiprana alle spalle, anche se non è una cattiva idea addentrarsi nelle sue strade e visitare il Mausoleo-Cappella della Consolazione, e i suoi angoli ben curati. Chiprana è conosciuta come la “Sposa dell’Ebro” e ha una terrazza naturale dal cui punto di vista si può contemplare il Mare di Aragona.
Il Cammino prosegue lungo la GR-99, accanto alla A-221 e vicino alle rive del fiume Ebro, in un’area di ampliamento causata dal bacino di Mequinenza. Attraversiamo il fiume sul ponte previsto dalla strada e sull’altra sponda svoltiamo a sinistra, ora il GR-99 percorre il tratto del Camino de Piarroyos e raggiungiamo la Riserva Naturale delle Saladas de Chiprana, che ospita la Laguna Salada, il cui fondo è ricoperto da un soffice tappeto verde di “tappeti microbici”, formati da milioni di esseri microscopici intrecciati.
Dopo una ripida salita il GR-99 svolta a destra, il nostro sentiero prosegue dritto, salendo da solo, prendendo come punto di riferimento le linee elettriche fino a raggiungere la strada A-221, di cui seguiamo il percorso, ci lasciamo alle spalle una rotatoria per ricongiungerci al CV-401 e da qui iniziamo una marcata discesa, entrando in una zona di inerti, Dopo aver attraversato la strada, la discesa diventa molto più ripida, si passa accanto al cimitero e si attraversa il fiume Martín su un ponte romano, dopodiché ci aspetta un’ultima salita. Dopo aver attraversato i binari della ferrovia, si entra a Escatrón e si percorre l’Avenida de Goya verso Plaza de España, dove si trova la chiesa di Nuestra Señora de la Asunción. Tradotto con www.DeepL.com/translator (versione gratuita)

Lasciamo Escatrón, partendo da Plaza del Portellar e proseguendo lungo la via Cinco de Febrero fino a raggiungere il Paseo de la Constitución, dove lasciamo la città. Passiamo accanto al complesso sportivo dove si trova anche la piscina e proseguiamo in direzione della strada, attraversando il pendio di Santa Águeda e dopo di che ci dirigiamo verso il fiume Ebro, che attraversiamo. Arrivati sull’altra sponda, e dopo aver superato gli orti che si raggruppano sulle rive del fiume, prendiamo un sentiero che si allontana sulla destra e, percorrendolo, raggiungiamo il Monastero di Nuestra Señora de Rueda. Di fronte ad esso prendiamo un sentiero che sale verso l’eremo di Rueda e dopo di esso continuiamo a salire fino a raggiungere la tenuta conosciuta come Paridera del Diego, dove svoltiamo su un altro sentiero che si stacca a sinistra e inizia una ripida discesa. Attraversiamo il torrente di Val del Lugar e raggiungiamo un punto in cui la strada A-2105 si collega con la A221, dove troviamo il Miradro de los Meandros del Ebro e da cui possiamo ammirare il bellissimo panorama mentre facciamo una breve pausa. Da lì, seguendo un sentiero tortuoso, ci avviciniamo di nuovo al fiume Ebro e passiamo all’altra sponda su un ponte di metallo dietro il quale ci aspetta Sástago.
Attraversiamo Sástago lungo l’Avenida de Aragón e, dall’altra parte della città, ci imbattiamo nuovamente nel fiume Ebro, che la circonda in uno dei suoi meandri. Percorriamo le sue sponde seguendo il piacevole Paseo de las Canteras fino ad arrivare a un nuovo ponte, ormai in periferia, sul quale attraversiamo nuovamente il fiume Ebro.
Dopo aver attraversato il fiume, lasciamo la strada e proseguiamo lungo un sentiero che si stacca a sinistra e segue il corso del fiume, raggiungendo la sua sponda all’altezza di un vecchio frantoio. Da qui ci dirigiamo verso la vicina Alborge, dove sono ancora visibili le rovine del suo castello medievale. Entriamo in questo piccolo villaggio, giriamo per le sue strade per passare accanto alla chiesa di San Lorenzo e poi usciamo lungo la Calle Mayor, dirigendoci verso la strada CV-411, dove prendiamo un sentiero asfaltato a sinistra che porta nell’Ebro, costeggiandolo per un tratto, osservando come riceve l’acqua dai diversi burroni che lo alimentano in questa zona.
Proseguiamo tra i frutteti sull’altro lato del meandro, alla nostra sinistra, sull’altra sponda dell’Ebro, si trova il villaggio di Cinco Olivas; seguiamo il sentiero per Alforque. Non è necessario entrare nel paese; all’ingresso c’è una piccola rotonda dove si prende un’altra strada a destra che sale verso la Dehesa de Cros attraverso la zona di La Portellada. Arrivati in cima, e dopo aver superato il Barranco del Tío Gabriel, si prende un sentiero a sinistra che sale fino a un incrocio dove si trova il Corral del Tío Fufú (l’aia dello zio Fufú).
Proseguiamo dritti, ora in discesa, fino a raggiungere una zona umida, continuiamo a destra, la costeggiamo e lungo questo percorso raggiungiamo Velilla del Ebro, dove la nostra tappa termina accanto alla chiesa parrocchiale di Nuestra Señora de la Asunción. Tradotto con www.DeepL.com/translator (versione gratuita)

Il sentiero è ampio, dritto e scorrevole e attraversa frutteti e campi di cereali.
Usciamo da Velilla lungo il Camino de la Huerta, una strada asfaltata a cui si affianca più avanti un’altra strada, che a questo punto abbandoniamo per imboccare a sinistra una strada sterrata che conduce alla vicina Gelsa, a cui accediamo lungo la Calle de San Pedro e ci dirigiamo verso la piazza, passando davanti al municipio e alla chiesa parrocchiale di San Pedro.
Gelsa è un villaggio ben curato con una chiesa barocca la cui torre è abitata dalle cicogne, che abbondano nel medio bacino dell’Ebro. Il suo nome deriva dall’antica città romana di Celsa, rovine che abbiamo già visto nel comune di Velilla e che presumibilmente raggiungevano Gelsa. La sua chiesa parrocchiale di San Pedro, della fine del XVII secolo. Di fronte alla chiesa parrocchiale si trovava un monastero fondato nel XVII secolo, secondo quanto riferito, utilizzando pietre provenienti dalla Celsa romana. Questo monastero fu occupato dai Francescani e successivamente dalle monache dell’Ordine di Santa Catalina, cinque delle quali erano figlie del Marchese di Osera, che donò il Reliquiario della Sacra Spina. Questo reliquiario a forma di colonna contiene una spina della corona di Gesù Cristo, proveniente dai re di Navarra.
Il reliquiario rimase a Gelsa per quattro secoli. Veniva usata per allontanare la grandine e il 10 maggio, giorno dell’incoronazione delle spine, veniva portata fuori sotto un baldacchino e le terre venivano benedette.
Usciamo dal paese accanto alla strada A-1105 che si dirige verso il fiume Ebro, attraversandolo con attenzione perché il ponte non è molto largo, e sull’altra sponda troviamo l’eremo di Nuestra Señora de Matamala a sinistra, noi proseguiamo a destra.
Il nostro sentiero si allontana dalla strada quando superiamo l’ansa del fiume, accanto a una stazione di pompaggio. Passiamo accanto alla sottostazione elettrica di Quinto, attraversiamo il canale di irrigazione del Prado e ne seguiamo il corso, allontanandoci dai binari, passando accanto a un impianto di trattamento delle acque, lungo il Camino de la Estación fino a raggiungere un complesso di capannoni industriali con lo stesso nome, Camino de la Estación, dove incontriamo nuovamente i binari della ferrovia, di cui seguiamo il percorso fino a entrare a Quinto de Ebro.
Questo è l’incrocio dei Cammini catalani per Santiago de Compostela, quello che proviene da Montserrat e Lérida ed entra in Aragona passando per Fraga, e quello che stiamo seguendo, che inizia a San Carlos de la Rápita. La città possiede una bella chiesa mudéjar dedicata all’Assunzione di Nostra Signora, la cui sagoma domina l’intera città e i suoi dintorni.
All’avvicinarsi delle prime case, si svolta a sinistra lungo la Calle del Puerto per raggiungere l’Avenida de la Constitución, lungo la quale si attraversa il paese fino all’uscita, dove il sentiero devia a destra, torna verso i binari della ferrovia, li costeggia per qualche metro e, ormai in prossimità dell’Ebro, li attraversa per avvicinarsi alle rive del fiume.
Il sentiero compie ora un ampio arco tra i frutteti per poi avvicinarsi nuovamente ai binari della ferrovia, costeggiandoli per qualche chilometro.
Raggiungiamo la Casa del Cojo e dopo di essa attraversiamo la strada A-1107, dietro la quale si trova un piccolo stagno e un fosso che dobbiamo attraversare, dopodiché il sentiero sale fino al Galacho de Bonastre, da lì un nuovo approccio ai binari dell’AVE che ci accompagneranno fino al complesso residenziale La Corona, qui attraversiamo i binari del treno e ancora una volta la linea ferroviaria che passa sopra la linea dell’AVE. Dopo aver superato una cava, la strada si dirige verso Fuentes de Ebro, entrando lungo la via Camino del Baño e imboccando l’Avenida de Lorenzo Pardo si raggiunge il Paseo del Justicia e da lì, con un salto, si arriva alla Plaza Mosén Pedro, avendo terminato il nostro viaggio per oggi.
Fuentes de Ebro si trova su una collina coronata dalla chiesa e le sue strade hanno una disposizione leggermente radiocentrica. La chiesa parrocchiale di San Miguel risale al XVI secolo. Il fiume Ginel, che proviene da Mediana e Rodén, sfocia nel villaggio di Fuentes e, secondo gli esperti, le sue acque prodigiose sono responsabili del fatto che gli ortaggi maturano sempre prima di quelli dei villaggi circostanti e che la produzione di cipolle è particolarmente eccezionale in termini di qualità e quantità. Le cipolle di Fuentes sono sempre state famose perché non pungono, così come la longaniza, anche se in quest’ultimo caso l’eccellente qualità del prodotto non può essere attribuita all’acqua.
Ramón Berenguer IV, principe d’Aragona, concesse a Fuentes uno statuto cittadino nell’ottobre 1138.

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Usciamo da Fuentes de Ebro lungo Calle de Zaragoza, percorrendo un sentiero che ci porta ai vicini binari della ferrovia e, dopo averli attraversati con un cavalcavia, giriamo a sinistra, pochi metri accanto ai binari e poi il nostro sentiero si separa da essi e scende per unirsi a un altro sentiero più ampio che ci porterà alla zona industriale Espartal I; prima di entrare nella zona attraversiamo un canale di irrigazione alimentato dall’Ebro.
Passiamo accanto alla zona industriale, ci avviciniamo all’Ebro e prendiamo un sentiero separato dal fiume dal canale di irrigazione Fuentes del Ebro. Passiamo presto sotto l’autostrada ARA-A1 e proseguiamo dritti, tra i frutteti e accanto al canale di irrigazione, per raggiungere il Parco archeologico di Cabañeta, uno dei più antichi insediamenti romani della regione, Dopo l’urbanizzazione della Virgen de la Columna e all’uscita incontriamo l’eremo di Nuestra Señora de Zaragoza la Vieja, proseguiamo, ora accanto alla zona industriale di La Noria e subito raggiungiamo El Burgo del Ebro, attraversando numerose scarpate.
Alla fine di questa strada lasciamo il paese, percorrendo una strada che va a destra verso l’Ebro; più avanti, un cartello giallo ci indica di svoltare a sinistra su una pista sterrata lungo la quale, dopo un chilometro e mezzo, ci ritroviamo di nuovo sulle rive del fiume. Il sentiero ci porta vicino alla strada nazionale N-232 e la percorriamo fino a raggiungere un gruppo di case chiamate Las Peñas; ci dirigiamo verso di esse, passando tra le case e da lì scendiamo verso il Barranco de las Casetas, aggirando le capanne di Lierta, e prendendo un sentiero che ci riporta sulla N-232, all’altezza della strada svoltiamo nuovamente sul Camino de San Antonio fino alla Cartuja Baja, che in una salita complicata, più simile a un ottovolante, ci porta alla Cartuja Baja, dove si trova la chiesa della Cartuja de la Concepción.
La Cartuja Baja o Miraflores è un quartiere di Saragozza, situato sulla riva destra del fiume Ebro. La disposizione degli elementi segue un impianto di tipo monastico murato. Si sviluppa attorno a diversi cortili: un cortile d’ingresso che inizia dalla portineria e termina nella chiesa, e due cortili più piccoli, uno per le cappelle e l’altro per la vita comunitaria, ai lati della chiesa; il cortile delle celle, dietro il presbiterio. In seguito al Disinganno, la comunità certosina fu espulsa e sostituita da coloni. La certosa di La Concepción o Miraflores è stata l’ultima ad essere costruita in Spagna e una delle più grandi; il monastero fu fondato nel 1634 e i lavori iniziarono nel 1651 sotto la direzione di Francisco Ruesta, un architetto di Barbastro.
Il recinto rettangolare è chiuso da un muro rinforzato da cubi che un tempo erano cappelle.
I monaci furono esclaustrati nel 1835. Da quel momento la Cartuja de Miraflores o Cartuja de la Concepción iniziò a trasformarsi in un centro urbano, con il nuovo nome di La Cartuja Baja. I primi abitanti si dedicarono esclusivamente all’agricoltura.
Uscendo da Cartuja Baja si passa davanti ad alcune piscine sulla destra, il sentiero prosegue fino a una stazione di servizio, di fronte alla quale, sull’altro lato della strada, si trova la zona industriale di Miraflores. Continuiamo a camminare, con alcuni magazzini sul nostro cammino, fino a raggiungere una rotonda che è circondata e superata dalla strada sterrata su cui siamo arrivati.
Dall’altra parte della strada c’è una successione di zone industriali, le zone industriali Marqués de Arlanza e Miguel Servet. Il nostro percorso raggiunge ora un’ampia rotatoria dove passiamo sotto l’autostrada Z-40 ed entriamo nella zona industriale di Montemolín. Proseguiamo lungo la N-232, superando diversi capannoni industriali alla nostra destra e il cimitero di La Cartuja, dopo di che attraversiamo i binari della ferrovia e, quando arriviamo a un ristorante, dove iniziamo a vedere delle case, prendiamo la via Miguel Servet sulla destra, Pochi metri più avanti incontriamo la strada Z-30, giriamo a destra e la percorriamo lungo una passerella abilitata che ci porta alle rive dell’Ebro, e lì prendiamo il Camino de La Alfranca, una bella passerella lungo il fiume e ci dirigiamo verso il Paseo de Echegaray y Caballero, passando accanto al Puente de las Fuentes e al Puente del Pilar e, dopo aver superato il Puente de Piedra, giriamo a sinistra lungo la Calle Don Jaime I per raggiungere la Plaza del Pilar, la fine della nostra tappa.

Iniziamo questa giornata partecipando alla Messa dei bambini nella Santa Cappella della Basilica del Pilar, per chiedere alla Madonna di continuare ad accompagnarci nel nostro cammino e di renderci strumenti di amicizia e di ospitalità per tutti coloro che si rivolgono a noi per avere una guida o un consiglio.
Dopo la Messa, attraverseremo la Plaza del Pilar, in direzione del Mercato, proseguendo lungo le rive dell’Ebro e, prima di raggiungere la Plaza de Europa, scenderemo alcune scale fino alla riva del fiume, dove, seguendo le frecce gialle in prossimità del Ponte di Santiago, proseguiremo lungo la riva del fiume, seguendo le frecce gialle in prossimità del Ponte di Santiago, Dopo di che proseguiamo lungo l’Avenida de la Almozara, che ci porta a un’enorme spianata dove si tengono i mercati e le esposizioni, per poi imboccare il Camino de Monzalbarba. Dopo la successiva svolta dell’Ebro troveremo il Parco Sportivo dell’Ebro, che aggireremo per andare al vicino incrocio stradale, che attraverseremo per iniziare a camminare tra frutteti e canyon, prendendo alla nostra destra l’abbondante canale di irrigazione omonimo e attraversando autostrade e strade, in circa sette chilometri, raggiungeremo la periferia di Monzalbarba, e in particolare il bellissimo e curatissimo eremo di Nuestra Señora de la Sagrada, una Vergine molto venerata da tutti i villaggi della regione.
Monzalbarba è quasi considerata un quartiere di Saragozza, della sua antica chiesa parrocchiale rimane solo la robusta torre mudéjar del XVI secolo. È un piccolo centro che si attraversa facilmente mentre si prosegue il cammino tra i canali di irrigazione, avvicinandosi all’autostrada basco-aragonese, che si attraversa con un cavalcavia, dopo il quale ci si dirige verso Utebo.
Le strade e le piazze di Utebo sono affascinanti e tipiche, nonostante la sua posizione in pianura. Le case della Callejuela ne sono una buona prova, con edifici in stile aragonese del XVII secolo. Ma il monumento principale è senza dubbio la chiesa parrocchiale di Santa María, e soprattutto la sua torre mudéjar, dichiarata monumento nazionale il 3 giugno 1931.
Entriamo a Utebo attraverso la via Antonio Machado, passiamo davanti alla chiesa parrocchiale di Nuestra Señora de la Asunción e, dopo aver attraversato la Plaza de España e la Plaza de Castilla, usciamo attraverso la Huerta Alta per continuare il nostro cammino, attraversiamo una strada e proseguiamo dritti, avvicinandoci ai binari della ferrovia, Una volta arrivati, giriamo a destra e attraversiamo l’autostrada AP-68, svoltando a sinistra all’incrocio successivo per raggiungere Sobradiel, ma non prima di aver attraversato il suo bellissimo parco, con fontane, panchine, ombra e barbecue; Questo è un buon posto per gustare la nostra “bocata”, se ancora esiste.
Sobradiel appartenne al Conte di Sobradiel fino al 1942, quando fu acquisita dall’Istituto Nazionale di Colonizzazione, che la distribuì tra i vicini. La casa-palazzo dei conti di Sobradiel è un edificio barocco in mattoni con tre volumi rettangolari che racchiudono un cortile aperto. Anche la sua chiesa parrocchiale, dedicata a Santiago, è un’opera barocca del XVIII secolo, con una cripta (sotto il presbiterio) che funge da pantheon della casa Sobradiel.
Sobradiel è un piccolo villaggio e presto continuiamo il nostro cammino, prendendo come punto di riferimento il canale di irrigazione di Utebo; dopo circa un chilometro, lo attraversiamo su un piccolo ponte e proseguiamo lungo un sentiero chiamato Camino Prado Bajo che, dopo aver attraversato il canale di irrigazione di Riego de San Antonio, ci porta a Torres de Berrellén.
Torres de Berrellén è un villaggio situato, come i precedenti, nel mezzo della depressione dell’Ebro e sulla riva destra del fiume Jalón. I suoi monumenti principali sono il palazzo barocco dei duchi di Villahermosa, risalente al XVII secolo, e la chiesa parrocchiale di San Andrés, dichiarata monumento nazionale.
Si entra nel villaggio attraverso la via Cervantes, che ci porta alla chiesa di San Andrés, da lì alla Plaza del Puente Alto e si esce attraverso la via Garfilan.
Se avete tempo e voglia, potete visitare l’eremo di Castellar, partendo da Torres lungo l’Avda. del Castellar, fino a trovare un sentiero che vi porterà alle rive dell’Ebro, in 1’60 km di percorso.

Un pontone ci porterà sull’altra sponda. Ora, sulla sponda sinistra, seguiamo un sentiero che sale di circa 110 m sopra la scarpata e conduce al limite della zona militare e all’eremo di Nuestra Señora del Castellar. Prima di raggiungerlo, sulla nostra sinistra, un sentiero conduce alle rovine del famoso castello omonimo, risalente al re Sancho Ramírez (XI secolo). Alfonso I il Battagliero la utilizzò come prigione per la moglie Doña Urraca di Castiglia. Da queste torri di avvistamento si gode di una bella vista panoramica sul corso del fiume Ebro, sulla foce del Jalón e sulle catene montuose del Sistema Iberico: Moncayo, Al-gairén, Vicort, La Muela, ecc. Una volta terminata la visita, dobbiamo tornare a Torres.
Lasciamo Torres. Dopo un percorso di circa tre chilometri attraversiamo il fiume Jalón, che è povero d’acqua. Proseguiamo vicino al letto del fiume e due chilometri più avanti raggiungiamo l’autostrada AP-68, senza attraversarla, continuiamo a percorrerla fino a raggiungere una fabbrica di mattoni, accanto alla quale c’è un cavalcavia che ci permette di attraversare l’autostrada ed entrare direttamente ad Alagón.
Alagón si trova nelle fertili terre della riva destra dell’Ebro. Alabona era chiamata Alabona dai Romani e di quel periodo rimangono resti di un ponte e di alcune torri. Come insieme urbano di qualità, la Plaza del Castillo spicca nella parte alta della città. La chiesa parrocchiale di San Pedro è un edificio in mattoni mudéjar del XIV secolo.

 

Usciamo da Alagón lungo l’Avenida de la Portalada, attraversiamo la strada A-126 e proseguiamo dritti fino a un bivio dove proseguiamo a destra, in direzione dei binari della ferrovia, attraversandoli e, dietro di essi, dell’autostrada AP-68 Basco-Aragonese; dall’altra parte giriamo a sinistra lungo una strada che ci porta ai meandri del fiume Ebro. Una volta raggiunti, la strada si biforca e si prosegue a destra, più vicino all’Ebro, in prossimità degli estesi boschetti di Cabañas del Ebro, un villaggio a cui si accede attraverso l’Avenida de Joaquín Costa.
Cabañas del Ebro, la cui chiesa parrocchiale porta il nome di San Ildefonso ed è un edificio barocco in mattoni del XVII secolo a navata unica con cappelle laterali tra i contrafforti. La sua torre, che è stata demolita, conserva solo la parte inferiore e l’inizio di una seconda sezione ottagonale. È facile percorrere la Calle Mayor e il Camino de Alcalá mentre ci avviciniamo alle rive del fiume e proseguiamo il nostro cammino.
Alla successiva ansa del fiume il sentiero si biforca, in questo caso si prosegue dritto, allontanandosi temporaneamente dall’Ebro, attraversando il canale di irrigazione Mojón e passando accanto alla tenuta Insula de Barataria. Il sentiero prosegue fino a terminare in un altro che lo attraversa perpendicolarmente e lungo il quale giriamo a destra per dirigerci verso la vicina Alcalá de Ebro.
Qui si trova il famoso passo che si riferisce al dono che Don Chisciotte fece al suo fedele scudiero, Sancho Panza, dell’Insula Barataria, attraverso la quale siamo passati prima, il luogo dove esercitava il suo governo. Quando il fiume sale, isola completamente il suddetto promontorio, trasformandolo in una “Insula”.
Entriamo ad Alcalá lungo la Calle de Don Miguel de Cervantes e proseguiamo lungo il Camino Real che ci porta all’Ebro, dove prendiamo il Camino de la Estación che, costeggiando l’argine del fiume, ci porta fino a un punto in cui si allontana dal letto del fiume e inizia una leggera salita che ci porta a Luceni. L’alta ciminiera dello zuccherificio Luceni funge da guida. Alla nostra destra, sullo sfondo, la costa di Castellar è andata scomparendo ed è comparsa una piccola catena montuosa salata. A metà strada si scorge l’eremo del Cristo de la Cueva, sopra il villaggio di Remolinos.
Luceni si trova in un’ampia pianura vicino all’Ebro e al Canale Imperiale, accanto al quale si trova un magazzino del XVIII secolo, costruito per le esigenze del Canale. Ha una bella chiesa parrocchiale del XIII secolo, gotica, in muratura rinforzata agli angoli con muratura a bugnato. La sua patrona è la Virgen de la Candelaria.
Prima di entrare a Luceni si passa accanto a un gruppo di case agricole e industriali, e lungo una passeggiata alberata sorvegliata da piccoli chalet si entra a Luceni lungo l’Avenida de San Juan de la Peña e la Calle de Daoiz y Velarde fino alla Plaza de España e si esce lungo la Calle de Ramón y Cajal, accanto allo zuccherificio abbandonato la cui ciminiera è ancora in piedi, lungo il Camino Real.
Raggiungiamo una rotatoria, accanto a un campo da calcio e proseguiamo a sinistra, lungo un lungo percorso asfaltato, dopo circa tre chilometri attraversiamo il burrone del Barranco del Soto e proseguiamo fino a una rotatoria che facilita l’attraversamento della strada A-127, proseguiamo dritti e, dopo aver attraversato alcuni edifici industriali, ci avviciniamo al Canal Imperial de Aragón, entrando a Gallur lungo la via Camino Real fino alla Plaza de la Justicia. Tradotto con www.DeepL.com/translator (versione gratuita)

Usciamo da Gallur dalla Plaza de la Justicia, percorrendo la Calle de la Constitución verso la Plaza de España e, da lì, lungo la Calle Mayor, seguita dalla Calle Tudela, usciamo dalla città lungo una strada che, dopo una notevole salita, ci lascia accanto a una delle chiuse del Canal Imperial de Aragón. Attraversiamo la paratoia e proseguiamo, lasciando il canale alla nostra sinistra, lungo un sentiero chiaro, attraverso terreni agricoli, attraversiamo l’Escorredero del Canal e proseguiamo dritti, passiamo accanto a una fattoria e il sentiero corre vicino al canale fino a raggiungere la Fabbrica di Farina, accanto alla quale un piccolo ponte ci permette di passare dall’altra parte e dirigerci verso Mallén. Dobbiamo prima attraversare i binari della ferrovia e proseguire, ora in salita verso la città, fino a raggiungere un punto in cui diversi sentieri convergono e diventano una strada asfaltata che dà accesso ad alcuni capannoni industriali, lungo la quale raggiungiamo la strada nazionale N-232, la attraversiamo ed entriamo a Mallén.
Mallén si trova a 293 metri di altitudine. Mallén ospita una delle più grandi fabbriche di conserve vegetali dell’Aragona. Entriamo nel villaggio attraverso il Camino No Ancho e giriamo a destra nella Calle Paradero, che ci conduce alla chiesa parrocchiale, dedicata a Nuestra Señora de los Ángeles. Dalla piazza, ora in discesa, prendiamo la Calle de Francisco López Sánchez che conduce alla Calle de Juan Carlos I Rey de España, che ci permette di lasciare Mallén attraverso una rotonda che facilita il passaggio sotto la strada nazionale N-232 e di proseguire dritti, dopo aver superato un’altra rotonda sul lato opposto, lungo la strada CP-2a, lasciando l’Aragona ed entrando in Navarra dove ci accoglie subito il villaggio di Cortes.
Cortes sembra appartenere a García Abarca e ai suoi successori. Nel 1352 la popolazione era composta principalmente da mori. Nel 1413, il re Carlo donò la città di Cortes, il suo castello, gli uomini e le donne, con le sue entrate, al figlio naturale Godrofe, che assunse il titolo di “conte di Cortes”. Nel 1462, la signoria passò in perpetuo al figlio di Juan II, Alonso de Aragón, e fu poi venduta da sua moglie, Doña Leonor de Soto, duchessa di Villa Hermosa. Il suo monumento principale è il castello dei duchi di Miranda, cinto da mura e con un bel torrione.
Entriamo a Cortes attraverso la stazione ferroviaria, un passaggio sotto i binari ci permette di raggiungere il complesso residenziale che ci porterà in città, lungo Calle San Miguel raggiungiamo una piazza e da lì, lungo Calle San Juan, la Plaza de la Iglesia dove si trova il municipio. Risaliamo Calle Alta e proseguiamo lungo la strada NA-5200 che attraversa Cortes, uscendo dalla città. All’uscita si arriva a una rotonda, si gira a sinistra, tra magazzini e fattorie e frutteti, fino a raggiungere i binari della ferrovia, da qui il nostro percorso li costeggerà, raggiungendo la zona industriale Buñuel-Ribaforada, dopo la quale entreremo in una zona di frutteti e terreni irrigui che ci condurrà a Ribaforada.

Entriamo a Ribaforada percorrendo Calle de Sancho VII el Fuerte, accanto ai binari della ferrovia, fino a raggiungere la strada NA-5200, dove giriamo a destra ed entriamo in città,
Ribafiorada, pianeggiante come Cortes e con le stesse peculiarità agricole, il suo nome potrebbe derivare da due antiche voci: Riva o Riba, un antico termine usato in Navarra per designare i sentieri che seguono il corso dei canali o dei fiumi, e la voce scomparsa Forada o Foraida, usata per designare una conca in termini generali.
Fu fondata nel XII secolo dai Cavalieri Templari intorno a un convento e fu loro proprietà fino alla scomparsa dell’ordine nel 1312. La sua chiesa parrocchiale, con un grande campanile, è dedicata a San Bias ed è un edificio di grande antichità, molto vicino al Camino del Canal.
Usciamo dal paese lungo la Calle de los Caballeros Templarios, che ci porta al Canal Imperial de Aragón, lo attraversiamo su un piccolo ponte e prendiamo un sentiero a sinistra, lungo un percorso che costeggia il Canale, lungo il quale possiamo proseguire senza grossi problemi fino a El Bocal, vicino al fiume Ebro, dove attraversiamo il canale su un ponte per proseguire lungo la strada NA-5281. Più avanti, la strada svolta a sinistra per passare sotto i binari della ferrovia e dirigersi verso Fontellas. Proseguiamo dritti, avvicinandoci nuovamente alla ferrovia, ma senza attraversarla, seguendo il Camino Viejo de Zaragoza. Accanto al Corral de Güetero attraversiamo la strada NA-134 e proseguiamo lungo un sentiero tra fattorie e frutteti, scortati dai binari della ferrovia e dal fiume Peñas, fino a raggiungere Tudela.
Tudela è la seconda città della Navarra, capoluogo de La Ribera e dell’omonima Merindad, e si trova nel sud della regione, sul fiume Queiles e sulle rive dell’Ebro, che irriga la sua fertile pianura. Grazie all’importanza storica che questa città ha avuto nel corso dei secoli e all’impronta che le diverse culture (cristiana, araba ed ebraica) hanno lasciato su di essa, Tudela è oggi un centro molto attraente per tutti coloro che la visitano.
Entriamo a Tudela lungo il Camino Caritat, che passa accanto all’arena dei tori e si collega all’Avenida de Zaragoza, attraversiamo il Paseo de Pamplona ed entriamo nel centro storico lungo la Calle de las Verjas, che ci porta al Palacio Decanal de Tudela e, alle sue spalle, alla Cattedrale. Tradotto con www.DeepL.com/translator (versione gratuita)

L’unica differenza tra la tappa di oggi e quella precedente è che, invece di camminare lungo il Canal Imperial, cammineremo lungo la ferrovia. Per quanto riguarda le difficoltà del terreno, beh, come per i precedenti, non ce ne sono.
Inizieremo quindi da Tudela, partendo dalla Plaza Vieja, accanto alla Cattedrale e imboccando la via Caldereros, scenderemo, ai piedi del castello di Santa Bárbara, verso il fiume Ebro, passeremo sotto i binari della ferrovia e ci dirigeremo verso il Puente de Piedra, al suo ingresso, senza attraversare il fiume, ci dirigeremo verso il Paseo del Cristo che si stacca a sinistra, all’ingresso attraverseremo una piccola alameda che attraverseremo per proseguire lungo un percorso più tranquillo alla cui destra si trova la Mejana de Santa Cruz, coperta di fattorie e orti. Continuiamo su questa pista fino alla Casa de la Obra, un gruppo di edifici industriali vicino all’Ebro, dove la nostra pista termina, lungo un piccolo sentiero sulla sinistra entriamo in contatto con un’altra pista asfaltata, la attraversiamo e continuiamo su un sentiero che corre tra questa pista asfaltata e i binari della ferrovia.
Il sentiero ci porta ora vicino alle rive dell’Ebro, lungo una piacevole passeggiata, il Camino del Soto de los Tetones, passando per la Casa Corral del Soto de los Tetones e, più avanti, la Casa de la Remonta, quasi sempre sulle rive del fiume. Giunti a una piccola fattoria, nota come Corral de Vergara, il nostro Cammino devia a sinistra, salendo verso i binari della ferrovia e torna indietro di qualche metro per attraversare l’altro lato dei binari.
Ora li costeggiamo, spostandoci leggermente a sinistra, in discesa, per attraversare il burrone di Valdelafuente, e continuiamo a costeggiare i binari fino a raggiungere l’autostrada AP-15 Navarra, che attraversiamo sotto un sottopassaggio, al di là del quale incontriamo la Zona Industriale Regionale, Dall’altra parte, incontriamo la Zona Industriale Regionale e la costeggiamo fino a raggiungere una strada perpendicolare, Calle de Chateauneuf sur Sarthe, che imbocchiamo a sinistra per entrare a Castejón pochi metri più avanti lungo Calle de las Navas de Tolosa. Proseguiamo poi lungo Calle Sarasate e Calle San José e usciamo dalla città.
Dopo aver superato le cantine Marqués de Montecierzo, arriviamo a una rotatoria, proseguiamo dritti e attraversiamo la strada N-113, arrivando a un’altra rotatoria che ci porta nelle terre della regione della Rioja, per poi proseguire lungo la strada LR-288, senza perderci. Poco prima di arrivare ad Alfaro passeremo accanto a una serie di capannoni industriali, per approdare infine nella Plaza de los Padres Franciscanos, siamo già ad Alfaro, ora continueremo il nostro percorso urbano lungo le vie Castejón e Araciel fino a raggiungere la Plaza Chica e da lì prenderemo la via Arreciel, Da lì, percorrete Calle Argelillo fino a Plaza de España, dove si erge maestosa la chiesa collegiata della parrocchia di San Miguel, risalente al XVI-XVII secolo, con la sua galleria ad arco, il frontone spaccato e le torri gemelle in mattoni pieni.
Alfaro è la chiave di La Rioja. Una città accogliente, con buoni servizi, dove il buon cibo e le bevande nei suoi hotel e ristoranti danno lustro alla regione.

La Rioja Baja confina a sud con la sierra di Hayedo de Santiago, la sierra di Archena, la sierra di Alcarama e la sierra de las Cabezas. A nord, la linea dell’Ebro funge da confine naturale. Il bacino inferiore del fiume Alhama con la Sierra de Yerga e la subregione di Alfaro segnano il confine a est e lo spartiacque tra i bacini del Ju-bera e del Cidacos, che separa la Sierra de La Hez, e la pianura da Tudelilla ad Ausejo e Alcanadre fanno lo stesso a ovest.
Le montagne dell’Hayedo de Enciso e della Peña Isasa dividono le terre dei Cidacos e di Alhama, una zona meno popolata che si estende da Villarroya e Grávalos a Calahorra, Aldeanueva de Ebro e Rincón de Soto. Come per La Rioja Alta, anche per La Rioja Baja occorre distinguere tra la Valle e la Sierra. Nella Valle c’è l’industria e l’agricoltura irrigua, con la riva destra dell’Ebro che produce la maggior ricchezza, mentre nella Sierra si mantiene l’allevamento. I comuni della valle sono molto estesi e le località abitate sono separate da ampi spazi.
I principali centri abitati sono Calahorra, Alfaro, Arnedo e Cervera del Río Alhama, che a loro volta hanno delle sotto-comunità ben definite. La Rioja Baja inizia nella campagna di Ausejo e termina ad Alfaro e Cervera.
Iniziamo il nostro viaggio oggi ad Alfaro, dalla Collegiata di San Miguel Arcángel, attraversando Plaza de España e percorrendo le vie Alfolíes e Pozas, raggiungiamo un viale alberato, accanto a un parco, che è l’incrocio urbano della strada LR-288 che prendiamo a sinistra e, alla Plaza de Toros de Alfaro, Sull’altra sponda si arriva a una rotonda e si prosegue dritti, lungo la strada per Logroño, superando un gruppo di capannoni industriali fino a raggiungere la Cappella del Pilar dove, pochi metri più avanti, ci si immette sulla strada nazionale N-232.
A sinistra, continueremo a vedere le cime del Sistema Iberico, con il suo gigante Moncayo, in parte nascosto dal Cirbón, e più avanti, a ovest, le cime della catena dei Cameros.
Presto incontreremo il fiume Alfaro e, accanto ad esso, un sentiero che devia a destra, passa accanto ad alcune fattorie e attraversa i binari della ferrovia attraverso un sottopassaggio. Continuiamo il nostro percorso accanto a una zona di frutteti, il fiume Alfaro svolta a sinistra, facciamo ancora qualche passo e prendiamo un sentiero asfaltato lungo il quale proseguiamo anche noi a sinistra. Tra vigneti e campi la pista fa una piccola deviazione e si dirige verso la N-232, ignoriamo qualsiasi svolta che possa apparire e continuiamo il nostro cammino, dirigendoci verso i binari della ferrovia e la N-232 e avanzando parallelamente ad essi. Attraversiamo il fiume Lamala e, dopo circa tre chilometri e mezzo, ci imbattiamo nuovamente nel fiume Alfaro; il nostro percorso si unirà poi al suo corso, allontanandoci leggermente dalla strada, attraversiamo la LR-115 e, dopo aver superato un gruppo di capannoni industriali, entriamo a Rincón del Soto lungo l’Avenida de Alfaro.
Rincón de Soto. È una città agricola e industriale, con famose fabbriche di conserve vegetali, e una località di villeggiatura estiva. Nel 1596 costruì la prima diga in Spagna e nel 1783 creò le comunità di irrigazione.

Attraversiamo la città lungo l’Avenida del Príncipe Felipe, che conduce alla Plaza González Gallarza, dove si trova il municipio, e da lì, lungo la Calle del Dr. Alfaro, ci avviciniamo al viale dell’Avenida de La Rioja e continuiamo la nostra passeggiata urbana, uscendo dalla città. Alla nostra sinistra, i binari della ferrovia.
Attraversiamo il fiume La Presa in corrispondenza di un incrocio di sentieri e proseguiamo lungo questo tracciato, passando accanto a un gruppo di tenute che costituiscono la Casa de Soto Doria. Alla fine delle tenute, il tracciato diventa più piccolo e, tra i vigneti, si avvicina al fiume Ebro. La nostra passeggiata si snoda ora tra questo possente fiume e il piccolo fiume Machín, come il cantante.
Troveremo un punto in cui il corso dell’Ebro compie una svolta a destra e in cui una parte del fiume Machín confluisce nell’Ebro, riducendone la portata. In questo punto un piccolo ponte ci permette di attraversare il fiume Machín e di imboccare un sentiero asfaltato, che continuiamo a percorrere, per poi ricongiungerci a un altro sentiero; proseguiamo dritti e attraversiamo il torrente della Yasa de Agustína Bardaje. Sull’altra sponda si passa su un primo sentiero, proseguendo dritto, ma svoltando subito dopo a sinistra.
Dopo aver attraversato un piccolo ruscello, alla biforcazione successiva giriamo ancora a sinistra, fino a trovare un altro sentiero lungo il quale proseguiamo a destra. Quest’area è ricca di molteplici corsi d’acqua e canali di irrigazione che alimentano gli immensi vigneti di La Rioja. Dopo aver attraversato la bella Finca del Tío Simón, il sentiero inizia ad avvicinarsi gradualmente ai binari della ferrovia e, dopo aver attraversato il Canal de Lodosa, entriamo nella zona industriale di Tejerías, dove il nostro sentiero si affianca ai binari fino ad attraversare la tenuta e, alla fine di essa, passare dall’altra parte dei binari attraverso un sottopassaggio e dirigersi verso Calahorra lungo la strada LR-486.
Superiamo una zona di chalet e una fabbrica di gesso e, dopo un piccolo bosco, il nostro cammino conduce alla Calle de la Mediavilla, che imbocchiamo per attraversare il fiume Cidacos e raggiungere la Plaza del Cardenal Cascajares, ai piedi della Cattedrale di Santa María, a Calahorra.
Da lì e attraverso ripide strade raggiungiamo la chiesa di San Francisco, fine della nostra tappa.

La tappa non presenta problemi, in quanto è pianeggiante e comoda, ed è ben segnalata; raccomandiamo solo che, se fa caldo, si prendano precauzioni per proteggere la testa dal sole e che si porti con sé dell’acqua, in quanto non ci sono fontane sul Camino.
Si parte dalla chiesa di San Francisco, accanto all’ostello dei pellegrini, prendendo la Calle Mayor fino alla Plaza del Raso, dove si trova la chiesa di Santiago, e da lì lungo le vie Grande e Mártires per finire accanto a una grande piazza, all’inizio del Paseo del Mercadal, Risaliamo questa passeggiata e, alla fine di essa, proseguiamo a sinistra, lungo la via Ruiz y Menta, fino a raggiungere la Plaza de los Comuneros de Castilla, che troveremo nell’Avenida de Valvanera, e proseguiamo dritti lungo quella che diventerà presto la strada LR-482, lasciando Calahorra. Arriviamo a una rotonda e proseguiamo dritti, perché in realtà stiamo seguendo il Camino Viejo de Alcanadre (che corrisponde alla strada romana Tarraco-Asturiana).
Più avanti attraversiamo i binari della ferrovia su un cavalcavia e, appena superato, lasciamo la pista asfaltata per imboccare un sentiero a sinistra, il Cammino di Santiago, perfettamente segnalato. Alla nostra destra, lontano, il Canal de Lodosa.
In questo lungo percorso non distratto tra frutteti, si attraversa il torrente Yasa de Majillonda e, più avanti, il burrone del Navazo, dopodiché si entra in Navarra, ci si avvicina al canale di Lodosa e si sale leggermente a sinistra per attraversare i binari della ferrovia su un ponte sopraelevato.
Il tracciato si avvicina ora all’autostrada AP-68 Basco-Aragonese fino a raggiungere un sottopassaggio, che attraversiamo per passare dall’altra parte e iniziare a salire lungo il confine tra le comunità di La Rioja e Navarra. Superiamo un sottopassaggio dell’autostrada, senza attraversarlo, e proseguiamo ora attraverso le terre di La Rioja. Al successivo passaggio sull’autostrada passiamo dall’altra parte e continuiamo a salire verso la cima Hornos e da lì, senza aver raggiunto la sua sommità, scendiamo verso Alcanadre.

Lasciamo Alcanadre, prendendo la strada verso Ausejo-Logroño; alla nostra destra, una barriera protettiva; alla fine di essa, inizia un sentiero che si addentra in alcuni uliveti. Lasciati gli uliveti, il sentiero si snoda per qualche chilometro in una valle delimitata su entrambi i lati dalle cime di La Plana (a destra) e El Tamboril (a sinistra), risalendo la Cuesta del Quemado, dalla quale si gode di una splendida vista panoramica.
Scendere leggermente a sinistra fino a raggiungere un incrocio; quello a destra indica l’eremo di Aradón. Continuiamo a salire verso la Cabeza de la Muela, poi scendiamo verso la confluenza dei burroni Aradón e Cantaruela. Prima di arrivare alla località chiamata “La Horquilla”, dove la strada nazionale N-232 passa sopra l’autostrada, giriamo a destra, ad angolo retto, su un sentiero in pendenza che, dopo una decina di metri, presenta un intero elenco di divieti; si tratta di un’antica strada romana, il Camino Real, che ci porta all’eremo di Aradón attraverso la gola del Barranco del Plano. Superato questo punto, attraversiamo i binari della ferrovia e scendiamo bruscamente verso il fiume Ebro. Proseguiamo lungo il letto del fiume attraverso il Soto del Fresno, attraversando un camminamento alberato, fino a riavvicinarci alla ferrovia, seguendo il Camino de Mendavia, passiamo accanto alla fattoria di San Martín de Berberana e continuiamo a costeggiare i binari della ferrovia fino a imboccare un sentiero che si allontana da essi verso un bosco vicino, da lì ci dirigiamo verso Arrúbal, un villaggio a cui si accede attraverso la strada di San Isidro.
Uscendo da Arrúbal, si prende il Camino de Abajo, che attraversa i frutteti, si avvicina leggermente alla vicina zona industriale di El Sequero e si dirige verso Agoncillo.
Entriamo in questa città attraverso il luogo in cui si trova il centro sportivo, passando accanto a un campo da calcio ben curato. Si gira verso la chiesa parrocchiale di Nuestra Señora de la Blanca, si attraversa la Plaza del Castillo e, passando davanti al municipio, si prosegue lungo la strada dell’eremo per lasciare Agoncillo.
Il sentiero si dirige ora, a ridosso dei binari della ferrovia, verso l’eremo di Los Dolores e, dopo averlo superato, compie un’ampia deviazione avvicinandosi al fiume Leza, affluente dell’Ebro. Attraversiamo i binari della ferrovia e ci dirigiamo, tra le ville, verso la strada nazionale N-232, dove attraversiamo un ponte sul fiume Leza e continuiamo a percorrerlo, portandolo con noi per un lungo tratto. Lasciato un bivio che si unisce alla strada, si raggiunge la base militare di Agoncillo, dopo la quale si attraversa nuovamente la ferrovia e si prosegue lungo un sentiero che costeggia il bosco.
Più avanti dovremo attraversare il nuovo tracciato della A-12 che attraversa il fiume Ebro e che è diventato un groviglio di strade, dopodiché prenderemo un sentiero più tranquillo che ci porterà a costeggiare alcuni vivai e ad attraversare il fiume Batán, dirigendoci verso l’Ebro per aggirare il quartiere di Varea e attraversare il fiume Iregua, Entrando a Logroño lungo l’Avenida de Zaragoza, si attraversano un paio di rotonde, si attraversa la Circunvalación e si prosegue lungo l’Avenida de la Paz, passando accanto al municipio e imboccando la Calle Portales fino a raggiungere la Concattedrale di Santa María la Redonda, fine del nostro percorso.
Se si desidera proseguire, basta scendere fino a Rua Vieja per unirsi al Cammino Francese. Tradotto con www.DeepL.com/translator (versione gratuita)

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